AL DI LÀ DELLE NUVOLE
Il fiore del male Questione di cuore Piano, solo Anche libero va bene Romanzo criminale Le chiavi di casa Pinocchio La ballata dei lavavetri I giardini dell'Eden Al di là delle nuvole Cuore cattivo Senza pelle Poliziotti 18 anni tra una settimana Obbligo di giocare - Zugzwang Lo zio indegno Fatti di gente perbene
Al di là delle nuvole
Regia: Wim Wenders, Michelangelo Antonioni
Sceneggiatura: Michelangelo Antonioni, Wim Wenders, Tonino Guerra
Attori: Kim Rossi Stuart, Inés Sastre, John Malkovich, Sophie Marceau, Peter Weller, Jean Reno, Fanny Ardant, Chiara Caselli, Vincent Perez, Irène Jacob, Jeanne Moreau, Marcello Mastroianni Ruoli ed Interpreti
Fotografia: Robby Müller, Alfio Contini
Montaggio: Claudio Di Mauro, Peter Przygodda, Lucian Segura
Musiche: Lucio Dalla, Van Morrison, Laurent Petitgand, Brian Eno, U2
Produzione: VITTORIO CECCHI GORI, PHILIPPE CARCASSONNE, STEPHANE TCHALGADJIEFF E ULRICH FELSBERG PER CECCHI GORI GROUP TIGER CINEMATOGRAFICA (ROMA), SUNSHINE, CINE B, FRANCE 3 CINEMA (PARIGI), ROAD MOVIES ZWEITE PRODUKTIONEN (BERLINO), CON LA COLLABORAZIONE DI CANAL PLUS, DEGETO FILM, ADR
Distribuzione: CECCHI GORI GROUP - CECCHI GORI HOME VIDEO
Paese: Germania, Francia, Italia 1995
Genere: Drammatico
Durata: 119 Min
Formato: Colore PANORAMICA A COLORI
Trama del film Al di là delle nuvole:
Un regista, pensando ad una storia da lui immaginata, rivive a Ferrara l'incontro di un giovane tecnico, Silvano, con una graziosa insegnante, Carmen. I due si ritrovano nella stessa pensione e si innamorano, ma non hanno rapporti. Si incontrano dopo tre anni e lei lo invita a casa: ancora una volta Silvano non riesce a concretizzare il suo desiderio. Una cartolina di Portofino ricorda al regista la giovane donna di una boutique, che gli raccontò di aver ucciso il padre con dodici coltellate. Successivamente a Parigi il regista osserva la giovane Olga che avvicina Roberto, costui è sposato a Patrizia, che lo supplica di lasciare l'amante. Letto un annuncio di locazione Patrizia si reca nell'appartamento e trova Carlo. Tra Carlo e Patrizia nasce un rapporto. Poi una sera ad Aix en Provence il regista nota un giovane che segue per strada una giovane donna bruna. Alle insiestenze di questi la donna parla gentilmente con lui ma elude le sue garbate profferte. Entrati in chiesa, la giovane donna viene assorbita dalla preghiera, mentre lui si addormenta.
Soggetto: libro "Quel bowling sul Tevere" di Michelangelo Antonioni
Critica:
"Antonioni punta sui silenzi e sulle strade notturne di una città anonima e segreta, il mistero torna vibrante all'idea di un cinema scomposto oltre l'ultima immagine visibile, affascinante e essenziale: come l'ipotesi di una vita (della vita) riassunta in un sofferto piano-sequenza (...)." (Claudio Carabba, "Rivista del Cinematografo")
Note:
- PREMIO FIPRESCI.- IL FILM COMPRENDE 4 EPISODI.- DAVID DI DONATELLO 1996 PER MIGLIORE FOTOGRAFIA.- NASTRO D'ARGENTO 1996 PER LA MIGLIORE MUSICA (LUCIO DALLA).
(Fonte comingsoon.it)
OLTRE LE NUVOLE IL FILM
VIAREGGIO - Il cielo sopra Viareggio è di un chiarore abbagliante. Davanti a questo fondale in bianco e nero di Versilia fuori stagione Michelangelo ed Enrica Antonioni insieme a Wim Wenders posano sorridenti per i fotografi. L' incontro che annunciava l' ingresso di Vittorio Cecchi Gori, con una quota del 25%, al posto dell' Istituto Luce nella produzione del prossimo film di Antonioni si è appena concluso. "Cecchi Gori ha deciso tutto in poche ore giovedì scorso" racconta Felice Laudadio. E dopo tante polemiche e delusioni ora il maestro "è di buon umore, ride spesso con Wim, si sente al centro di un grande omaggio. Lavoriamo tutti tantissimo e lui più di noi, ci mette a dura prova ma l' atmosfera è magnifica" spiega Enrica. "E' stata la sua tenacia a spingerci fino all' obbiettivo finale" ha esordito Stephan Tchalgadjeff (già partner di Rivette, Bresson e Varda) uno dei due produttori francesi del film col 55 %, l' altro è Philippe Carcasson, che insieme alla Road Movies di Wenders e Uli Feldberg (20%) ha reso possibile, dopo un anno e mezzo di tentativi, un progetto che Antonioni inseguiva da anni. Tratto da ' Quel bowling sul Tevere' , il racconto del regista di Ferrara da lui stesso sceneggiato con Wenders e Tonino Guerra, Par delà les nuages (' Di là dalle nuvole' ) costerà 12 miliardi e 600 milioni e il primo ciak si batterà il 3 novembre a Portofino. Proprio Cecchi Gori è stato il solo assente all' incontro di Viareggio, organizzato a margine di Europacinema, il festival diretto da Felice Laudadio, fautore tanto convinto del film di Antonioni da dimettersi dalla carica di amministratore delegato del Luce in polemica con l' Ente cinema. "Avrei voluto significare - ha scritto il produttore fiorentino - con la mia presenza la soddisfazione procuratami dalla possibilità di contribuire, assicurando una quota produttiva e la distribuzione italiana, ad un film che potrà costituire l' esempio più concreto di un cinema europeo che tutti vorremmo prestigioso. Se ho accettato di partecipare è per l' impegno che comporta in direzione della qualità, per il senso di sfida internazionale che un produttore come me non poteva non accettare". Dodici le settimane di lavorazione, anche se Wenders con la complicità di Antonioni non va oltre un vago "sarà pronto tra un' anno", per quattro episodi, due ore circa la durata. Una città e una coppia d' attori per ogni episodio, tutte variazioni sul tema uomo-donna. Enrica Antonioni, alter ego del maestro, illustra il cast: "John Malkovic e Sophie Marceau; e poi Kim Rossi Stuart, Ines Sastre, Marcello Mastroianni, Jeremy Irons e, speriamo, Fanny Ardant: ha giurato che farà di tutto per esserci. Ma anche Iréne Jacob e Vincent Perez". Manca invece ancora il personaggio del regista, mentre è chiarissimo il ruolo che avranno dietro la camera Antonioni e Wenders. "Michelangelo - ha detto l' autore tedesco - dirigerà i quattro episodi che sono come quattro blocchi solidi, io girerò il filo rosso che collegherà i blocchi. Ho rivisto di recente tutti i film di Antonioni, il suo cinema è il cinema europeo per eccellenza, di una insuperabile modernità". Così dopo mesi di rinvii, il film si farà. Ma tante difficoltà sulla strada della realizzazione di un' opera firmata Antonioni hanno provocato la reazione di Ermanno Olmi, a Viareggio in veste di presidente della giuria di EuropaCinema: "Devono vergognarsi coloro che non hanno consentito ad Antonioni di poter donare un' opera che, anche se per ipotesi non fosse tra le sue migliori, è destinata a far parte di un patrimonio culturale di valenza assoluta". Sentendosi chiamato in causa come presidente dell' Ente Cinema, Giovanni Grazzini, ha dichiarato: "Essendomi battuto più di ogni altro, fin dal primo giorno in suo favore, sono lieto che il film si faccia. Se non lo ha prodotto il Luce è soltanto perchè l' Ente Cinema, che gestisce denaro pubblico, non poteva correre i rischi ai quali invece può andare incontro, un produttore privato". - PAOLO RUSSO
Repubblica — 01 ottobre 1994
TORNA ANTONIONI FINALMENTE GIRA
PORTOFINO - Se la pioggia portasse fortuna alle riprese di un film come - si dice - porta fortuna ai matrimoni, Al di là delle nuvole, cominciato ieri a Portofino, è stato ampiamente segnato dalla buona sorte. Anche troppo, visto che la pioggia non ha smesso di cadere per tutta la durata delle riprese, provocandone addirittura l' interruzione con qualche ora di anticipo. Al di là delle nuvole è il film evento che riporta Michelangelo Antonioni sul set dopo dodici anni di assenza, per una collaborazione a quattro mani con Wim Wenders. La prima sequenza - primo ciak, alle 9,15 di ieri mattina - era ambientata fortunatamente in interni, in una villa-torre privata che si affaccia sul porticciolo di Portofino, sottostante la più nota Villa Altachiara, dimora della latitante contessa Francesca Vacca Agusta. Al di là delle nuvole, basato sulla raccolta di racconti Bowling sul Tevere, scritta da Antonioni negli anni Settanta, si sviluppa su quattro storie d' amore diverse, tutte però improntate al pensiero di Antonioni sull' amore e sulla difficoltà che incontrano le persone nel comunicare i sentimenti. Sul film, tutt' altro che facile da montare, si è accesa una fortissima curiosità da parte della stampa internazionale. Ma poiché sarebbe stato impossibile soddisfare tutte le richieste di interviste e di visite si è deciso di chiudere il set. Se pure gli abitanti di Portofino si sono comportati con molta discrezione, i carabinieri della città hanno collaborato con grande disponibilità per non turbare il lavoro delle riprese. Ieri nessuno ha potuto avvicinarsi ad Antonioni e a Wenders e alle loro compagne, Enrica Fico, collaboratrice del maestro italiano, e Donata, moglie del regista tedesco. Tutti coperti da lunghi impermeabili, tutti i membri della troupe hanno raggiunto la villa sul porticciolo usando il mezzo di trasporto più usato a Portofino, che è l' Ape Piaggio dotata di due file di seggiolini nella parte posteriore. Sul set c' era anche Tonino Guerra, che ha sceneggiato il film con Antonioni e con Wenders. Protetti dalla curiosità, anche John Malkovich e Sophie Marceau, protagonisti di questo primo episodio che si intitola La ragazza e il delitto, ispirato da una giornata che Antonioni visse a Portofino una ventina di anni fa con sua moglie. Al di là delle nuvole, una coproduzione francese (55 per cento), italiana (25) e tedesca (20), è uno di quei film europei in cui il cast internazionale non viene da convenienze produttive (quelli che si chiamano Europudding) ma soprattutto da esigenze narrative. Il produttore esecutivo sul set è francese, mentre l' italiano Felice Laudadio è delegato dalla produzione internazionale per i rapporti fra gli autori. La collaborazione tra Antonioni e Wenders si svolge attraverso una lunga consultazione prima dei ciak. La difficoltà di comunicazione verbale da parte di Antonioni è compensata dalla geniale capacità di ' dialogare' attraverso uno scambio di schizzi e disegni sulle disposizioni sceniche. Il maestro ferrarese non ha perso la sua bella genialità di disegnatore. Il ciak viene dato alla troupe da Beatrice Banfi, preziosa collaboratrice di molti registi italiani, in particolare di Pier Paolo Pasolini. Le riprese sono previste in undici settimane, di cui cinque in Italia e il resto in Francia. Tra dieci giorni la troupe si sposterà da Portofino a Comacchio, dove si girerà l' episodio Cronaca di un amore mai esistito e alle lingue che già si parlano sul set - italiano, tedesco, inglese, francese - si aggiungerà lo spagnolo di Ines Sastres, l' ex modella passata al cinema, che sarà protagonista della seconda storia insieme a Kim Rossi Stuart. In Francia si girerà il terzo episodio, Questo corpo di fango con Irene Jacob e Vincent Perez, ambientato ad Aix en Provence, mentre a Parigi sarà la storia conclusiva, Due telefax con Fanny Ardant e Jeremy Irons. Contemporaneamente al film, Enrica Fico sta realizzando un documentario di 52 minuti, che racconterà il rapporto tra Antonioni e Wenders e quello tra il maestro e Ferrara, prodotto da Fabrizio Mosca, operatrice Agnes Godard. Al di là delle nuvole è già stato invitato al prossimo Festival di Cannes, ma, per ora, non è possibile dire se il film sarà pronto per l' occasione. - di MARIA PIA FUSCO
Repubblica — 04 novembre 1994
ANTONIONI E WENDERS A COMACCHIO
FERRARA - Le riprese del nuovo film di Michelangelo Antonioni e Wim Wenders, Al di là delle nuvole, si sono spostate da Portofino a Comacchio. La troupe è arrivata sabato a Lido di Spina dove rimarrà fino alla prossima settimana, quando il set si sposterà a Ferrara. A Comacchio si girerà in esterni, oltre che nel porticato del convento dei Cappuccini, al caratteristico ponte Trepponti e presso l' ex sede dell' Azienda Valli di Comacchio. A Ferrara invece saranno palazzo Prosperi Sacrati, corso Ercole I d' Este, la Sala Estense e la piazzetta Municipale a fare da sfondo a Cronaca di un amore mai esistito, uno dei quattro episodi del film del quale è interprete Kim Rossi Stuart nel ruolo di un giovane che per undici anni corteggia senza successo una ragazza, Ines Sastre.
da Repubblica — 15 novembre 1994
Da ieri si gira Al di la' delle nuvole con Sophie Marceau e John Malkovich Antonioni-Wenders, primo ciak a Portofino Numerosi carabinieri, allontanati curiosi e troupe tv
PORTOFINO. Piove a Portofino. Sophie Marceau, un lungo impermeabile chiaro, pantaloni scuri e camicetta in tinta, capelli raccolti con bigodini, esce dalla sala trucco ricavata da una camera dell'hotel Nazionale, con finestre sulla piazzetta. Sale su una singolare limousine, molto portofinese: un'Ape Piaggio con sedili sul retro, la stessa sulla quale si e' seduta tante volte la contessa latitante Francesca Agusta per salire a Villa Altachiara. Tra poco e' mezzogiorno. E' il primo giorno di riprese dell'ultimo film di Antonioni, titolo Al di la' delle nuvole, che girera' con il regista tedesco Wim Wenders (c'e' anche Tonino Guerra, per la sceneggiatura) dopo 12 anni d'assenza. Giorgio Capriccioli, l'autista, spinge l'Ape lungo la salita che porta alla chiesa di S. Giorgio. Un bivio e l'attrice francese e' costretta a scendere e a proseguire a piedi. Piove forte, adesso, ma c'e' chi le regge un ombrello. Il set - ne verranno allestiti tre a Portofino per le riprese dell'episodio La ragazza e il delitto, la prima delle quattro storie d'amore che compongono il film, tratte da Bowling sul Tevere, la raccolta di racconti firmata da Antonioni negli Anni 70 - e' stato ricavato all'interno di una villa-torre, di proprieta' della famiglia Savinelli, che si affaccia sul porticciolo. Si gira al piano terra e in una camera ai piani superiori, con il camino acceso. Prima con John Malkovich da solo, poi assieme alla Marceau. Wenders, infagottato in un lungo impermeabile chiaro, e' accigliato, scorbutico. Antonioni, con i capelli candidi che spiccano sul giallo intenso della cerata marinara, non e' da meno in fatto di nervosismo. La moglie, Enrica Fico, stessa cerata, cerca di rabbonirlo. O ti calmi o ce ne andiamo tutti, gli sussurra. Una assistente di scena si para davanti a chi nulla c'entra. Andate via. Avete capito? E per essere sicura si attacca al walkie-talkie e chiama i carabinieri appostati all'inizio del sentiero. Ce ne sono un po' ovunque, nel raggio di duecento metri dal set. E poi in piazzetta, lungo molo Umberto I. Stanno li', a prendersi la pioggia e a tenere lontani i curiosi, soprattutto i giornalisti. Il militare esegue l'ordine. Intanto il suo walkie-talkie gracchia: C'e' una troupe tv nascosta nel bosco. Fatela andare via. Si torna in piazzetta. A un tavolino di un bar e' seduto Stephane Tchalgadjieff, il produttore georgiano-francese. La Francia, con lui e Carcassonne, copre il 55 per cento dei 12 miliardi e 600 milioni di spesa. I tedeschi Wenders e Fellsberg ci mettono il 20 per cento, il restante 25 per cento tocca all'italiano Vittorio Cecchi Gori, subentrato dopo il ritiro dell'Istituto Luce. C'e' anche l'ex amministratore delegato del Luce a Portofino, quel Felice Laudadio che si era dimesso per protesta. Si dice sieda ora a fianco di Wenders, in quota tedesca. Tchalgadjieff parla della tensione che c'e' sul set. E' normale. Tempo tre giorni e le cose miglioreranno, dice. Gli si chiede del film, di Antonioni e gli brillano gli occhi: E' fantastico, e' fantastico. Di animi distesi nemmeno l'ombra, invece, al Teatrino, base logistica del film. Qui e' possibile strappare qualche informazione in piu'. A Portofino si girera' sino al 12 novembre: a villa Savinelli, sulla calata nella boutique di Armani (lo stilista e' atteso sabato al Covo di Nord Est di S. Margherita, ad una festa in onore di Antonioni), e in piazzetta. Poi la troupe si spostera' a Comacchio e Ferrara, per le riprese del secondo episodio, protagonisti KIM ROSSI STUART e Ines Sastres. Quindi a Aix-en-Provence, dove ci saranno Irene Jacob e Vincent Perez. Una pausa e poi a Parigi, per l'ultimo episodio, con Fanny Ardant e un partner ancora da trovare. Il film sara' pronto per Cannes? Molto improbabile. Verra' girato anche un documentario per la tv di 52 minuti, sul rapporto tra Antonioni e Wenders e quello tra Antonioni e Ferrara. Regista sempre Antonioni, operatrice Agnes Godard, produttore Fabrizio Mosca. Fabio Pozzo
La Stampa 04-11-1994
Antonioni, partenza amara per l' Oscar
Enrica: " Triste constatare che l' Italia dimentica i suoi massimi autori " . " La gioia d' aver terminato questo lavoro cosi' desiderato ha dissipato le frustrazioni per il no produttivo dell' Ente cinema. Speriamo d' essere pronti per Venezia " . " A Los Angeles sara' una emozione vedere Nicholson dargli la statuetta "
L' INTERVISTA La moglie del grande regista annuncia l' ultimo ciak del film di Michelangelo e l' imminente trasferta in USA TITOLO: Antonioni, partenza amara per l' Oscar Enrica: "Triste constatare che l' Italia dimentica i suoi massimi autori" "La gioia d' aver terminato questo lavoro cosi' desiderato ha dissipato le frustrazioni per il no produttivo dell' Ente cinema. Speriamo d' essere pronti per Venezia". "A Los Angeles sara' una emozione vedere Nicholson dargli la statuetta"
ROMA Siamo ormai "Al di la' delle nuvole", anzi le abbiamo mangiate tutte!", scherza da Comacchio Enrica Fico, la moglie di Michelangelo Antonioni, alludendo al titolo del film diretto dal marito. Ieri, con Kim Rossi Stuart e Irene Sastre, si e' conclusa la lavorazione della pellicola alla quale, con molte polemiche, non ha partecipato l' Ente cinema italiano. "Abbiamo dato l' ultimo ciak con una sensazione di dolore . racconta Enrica . perche' eravamo consapevoli che stava concludendosi un forte legame di affinita' e di benessere, che ci ha legato tutti, attori e tecnici, a cominciare dal direttore della fotografia Alfio Contini, che in passato con Michelangelo ha firmato "Zabriskie Point". Adesso, comunque, ci aspetta il lavoro che Michelangelo definisce "la trascrizione del racconto per immagini" con il montaggio. "Se il film sara' pronto per il prossimo festival di Venezia lo si vedra' certamente al Lido . anticipa .. Wim Wenders, che ha affiancato mio marito sul set, girera' ora da solo la cornice dei quattro episodi e in modo autonomo, poi la montera' . Michelangelo, intanto, si rinchiudera' in moviola con la sua ultima e splendida avventura. La gioia di aver fatto e terminato questo lavoro cosi' desiderato ha dissipato, giorno dopo giorno, ogni frustrazione per il "no" produttivo dell' Ente cinema. C' e' ancora un' ombra di amarezza in tutti noi per questa decisione. Ma non ho mai dichiarato, come mi e' stato attribuito: "Vergogna Italia!". Osserva decisa: "Mi limito a dire che la coscienza culturale e politica in Italia e' quella che e' . E ribadisco che e' stato triste, in passato, verificare come il nostro Paese si disinteressasse dei suoi talenti, da Fellini a Bertolucci e a Michelangelo, naturalmente. Ha ragione Rosi quando dice: "Un Paese che non crede alla forza del suo cinema e' un Paese che ha perso contatto con la sua cultura e che rinnega i suoi talenti". "Prima del montaggio . riprende . andremo a Los Angeles per gli Oscar. Sara' una bella "trasferta", in attesa della consegna della statuetta a Michelangelo da parte del suo "reporter" Nicholson. Non ho ancora deciso l' abito che indossero' , ma da Mariella Burani, nei prossimi giorni, scegliero' un vestito solare e saro' al fianco di Michelangelo e con lui comunichero' con il nostro linguaggio fatto di silenzi ed emozioni. Si' , a volte, nei silenzi di Michelangelo ho sentito la sua sofferenza perche' l' Italia lo trascurava, perche' sembrava non capire sino in fondo come anche il suo cinema avesse esportato nel mondo l' eclisse, l' identificazione delle donne e l' avventura del nostro Paese. Non voglio, pero' , fare polemica: sono i fatti a parlare e io stando vicina a Michelangelo ho imparato ancora una volta tanto. Come tutti gli attori e membri della troupe".
Grassi Giovanna
(8 marzo 1995) - Corriere della Sera
Parla Antonioni, che ieri a Los Angeles ha ricevuto da Jack Nicholson la statuetta alla carriera Nella notte di Michelangelo, con l'Oscar
LOS ANGELES. Hanno fatto vedere spezzoni di suoi film. Da Professione reporter, la scena in cui Jack Nicholson urla nel deserto e la jeep si insabbia. Da Deserto Rosso, le nebbie. Da Zabriskie Point, l'esplosione finale, con frigoriferi, televisioni e tutti i simboli della societa' del consumo che saltano per aria. E poi, ancora scene da La notte, L'eclisse, L'avventura. Quindi Antonioni e' salito sul palco e dalle mani dell'amico Nicholson ha ricevuto l'Oscar. Non piu' in grado di esprimersi chiaramente, ha fatto leggere alla moglie Enrica un discorso di accettazione e ringraziamento. Poche ore prima, il Maestro era all'istituto di cultura, dove con gesti, disegni, spezzoni di parole e, soprattutto, attraverso la voce della moglie Enrica ha risposto ad alcune domande. Come avete preparato il discorso? Ho cercato di capire che cosa era giusto dire, che cosa Michelangelo avrebbe voluto esprimere. L'ho scritto, gliel'ho letto e lui ha approvato. Molta emozione? Paura? No, Michelangelo non ha paura di niente, anche se ho pensato di mettergli un fazzoletto nel taschino. Sabato, dopo avere parteci pato alla colazione con i registi stranieri candidati all'O scar e prima della cena a casa Nicholson, avete fatto le prove allo Shrine Auditorium. Come e' andata? Il tutto e' durato si' e no dieci minuti. Un sacco di gente allegra. E' stato divertente. E Jack Nicholson? Quali emozioni prova? Ha detto che avrebbe voluto essere spiritoso e fare uno dei suoi scherzi. Ma poi ha confessato che non ce l'avrebbe fatta, che l'occasione anche per lui era troppo solenne. Passiamo ad Al di la' delle nuvole, il film tratto dalla sua raccolta di racconti intitolata Quel bowling sul Tevere. Abbiamo finito di girare due settimane fa a Parigi. Avra' come protagonista John Malkovich, bravissimo. Mi hanno colpito molto anche KIM ROSSI STUART e Chiara Caselli. Sono giovani, ma fisicamente sembrano tratti da un mio vecchio film. E come e' stato lavorare con Wim Wenders? Come dice lui scherzosamente, e' stato la mia assicurazione. Wim era sul set ogni giorno per assicurarsi che io avessi a disposizione tutto quello che mi occorreva. E per imparare. Adesso che ho finito di girare i quattro episodi, Wim girera' una cornice di raccordo, per cui il film alla fine sara' un lungometraggio. Il diario mentale di un regista. Vuol dirci la sua opinione sui film candidati all'Oscar? Dovendo scegliere tra "Pulp Fiction" e "Forrest Gump" avrei scelto il film di Tarantino. Ma non mi convince a fondo, c'e' un qualcosa che mi irrita molto in tutti e due i film. La malattia e la violenza non sono i miei temi. Io sono piuttosto lontano da questo tipo di cinema. E tra i film stranieri? Non ho dubbi, "Film Rosso". Potessi fare io, l'Oscar lo darei sicuramente a Krzysztof Kieslowski. Ammiro moltissimo il suo cinema. Il suo Oscar di questa sera e' stato promosso dalla raccol ta di lettere a suo favore iniziata da Martin Scorsese e Bernardo Bertolucci e poi inviate alla Academy. Cosa prova rileggendo quelle lettere? Ogni lettera e' come un Oscar al giorno. Sono state una prova di grande affetto e mi ha fatto un enorme piacere vedere che ci sono nomi inaspettati, come Jerry Lewis o Tom Cruise. Quando siamo arrivati, Martin ci ha fatto trovare in stanza la raccolta e adesso le faremo tradurre in italiano e un giorno le pubblicheremo. Martedi' sera, a 24 ore dalla consegna dell'Oscar, Michelangelo Antonioni inaugurera' il nuovo Istituto italiano di cultura. Sara' l'ultima tappa del suo viaggio trionfale in America e a rendergli omaggio ci saranno, tra gli altri, Martin Scorsese, Oliver Stone, Francis Ford Coppola, Quentin Tarantino, Sidney Pollack, Sofia Loren, Michael Cimino e il suo grande amico americano, Jack Nicholson. Il giorno dopo, la partenza per Ferrara. Lorenzo Soria
La Stampa 28-03-1995
La forza del silenzio Gli attori raccontano i mesi di lavoro
VENEZIA. E' un'ovazione rispettosa e affettuosa l'entrata in sala di Michelangelo Antonioni: tutti in piedi a battere le mani a quest'uomo pallido, elegante, contenuto, che ringrazia col suo silenzio restandosene in piedi anche lui, a lungo, in attesa che l'applauso cessi. E cosi', immobile e attento, cercando di cogliere il senso delle domande che non riesce ad ascoltare ma che legge sulla bocca di sua moglie Enrica Fico, stara' per tutto il tempo della lunga conferenza stampa veneziana. Con una unica eccezione. Una ragazza chiede, e chiede proprio a lui, se la tenerezza in piu' che s'avverte in Al di la' delle nuvole sia dovuta al suo sguardo piu' dolce sul mondo o alla presenza di Wenders. Antonioni risponde ironico con un gesto interrogativo delle mani, come a dire: Che mi chiede? Le pare che mi faccia dire da Wim Wenders cosa ci debbo mettere o cosa non ci debbo mettere nel mio film?. Nessuno, comunque, osa prendere al suo posto la parola che la malattia gli ha rubato: ne' la moglie, ne' Wim Wenders che ha lavorato per due anni a questo progetto, ne' Felice Laudadio che l'ha voluto portare in porto, prima come Ente Cinena poi da privato cittadino, ne' Vittorio Cecchi Gori che, chiamato all'ultimo momento, ha dato il suo finanziamento. Per Michelangelo Antonioni, dicono, parlano le immagini del film, noi possiamo al massimo fare coro. Spiega Wim Wenders: Tutti si meravigliano che abbia dedicato tanta parte del mio tempo a seguire un film di Antonioni e definiscono il mio gesto un atto di generosita'. E' falso. Seguirlo per me e' stato un regalo, perche' vedere lavorare un uomo come lui e' una grande opportunita'. Tutti noi artisti conosciamo il piacere di creare: per Antonioni e' diverso. Non e' piacere: e' necessita', e' urgenza, e' vita. Gli attori, tanti, che Antonioni ha voluto con se' in questo ultimo lavoro esprimono lo stesso concetto. Raccontano dell'emozione provata quando sono stati scelti, delle piccole furie che prendevano Antonioni sul set quando una scena non era come lui la voleva, della chiarezza non mutilata dalla malattia con cui impartiva gli ordini, dei mutamenti che apportava nel corso delle riprese. Chiara Caselli parla di liberta' vigilata, il meglio per un'attrice. Vincent Perez, quello di Capitan Fracassa di Scola, di corso di linguaggio in una terra sconosciuta che va oltre l'Europa. Irene Jacob, la ragazza di Kieslowski, cita la forza dei sentimenti condivisa in assenza di parole. KIM ROSSI STUART, eterno idolo italiano delle ragazzine, confessa d'essersi sentito spiato nei pensieri. Peter Weller, che ha vissuto la curiosa esperienza di girare contemporaneamente per Woody Allen e per Antonioni, racconta l'ansiosa curiosita' con cui Allen accoglieva il suo racconto delle scene di sesso forte ed esplicito previste in Al di la' delle nuvole. Fanny Ardant sorride dall'alto della sua consapevolezza. Ines Sastre, lieta creatura benedetta dalla fortuna, ricorda invece soprattutto il momento in cui Antonioni, soddisfatto per una scena, andava a stringere la mano ai suoi attori per congratularsi con loro. Ragazza madrilena di bellezza totale e mediterranea, modella a tempo perso e studentessa a Parigi di letteratura, un tuffo nel mondo del cinema a tredici anni dopo aver fatto una pubblicita' per MacDonald ma un rapido ritorno ai suoi studi e alle sue passerelle, Ines Sastre, la faccia piu' nuova di questo film, spiega di essere stata scelta grazie a una foto su Elle e alla mediazione del fotografo Alfio Contini: adesso aspetta la laurea e proposte di qualita'. Non ha fretta. Non ha fretta neanche Claire Peploe, regista di Rough Magic con Bridget Fonda, moglie di Bernardo Bertolucci ma da ragazza anche compagna di Michelangelo Antonioni, per quelle curiose combinazioni festivaliere, presente alla Mostra proprio in questi giorni. Quattro film in quindici anni: per pigrizia caratteriale e desiderio di fare cio' che le piace. La competizione con il marito non c'entra: lui, dice, era Bertolucci gia' prima di incontrarla. Simonetta Robiony
La Stampa 04-09-1995
ANCHE SCALFARO APPLAUDE IL MAESTRO
VENEZIA - "Buuu" e qualche fischio per il presidente Scalfaro ieri sera al suo ingresso al Palazzo del Cinema, in occasione della presentazione di Al di là delle nuvole. Leghisti, provocatori o solo veneziani spazientiti dai 27 minuti di ritardo rispetto al previsto? Difficile identificare le motivazioni del gruppetto di spettatori - i più accaniti un paio di signori in abito scuro - che dalla platea hanno fatto sentire il loro dissenso pur nell' applauso generale tributato al presidente e a sua figlia Marianna in tailleur di seta ecru, ma l' incidente, del tutto imprevisto, ha turbato leggermente l' atmosfera della serata dedicata a Michelangelo Antonioni. Proprio in omaggio al grande regista Scalfaro, dopo aver assistito alla regata storica a Venezia, aveva deciso di venire al Lido, secondo presidente della Repubblica ospite della Mostra, dopo Cossiga che nel 1985, direttore Rondi, fu alla proiezione di Orfeo ed Euridice di Istvan Gaal. Placati applausi e fischi, Scalfaro, dopo un affettuoso saluto ad Antonioni e a sua moglie Enrica, si è seduto nella prima fila della galleria, tra Rondi e Pontecorvo. Preceduta dalla presentazione degli autori e degli interpreti del film - un' ovazione per Wim Wenders, e Tonino Guerra, Lucio Dalla, Kim Rossi Stuart tra i più applauditi, è cominciata la proiezione del film. Tra gli spettatori, oltre ai membri della giuria, il sindaco di Venezia Cacciari e quello di Roma Rutelli con signora, Luciana Castellina, Bertolucci e Claire People, Armani, Miuccia Prada, Franca Valeri, Nino Manfredi, Mara Venier, Giorgio Gori. La standing ovation che aveva accolto l' ingresso in sala di Antonioni, e al quale aveva risposto con un commosso sorriso e un ampio ed energico cenno del braccio, è stato solo il momento finale della lunga giornata di omaggi per il regista e di parole di ammirazione e gratitudine pronunciate da quanti sono stati coinvolti nel film. A partire da Wim Wenders, definito il buon angelo custode che ha regalato un anno della sua vita al film. "E' stato un anno meraviglioso, ho imparato sul cinema cose che non avevo imparato a vent' anni. Anche se, malgrado tutta la mia attenzione, sono riuscito a vedere le architetture meravigliose che Antonioni costruisce, ma non sono riuscito a capire come fa. Tutti noi registi amiamo quello che facciamo, ma l' unicità di Michelangelo è che lui, oltre ad amarle, vive le cose che fa. Lui si sveglia, pensa, respira e guarda il mondo con l' urgenza di fare cinema. E' un peccato che la malattia non ci permetta di sentire la sua voce, però la sua voce e i suoi pensieri sono tutti lì, nel suo cinema". "Non è difficile la comunicazione con lui", dice Tonino Guerra, "abbiamo imparato a capirci con le mani e con gli occhi. E nelle sue scelte, prevalgono valori preziosi, il silenzio e la lentezza". "La lentezza, necessaria alla seduzione, è stato uno dei regali di questa esperienza", dice Chiara Caselli, protagonista dell' episodio con Peter Weller: "E ho amato la libertà che Antonioni ti concede, una libertà vigilata, come per qualcuno che nello studio di un grande pittore sceglie i colori da mettere sulla tela sotto il controllo del maestro al quale dare piena fiducia. Problemi di comunicazione non ce ne sono stati. Per la prima scena d' amore, ho chiesto indicazioni a Michelangelo. "Nudaé", ha risposto chiarissimo". Proprio la nudità che la Caselli e altre interpreti, come la bellissima Ines Sastre offrono nelle sequenze d' amore, ha generato qualche maligna perplessità sulle possibili reazioni del presidente Scalfaro. "Io non mi preoccupo", dice Vittorio Cecchi Gori, che è entrato nella produzione del film, grazie a Felice Laudadio, quando l' Istituto Luce si ritirò dall' impresa. "In fondo Scalfaro fa parte della gente, se vede una cosa bella non si scandalizza. L' altro giorno Rosy Bindi ha visto il film di Woody Allen con tutte quelle parole forti sugli organi genitali e, va bene che erano in inglese, ma mi ha detto che s' è divertita. Certo il senso dell' umorismo è una cosa che manca ai politici e sto pensando che l' unica cosa che posso dare io alla politica è proprio un po' di humour". Se a Kim Rossi Stuart l' esperienza del film ha lasciato "la sensazione di sentirsi spersonalizzato e completamente affidato al regista ma anche quella di trovarmi, malgrado la differenza di generazione, con un uomo senza età in grado di apprezzare il mio tatuaggio sulla spalla e di ridere delle stesse cose", per Irene Jacob c' è "l' idea che per la prima volta qualcuno è riuscito a filmare i miei pensieri", mentre Vincent Perez vede Antonioni "come qualcuno che sa, anche se ti rendi conto dai suoi occhi che il suo sapere nasce da una continua ricerca". Divertita la memoria di Peter Weller che, girando contemporaneamente il film di Woody Allen Mighty Aphrodite, ha avuto l' occasione di raccontare al regista newyorkese la performance erotica-sessuale chiestagli da Antonioni nell' episodio con Chiara Caselli. "Woody mi guardava rapito e non smetteva più di chiedermi i dettagli. Non so quante volte si è fatto ripetere il racconto". - MARIA PIA FUSCO
da Repubblica — 04 settembre 1995
Il regista, dopo il lungo silenzio, firma un grande film imperfetto destinato a restare nella memoria Antonioni: tra le nuvole storie d'amore e disamore
VENEZIA DAL NOSTRO INVIATO Un regista che tra le nuvole, nella nebbia, sotto la pioggia d'un viaggio senza sole, come in un diario mentale accompagnato da una voce interiore immagina le storie, i personaggi, gli incontri poi materializzati dal film: alla perenne ricerca di quanto sta oltre le cose e le immagini, l'assoluta misteriosa realta' che nessuno vedra' mai. Quattro brevi vicende (a Ferrara, Portofino, Parigi, Aix-en- Provence): per raccontare la rinuncia a vivere l'amore come piacere di prolungare inappagandolo il desiderio, l'irruzione del delitto indifferente, l'astioso gioco delle parti amorose, l'innamoramento repentino per una ragazza gia' innamorata di Dio. Grande bellezza visuale, immagini potenti, piani-sequenza straordinari, stili diversi benissimo armonizzati. John Malkovich, Marcello Mastroianni, Jeanne Moreau, Fanny Ardant, Jean Reno, Peter Weller, Irene Jacob, Sophie Marceau, Chiara Caselli, KIM ROSSI STUART, Ines Sastre, Vincent Perez. Ma Al di la' delle nuvole, il film presentato da Wim Wenders con cui l'amato Michelangelo Antonioni torna al cinema a ottantatre' anni, tredici anni dopo Identificazione di una donna e dopo il silenzio decennale a cui l'ha condannato la malattia che lo colpi' nel 1985, non e' riuscito: la struttura semplificata racchiude con meccanicita' storie a volte polverose, alcuni interpreti risultano imbarazzati, le lunghe camminate e i dialoghi lirico- sentenziosi dei protagonisti sfiorano il manierismo antonioniano, circola un'aria datata. L'impresa era molto ardua: si sa che oggi Antonioni non e' in grado di parlare ne' di leggere ne' di scrivere; le storie sono dunque tratte da Quel bowling sul Tevere, una raccolta di suoi racconti (che erano gia' film irrealizzati) pubblicata da Einaudi nel 1983; Wim Wenders ha accettato con grande generosita' quel ruolo di stand by director, di secondo regista pronto a intervenire se necessario, preteso in un caso simile dalle societa' di produzione e di assicurazioni, ed ha diretto il prologo, l'epilogo, due brevi intervalli, un quarto d'ora di film mentre e' di un'ora e mezzo la parte diretta da Antonioni; Tonino Guerra e' il primo tra gli sceneggiatori, e si sente. Pure la cristallizzazione di talenti, amore per il cinema, coraggio, passione, affetto collettivo, sfida e memoria e' cosi' alta, e' cosi' toccante il fascino d'una avventura mai vissuta prima e impossibile da ripetersi, l'ammirazione per Antonioni e' cosi' grande, che Al di la' delle nuvole rimane un evento e restera' un film leggendario: non soltanto nella storia del regista, anche in quella del cinema. Joao Cesar Monteiro, portoghese, ha diretto e interpretato con A comedia de Deus (La commedia di Deus), dedicato a Serge Daney, un film di tre ore circa spiritoso e sensuale, per meta' incantevole e per meta' faticoso, con la fotografia molto bella di Mario Barroso e con un protagonista magnificamente ideato: elegante e sardonico, l'anziano signor Joao de Deus divide (o condensa) la propria vita tra eros e gelato. Nel negozio e' il gerente efficiente, l'inventore di gusti e profumi deliziosi, il conservatore d'una tradizione storica di civilta' e raffinatezza artigianale; tra le commesse e le operaie del gelato sceglie le ragazze oggetto delle proprie esercitazioni sessuali, cerimonialmente elaborate o anche brutalmente dirette. Lo perderanno la modernita' delle fusioni societarie internazionali e della fabbricazione industriale di gelati insipidi, i propri eccessi erotici: colpito da un padre vendicativo e dal licenziamento, continuera' a sopravvivere per la pROSSIma puntata,il nuovo film di Monteiro . Lietta Tornabuoni
La Stampa 04-09-1995
Duello tra le nuvole Antonioni e Wenders, incomunicabilita' sul set
LA realizzazione di Al di la' delle nuvole e' stata un lungo conflitto tra Michelangelo Antonioni e il co-regista Wim Wenders. Wenders ha perduto e ne Il tempo con An tonioni (Edizioni Socrates, pp. 334, L. 95.000), diario di lavorazione accompagnato da bellissime fotografie sue e di sua moglie Donata Schmidt, racconta la sconfitta: Se parlo con gli attori, lui poi fa un gesto con l'indice e indica se stesso: "Sono i miei attori, sta alla larga" e quando in un momento di caos generale a un certo punto voglio intervenire, Michelangelo mi trattiene addirittura afferrandomi per il cappotto. Tutto questo fa si' che alla fine della giornata io non provi semplicemente piu' nessun piacere e mi senta superfluo. L'atteggiamento concorrenziale di Michelangelo; il fatto che come sempre (o meglio, una volta di piu') non abbia nessuna fiducia in me, che non creda che sono qui solo per aiutare e mi veda invece come un "avversario", mi da' ai nervi. Oppure: Alla fine, dopo che mi da' un colpo secco con la mano sinistra... lascio il set a scopo dimostrativo. Per questo lavoro non intendo certo farmi picchiare. E cosi' resto seduto nel soggiorno al piano di sotto, veramente offeso. ... O ancora: Non ho potuto aiutarlo, perche' non si lascia aiutare. Con generosita' grande e mai vista, Wenders ha dedicato quasi due anni della sua vita a fare in modo che Antonioni potesse realizzare Al di la' delle nuvole, il film con cui il narratore dell'incomunicabilita' ridotto all'impossibilita' di comunicare dalla malattia che lo colpi' nel 1985 lasciandolo incapace di parlare, leggere, scrivere, a ottantatre' anni e' tornato al cinema e al successo. Wenders ha in parte finanziato il film con la sua societa' Road Movies; ha assunto quel ruolo di stand-by director, di secondo regista sempre presente sul set pronto a intervenire in caso di necessita', preteso dalle societa' di assicurazioni e dai produttori; ha accettato di dirigere prologo, epilogo, intermezzi per incorniciare i quattro episodi del film, di rappresentare un richiamo in piu' con il suo nome tanto amato dagli spettatori giovani. Ma Il tempo con Antonio ni risulta dal diario anche doloroso: alla fine, Antonioni ha pure tagliato di oltre la meta' il lavoro di Wenders, incluse tre parti interpretate da Marcello Mastroianni che nell'edizione definitiva di Al di la' delle nuvole e' presente appena per una breve apparizione incongrua. La coppia non e' stata felice. I due registi quasi non si conoscevano, s'erano incontrati una volta nel 1982 a Cannes. Appartengono a generazioni e culture diverse. Hanno atteggiamenti opposti: Antonioni guarda i personaggi dall'esterno distanziandosi, Wenders s'identifica coi personaggi prestando loro il proprio sguardo. Usano tecniche differenti: Antonioni gira con due macchine da presa ricorrendo frequentemente allo zoom, Wenders detesta l'artificiosita' dello zoom. Sui set di Ferrara, Portofino, Aix- en-Provence e Parigi, si sono trovate di fronte due personalita' forti e turbate. Antonioni non vedeva la necessita' di un altro regista; il timore, nelle sue difficili condizioni, di venir espropriato del film lo rendeva diffidente, ostile; era deciso a fare quanto voleva inAl di la' delle nuvole, forse l'ultima occasione, certo la prima dopo dodici anni di inattivita'; era esasperato dall'impossibilita' di farsi capire, dalle continue incomprensioni e dai perenni fraintendimenti con cui i suoi gesti, cenni, suoni, venivano interpretati; ed e' sempre stato un uomo molto orgoglioso, un regista autocratico e duro. Wenders, che non aveva mai fatto l'aiuto-regista di nessuno, a fianco di quell'icona vivente del cinema d'autore voleva rendersi utile, fare, realizzare la sua parte di film, magari esercitare una funzione salvifica: l'inerzia a cui l'altro lo costringeva lo umiliava, lo rendeva frustrato e triste. L'uno si sentiva insidiato, l'altro vampirizzato. Per ammirazione e rispetto verso Antonioni, per la salvaguardia del progetto, Wenders ha sopportato, pazientato, resistito: poi ha scritto il diario di quei giorni. E' un diario d'una sincerita', semplicita', intelligenza e concretezza poco abituali per i lettori (e i cineasti) italiani: senza esprimersi sui contenuti del film ne' dare giudizi sul risultato (dice soltanto di non amare il titolo, e' vago, non e' poetico), Wenders fa una cronaca materiale davvero affascinante, conserva una memoria esatta e dettagliata della esperienza straordinaria d'una lavorazione che restera' nella storia del cinema come la realizzazione leggendaria di certi film di Stroheim o di Orson Welles. Fornisce anche notazioni impreviste: per il personaggio del regista, prima che a John Malkovich s'era pensato a Daniel Day-Lewis, a Willem Defoe; KIM ROSSI STUART colpisce Wenders, se lo si guarda lavorare, con grande calma e precisione, non si fa fatica a immaginare che un giorno sara' grandissimo; cominciando a girare, Wenders e' sorpreso dall'arrivo inatteso di Enrica con Michelangelo al braccio: dice a me e a Donata che alla vigilia del secondo inizio delle riprese dovremmo proprio cercar di andare tutti e quattro in chiesa, come avevamo fatto tre mesi fa ad Assisi, a pregare insieme, e cosi' fanno. L'esperienza straordinaria non si ripetera', assicura comprensibilmente Wenders: per il nuovo film che Antonioni spera di realizzare, L'aquilone, un racconto fantastico ambientato nell'Asia centrale, il nuovo stand-by director potrebbe essere Nikita Mikhalkov, la pROSSIma vittima. Lietta Tornabuoni
La Stampa 27-01-1996
Antonioni-Wenders, lo sguardo giovane
«Ora vanno di moda gli occhi». E' la battuta-chiave di Al di là delle nuvole, il film a due sguardi - quello di Michelangelo Antonioni e quello di Wim Wenders - da domani in edicola con Repubblica e L' Espresso al prezzo di 6,20 euro. L' occhio, il vedere, il rapporto tra la realtà e le immagini traversano tutta la filmografia del maestro italiano. Quasi trent' anni dopo Blow-up, che della poetica dello sguardo era il manifesto, Antonioni torna a mettere in scena la più antica, e la più attuale, delle ossessioni cinematografiche: l' ossessione del vedere. Racconta quattro storie, tratte dalla sua raccolta di racconti Quel bowling sul Tevere e incorniciate da episodi (vi compaiono Marcello Mastroianni nel ruolo di un pittore e Jeanne Moreau) che fungono da cerniera tra una e l' altra. Sono cronache di amori mai esistiti o fulmineamente brevi, di abbandoni e di tradimenti, di seduzioni mancate interpretate da una miriade di volti noti: Sophie Marceau e John Malkovich, Kim Rossi Stuart e Ines Sastre, Iréne Jacob e Vincent Perez, Chiara Caselli, Peter Weller, Fanny Ardant, Jean Reno. Mettono in scena soprattutto personaggi giovani; e giovane, in maniera addirittura sorprendente, è lo sguardo di Michelangelo Antonioni, tornato sul set dopo la lunga assenza dovuta alla malattia, a fianco dell' amico e mentore Wim Wenders. Più suggerite che narrate, a volte incompiute come abbozzi di film ancora da fare, le quattro storie sono tradotte in immagini magnifiche ed enigmatiche. Perché Al di là delle nuvole somiglia molto a un saggio sulla visione, dove ciò che si vede è sempre più significativo di ciò che si ascolta, però non è dato semplicemente allo sguardo: va decifrato, interpretato e compreso al di là delle semplici apparenze. E' come la sintesi della ricerca di tutta una vita artistica, destinata a non arrivare mai a un traguardo definitivo ma proprio per questo appassionante, intrigante, vitale quanto lo è il cinema. (roberto nepoti)
da Repubblica — 27 febbraio 2003
' CARO MICHELANGELO RINATO AL CINEMA'
CINQUANTADUE minuti di parole, immagini, emozioni, qualche sorriso. E poi, ancora: durezze, comandi teneri o severi ma sempre sicurissimi, anche un po' testardi. Tutto alternando continuamente il bianco e nero al colore, per seguire un ritmo e un andamento interiori: dietro la cinepresa Enrica Fico Antonioni; davanti, nel ruolo di protagonista e ' attore' , proprio lui, Michelangelo Antonioni, che nel documentario realizzato da sua moglie, intitolato Fare un film è per me vivere, convincerà finalmente tutti gli incerti e i sospettosi (ma davvero l' avrà girato lui, questo Al di là delle nuvole che la Mostra presenterà con la solennità richiesta dalla circostanza la sera del 3? Così malato com' è, impossibilitato a parlare, come avrà fatto a dirigere il film? Non sarà che, di suo, in realtà c' è solo il nome?..). Mostrerà a tutti che gli ottantatré anni di uno dei Maestri indiscussi del nostro cinema e della nostra intelligenza, per quanto feriti dieci anni fa da un ictus, sono ancora capaci di pensieri e di azione: Michelangelo Antonioni è riuscito per davvero, non solo a pensare e volere il suo Al di là delle nuvole, ma anche a guidare, e con mano sicura, quel piccolo esercito entusiasta e disordinato che sono la troupe e gli attori di un film. Enrica Fico ha girato ottantacinque ore. Con Michelangelo Antonioni, sul set, si muovono impauriti o ridendo, tutti i suoi attori: irresistibile Fanny Ardant alla quale lui solleva sulle ginocchia bianchissime la sottoveste di seta nera protagonista della scena d' amore con Peter Weller, e il gesto della sua mano destra, che ancora obbedisce ai suoi comandi, è insieme autoritario e vorace, impaziente e deciso; Kim Rossi Stuart è visibilmente impaurito e concentratissimo; Irène Jacob si sottopone a una seduta eterna di parrucchiere che esegue ordini precisissimi del regista: "la riga un po' più a sinistra; no, al centro; più a destra... sì, lì due forcine, no, una... Più raccolti; no, più sciolti... No...Sì...". Wim Wenders è come un angelo custode silenzioso e contento. Tonino Guerra presta il suo bel viso pieno di rughe e di luce a pensieri generosi e bellissimi: "L' aria questa mattina, sul set, è sottile, piena di intelligenza... Michelangelo è violento, è dolce, è bello, è misterioso...". Enrica: più bello Michelangelo o Wim Wenders? Ride, e risponde senza esitazione: "Michelangelo... Però Wim ha tutto quello che Michelangelo non ha a casa, e Michelangelo ha tutto quello che Wim non ha, sul set". Vale a dire? "Vale a dire che Wim è attento, straordinario, generosissimo nel rapporto umano...". E Enrica Fico non aggiunge altro. Una domanda: lei e Michelangelo Antonioni, vi amate da quanto? "Dal l972". Con lui, per lui, soprattutto dalla sua malattia, lei ha fatto una scommessa, è evidente: oggi, a distanza di anni, qual è il bilancio di questa scommessa? "Ho pagato un prezzo altissimo. Però ho anche ricevuto molto. Magari non da lui: Michelangelo non mi ha dato direttamente delle cose, però me le ha procurate". Per esempio? "Con lui ho viaggiato in tutto il mondo, ho fatto incontri straordinari: maestri che mi hanno insegnato a vivere...". Ma lei, chi era, e com' era, quando vi siete conosciuti? Racconta con una bella voce chiara e sicura, di chi non è ancora abituato all' ipocrisia delle interviste: "Ero una ragazza allegra, e anche un po' arrabbiata: sono nata arrabbiata, per una gran voglia di libertà... Il fatto è che ho avuto una madre molto impegnativa, e ho perso mio padre che avevo sette anni: mi è mancata la protezione maschile, anche se non l' esempio. Perché per quel poco che ha vissuto, mio padre, è riuscito a lasciarmi un esempio del ' maschile' vivido e bellissimo, mentre mi è mancato l' esempio femminile, visto che mia madre era troppo impegnata a farmi da padre...". E dice, sicura e sincera: "Quando ho incontrato Michelangelo, pensavo di aver finalmente incontrato una madre, una vera madre...". Non si ferma più: "Io ero giovanissima, diciotto anni, ma ho avuto l' impressione di essere infinitamente più matura di lui...". Scusi: lei ha detto che Michelangelo Antonioni è stato per lei una madre. In che senso? "Io non so molto di psicanalisi, però credo di aver capito e di poter dire che lui, quando ci siamo incontrati, doveva realizzare una sua forte componente femminile, e io, a mia volta, dovevo risolvere il mio rapporto con mia madre e con la mia non realizzata parte femminile...". Come vive, come può e deve vivere, una donna, al fianco di Michelangelo Antonioni? "Devi completamente annullarti, non devi esistere: per molti anni io mi sono assolutamente snaturata. La mèta, raggiunta solo oggi che ho quarant' anni, riguardava la possibilità di diventare una donna". Scusi, Enrica: dal suo punto di vista, cos' è una donna, e cos' è il ' femminile' che lei evoca così tanto? Candida e ferma: "E' la rinuncia, perché con la rinuncia puoi ottenere tutto...". Lo sa che lei sembra Giovanni Paolo II? Ride, quieta: "Lo so...". E' cattolica? "No, ma credo di essere molto affascinata dal misticismo: mi aiuta nella quotidianità". Qual è il prezzo più alto che lei ha pagato per la sua scelta di essere la compagna di un uomo molto speciale, un artista, che però ha il doppio della sua età, una malattia fortemente invalidante, e un carattere difficile da sempre? "Il non vedere mai, e per tantissimo tempo, riconosciuto il mio sforzo". Da lui, o dagli altri? "Da nessuno. Ancora oggi io sono vissuta con sospetto, con sfiducia: forse perché lui, Michelangelo è così amato da tutti, e tutti sono un po' gelosi di me". E lei, è gelosa di lui? "Sempre, anche adesso, perché lui ha sempre fatto di tutto perché io fossi gelosa". La gente forse pensa che lei ha ' usato' un po' tutto questo che ha vissuto, per costruirsi un presente e soprattutto un futuro da regista cinematografica: non crede? Ride: "Non credo che continuerò a fare cinema, non è mai stato un lavoro adatto a me... Bisogna avere un carattere molto forte, sicuro, violento: e io non ho questo carattere". Sullo schermo, ancora una volta, come trenta o quarant' anni fa nell' ' Avventura' o nella ' Notte' , anche in questo suo Al di là delle nuvole, Michelangelo Antonioni celebra l' impossibilità dell' amore: strano, eppure lui, nella vita, come lei, Enrica, è qui a dimostrare, di amore ne ha avuto moltissimo... "Ma è perché non gli basta mai: per lui è davvero la cosa più importante della vita". - di ANNA MARIA MORI
Repubblica — 31 agosto 1995
Paesaggi con figure
Antonioni: frammenti di un discorso amoroso sublimati in pittura
"Al di la' delle nuvole", modo di impiego. Uscendo dal cinema evitate i commenti affrettati, irritati o perplessi. Concedete al film un tempo di meditazione, rendetevi conto che avete visto l' opera di un giovane di 83 anni, per di piu' privato dall' ictus di una parte delle funzioni incluse la parola e la scrittura. Una specie di miracolo destinato ad attestare che la creativita' e la personalita' sono piu' forti della malattia: una consolazione, un esempio e una sfida per tutti coloro che, vulnerati nel fisico, pensano di dover deporre le armi. Se non capite l' altissima portata educativa della dimostrazione che offre Antonioni, siate critici o spettatori comuni, chiudete l' argomento e occupatevi di altro. Se invece, pur renitenti al film, vi sfiora il sospetto di aver assistito a qualcosa di insolito, procuratevi il libro "Quel bowling sul Tevere" (Einaudi), dove nell' 83 Antonioni raccolse il compendio delle sue restanti curiosita' , la somma delle cose che ancora avrebbe voluto scoprire con il cinema. A quel tempo il nostro aveva appena licenziato "Identificazione di una donna" destinato a restare il suo ultimo film fino a quello attuale, facendo del protagonista un cineasta. Un modo per dire "Io" che attraverso il libro arriva a "Al di la' delle nuvole", dove John Malkovich, nella cornice girata da Wim Wenders, impersona l' autore, un regista che scruta "l' orizzonte degli eventi" alla ricerca di un nuovo film e ne trova quattro. Per Michelangelo i film non fatti sono sempre stati molti di piu' di quelli realizzati: la caratteristica di quella meravigliosa generazione di cinema fu l' insaziabilita' . Sugli spunti, tutti ritagliati dal "bowling", si discutera' a lungo: perche' questi e non altri, che senso hanno le frequenti varianti piccole e grandi, quanto hanno influito nelle scelte gli sfondi e quanto gli intrighi. A giudicare dal suo compendio narrativo, il regista sembra soprattutto interessato ai casi della vita, incentrati sul rapporto uomo donna, ai cento frammenti di un discorso amoroso che estrae dall' osservazione del quotidiano: tranne che arrivando sullo schermo, queste trame si sublimano in paesaggi con figure, intesi proprio nel senso della pittura. Sicche' per Antonioni si puo' ripetere con maggior ragione cio' che un critico letterario scrisse per Soldati: "In lui il segreto, quando e' sul punto di essere svelato, diventa il "mistero". Il fenomeno ritualmente si ripete in tutti gli episodi. In "Cronaca di un amore mai esistito", ambientato nella nativa Ferrara, Kim Rossi Stuart e Ines Sastre perdono l' occasione di fare coppia; e l' incidente, per una sorta di volontaria fatalita' , si ripete alcuni anni dopo. Nella boutique di una indimenticabile Portofino flagellata dalla pioggia, in "La ragazza, il delitto", il personaggio del regista incontra e ama Sophie Marceau, che gli confessa di aver ucciso il padre con dodici coltellate; e lo lascia pensoso, ai bordi della piscina dello Splendido, su quel numero iperbolicamente preciso. A Parigi Chiara Caselli diventa l' amante di Peter Weller, con disperazione della moglie Fanny Ardant che ci mette tre anni per separarsi, trasferendosi in un appartamento dove trova Jean Reno, a sua volta abbandonato dalla consorte; si suppone che Fanny e Jean, uniti dal caso, resteranno insieme (il titolo dell' episodio e' "Non mi cercare"). In "Questo corpo di fango" Vincent Perez segue per le vie notturne di Aix en Provence l' attraente sconosciuta Irene Jacob finche' costei gli annuncia che il giorno dopo entrera' in convento (sull' episodio Antonioni era pronto per girare un intero film con Richard Gere). Affidate le imbastiture fra i racconti al generoso intervento di Wenders, incluso un gradevole anche se pleonastico intermezzo con Mastroianni e la Moreau, l' autore ci introduce nel vivo del metodo Antonioni, confermandosi il fotografo supremo (l' operatore e' l' eccellente Alfio Contini), accorto letterato e drammaturgo a tratti discutibile. Nell' elaborazione delle storie fatta con il fedele Tonino Guerra, il maestro non riesce sempre a mantenere l' equilibrio fra visionarieta' e dialogo; e si concede la provocazione di qualche scena erotica in piu' con vivo imbarazzo a Venezia del Presidente Scalfaro. Per bocca di Malkovich, l' autore confessa l' ansia del cineasta "sempre alla ricerca dell' immagine piu' vera senza mai poter raggiungere quella definitiva". Questa poetica, che condanna l' uomo di cinema a scoprire all' infinito "una immagine sotto l' altra", riassume insieme il senso dell' intera esistenza e la lezione incomparabile di Antonioni. AL DI LA' DELLE NUVOLE diretto da Michelangelo Antonioni e Wim Wenders; interpreti: John Malkovich, Ines Sastre, Chiara Caselli, Fanny Ardant; drammatico, Italia, 1995 all' Ariston di Milano, al Ciak, Etoile, Golden, Holiday di Roma
Kezich Tullio
(31 ottobre 1995) - Corriere della Sera
Venezia incantata s' inchina a Michelangelo: bentornato!
La poesia nelle immagini I volti degli interpreti tra cui Reno, Weller, Kim Rossi Stuart, la Marceau, la Ardant e la Sastre restano nella memoria. E c' e' anche un intermezzo con Mastroianni e Jeanne Moreau, la coppia de " La notte "
FESTIVAL In "Al di la' delle nuvole" il tema ricorrente nell' opera di Antonioni: l' impenetrabilita' dei rapporti sentimentali tra uomo e donna
VENEZIA Inchiniamoci all' incomparabile lezione artistica e umana che ci da' Michelangelo Antonioni (83 anni il 29 prossimo), colpito da grave malattia ma non domo, fedele a se stesso e giovane come quando qui al Lido esordi' nel ' 50 con "Cronaca di un amore". Non a caso "Cronaca di un amore mai esistito" s' intitola il primo dei quattro frammenti di un discorso amoroso che il film "Al di la' delle nuvole" estrae dai 33 racconti del libro "Quel bowling sul Tevere" (Einaudi), un condensato della poetica di Michelangelo attraverso i suoi progetti non realizzati. Sullo schermo il regista e' rappresentato da John Malkovich, che viaggia nella realta' e nella fantasia alla ricerca di storie; e immancabilmente finisce per trovare delle immagini dentro le quali scavare per trovarne altre ancora. In un incontro a Ferrara, Kim Rossi Stuart e Ines Sastre perdono l' occasione di fare coppia; e l' incidente, per una sorta di volontaria fatalita' , si ripete molto tempo dopo. Nella boutique di una Portofino battuta dalla pioggia in "La ragazza, il delitto", il personaggio del regista incontra Sophie Marceau, che gli confessa di aver ucciso il padre con 13 coltellate e lo lascia meditabondo su quel numero iperbolicamente preciso. In un caffe' parigino Chiara Caselli attacca discorso con Peter Weller e ne diventa l' amante, con disperazione della moglie Fanny Ardant che ci mette tre anni per separarsi trasferendosi in un appartamento dove trova Jean Reno appena abbandonato dalla consorte (e' costei che gli ha detto al telefono "Non mi cercare", il titolo dell' episodio): si suppone che, uniti dal caso, i due resteranno insieme. In "Questo corpo di fango", ancora a Parigi, Vincent Perez segue l' attraente sconosciuta Irene Jacob che sull' uscio di casa, dopo aver sostato in preghiera in una chiesa, gli annuncia che il giorno dopo entrera' in convento (sullo spunto Antonioni era pronto a girare un intero film con Gere). Affidate le imbastiture fra i racconti al generoso intervento di Wim Wenders, che gestisce anche un intermezzo con Mastroianni e Jeanne Moreau, l' autore ci introduce nel vivo della sua arte, confermandosi fotografo supremo (l' operatore e' Alfio Contini), sensibile letterato e drammaturgo a tratti discutibile. Nell' elaborazione dei racconti fatta con il fedele Tonino Guerra, Antonioni non riesce sempre a mantenere l' equilibrio fra visionarieta' e dialogo; e si concede il piacere di qualche scena erotica in piu' , spogliando integralmente la Sastre, la Marceau e la Caselli. Ma far abbandonare Ines da Rossi Stuart nuda sul letto ha un significato diverso che farlo scivolare fuori dall' appartamento mentre lei e' in cucina come nel racconto... In tutti i casi l' impenetrabilita' dei rapporti tra l' uomo e la donna si riconferma come l' eterno tema del cinema di Michelangelo; e anche stavolta nella memoria si stampano, piu' delle parole e degli argomenti, i volti e i paesaggi assunti come poetiche testimonianze del mistero dell' esistenza. ------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ L' EVENTO AL LIDO - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Kezich Tullio
(4 settembre 1995) - Corriere della Sera
Antonioni: il mio Oscar all' Europa
" Amo Kieslowski, i tanto premiati film americani non mi convincono "
NOTTE DELLE STELLE Conclusa all' alba la cerimonia. Il regista si racconta con l' aiuto della moglie e regala disegnini ai fan
Molti giornalisti non sanno che dopo l' ictus lui non puo' parlare I suoi schizzi andati a ruba: "Volevo fare il pittore". Un elogio a due giovani, Chiara Caselli e Rossi Stuart
"LOS ANGELES Gli ho messo un fazzoletto in tasca per scaramanzia . ha detto Enrica Fico, la moglie di Antonioni pochi minuti prima della festa degli Oscar . ma Michelangelo mi ha ripetuto che non ha timore di piangere, per allegria o per troppa commozione. Lui non ha paura, mai!". E infatti, prima, durante e dopo la consegna degli Oscar, svoltasi la notte scorsa allo Shrine Auditorium, preso d' assedio dai giornalisti e dal pubblico (e non tutti sanno che il regista puo' pronunciare soltanto qualche parola per l' ictus che gli ha leso alcuni centri nervosi), l' indomito Antonioni ha chiesto carta e penna e ha anche risposto con qualche disegno. Cosi' , alla domanda: "Che cosa l' ha piu' preoccupato di questo show con la grancassa?", ha disegnato la statuetta di zio Oscar e ha regalato lo schizzo al suo interlocutore con la postilla: "Era davvero pesante!". Con Enrica sempre al suo fianco, che per sfida aveva scelto il vestito nero di Mariella Burani "piu' scollato e ardito", "il poeta dell' eclisse", come lo ha definito il "Los Angeles Times", ha trovato ogni modo possibile per comunicare con chi lo stringeva in un commosso abbraccio e sono andati a ruba i suoi disegnini. "Tradotto" dalla moglie, ha detto: "Visto che, esagerando, mi hanno paragonato a Picasso, mi sono reinventato come caricaturista, non come pittore, anche se io volevo fare il pittore. Ora aspetto da voi la mia quotazione!". Si e' divertito molto, sia nel giorno precedente la grande festa sia allo Shrine. E non ha mai dimenticato il nostro cinema e gli attori italiani. "Voi . ha aggiunto . avete tante star eccezionali, ma noi, e lo vedrete nel mio film "Al di la' delle nuvole", stiamo allevando nuovi e straordinari talenti. Due giovani attori, Chiara Caselli e Kim Rossi Stuart, hanno lavorato con me in due episodi. Kim sembra uscito da uno dei miei primi film, mi ricordava fisicamente i giovani David Hemmings di "Blow Up", Mark Frechette di "Zabriskie Point". Sia la tenera Chiara che lui mi sono parsi bravissimi. E molto belli". "Un po' meno affascinante . ha proseguito con humour . e' il francese Jean Reno, l' attore di "Le' on", che ha interpretato un ruolo importante in "Al di la' delle nuvole". Io non pensavo di scritturarlo, ma mia moglie mi ha detto: "E molto sexy". Aveva ragione: bisogna sempre fare attenzione, senza gelosie, ai suggerimenti delle donne sulla sensualita' degli uomini. C' e' un istinto nelle donne che apprezzo molto e in quest' Oscar, che mi pare all' insegna degli uomini, dico che il cinema deve fare attenzione a come le donne filtrano la realta' ". "Il mio film che ha incassato di piu' in Usa . ha proseguito . e' stato "Blow up", ma questa logica degli incassi non mi appartiene. Il mio Oscar va a Kieslowski, il grande autore polacco, in lizza per "Red". Posso dire che l' amo davvero, che lo "sento" vicino profondamente. Mi sono, concedetemi un forse, divertito a vedere "Forrest Gump" e "Pulp Fiction", ma c' e' qualcosa in quei due film che mi disturba, che non mi convince. E allora dedico la testa del mio pesantissimo Oscar alla carriera al giovane "fratello" Kieslowski, per i colori rossi, blu e bianco dell' anima del suo lavoro. A lui va il mio rispetto. "Cosa faro' di tutti i ricordi di questo viaggio? Li conservero' nella personalissima avventura della mia vita. Ma posso anticipare che, non certo per ambizione, ho deciso di pubblicare presto in Italia tutte le lettere che mi sono state scritte da chi ha sostenuto l' Oscar al "corpo" del mio lavoro. Ha detto proprio cosi' l' altro giorno Arthur Hiller al pranzo dei registi. E io ho pensato che il nostro cinema europeo, prima di un corpo, si e' sempre preoccupato della testa".
Grassi Giovanna
(28 marzo 1995) - Corriere della Sera
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