Kim Rossi Stuart

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Cinema/ Romanzo criminale" sorprende Berlino. "I veri cattivi degli anni '70: i politici"
Mercoledí 15.02.2006 18:53

BERLINO - Al festival di Berlino è il gran giorno di “Romanzo criminale”. Il pubblico della enorme sala al Berlinale Palast – cinque ordini di posti, stampa che arriva da tutto il mondo, e soprattutto da Germania, Est Europa, Spagna, Scandinavia, Russia – ha visto, forse anche con occhi un po’ sbigottiti, le vicende dei borgatari romani diventati fuoriclasse del crimine, in un’Italia anni ’70 che vede il terrorismo frantumare le certezze, il rapimento di Moro alzare i toni dello sgomento, e la Coppa del mondo di calcio alzata dal presidente Pertini portare, su tutto questo caos, una mano di vernice scintillante, una illusoria patina di “va tutto bene, siamo i più forti”. Il tutto, visto da un gruppo di balordi che hanno la faccia di Kim Rossi Stuart, Riccardo Scamarcio, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria.

Un bello shock, per il pubblico internazionale abituato da qualche anno ad associare l’Italia alla commedia, ai movimenti sgangherati di Roberto Benigni, al suo irrealismo poetico, alla sua stralunata poesia. “Ma noi siamo i maestri del realismo, dello sguardo impietoso verso la nostra storia”, dice il regista Michele Placido. “Non io, non sono così presuntuoso: ma tutti i registi che hanno raccontato la storia recente d’Italia, quelli che hanno raccolto le macerie del dopoguerra e ne hanno fatto dei capolavori, come Rossellini o De Sica. E più ancora Francesco Rosi, che ha puntato uno sguardo politico sullo schifo italiano, sul degrado della nostra classe politica”.
All’incontro stampa anche l’autore del libro da cui Placido ha tratto il film, il magistrato Giancarlo De Cataldo: “E’ la storia di un gruppo di criminali che si propone di conquistare Roma con il business dell’eroina: e che stringe accordi con la mafia, con i servizi segreti deviati, con i terroristi neri, con il potere ‘ufficiale’. Perché ogni criminale per fare il salto di qualità deve avere connessioni e amicizie con il potere, con coloro che governano, con il denaro ‘pulito’. A che cosa serve il nostro film? A parlare delle connessioni tra criminalità, segreti, stragi. Se il dibattito politico ne avesse parlato un po’ di più, non ci sarebbe stato bisogno di questo film”.
“Attenzione – dice Placido ai giornalisti in sala stampa – questi personaggi non mi stanno simpatici: penso solamente che siano umani. Sono cattivi, sì, ma mai quanto i politici. In ogni guerra, in ogni tragedia non sono i soldati i protagonisti, coloro che tirano le fila. Sono quelli in giacca e cravatta che stanno in alto”. Riguardo alla scelta degli attori, aggiunge: “Sono straordinari,
tutti, perché non hanno vissuto quel periodo, non sono cresciuti in strada, e hanno fatto un’operazione di interpretazione straordinaria. Sembra che li abbia presi dalla strada, tanto sono veri. E invece ci sono arrivati con la loro intelligenza, con la loro capacità di messa in scena. Perché ho fatto questo film? Perché volevo uscire dal solito racconto borghese del cinema italiano, due camere e drammi personali”. E in fondo, ha ragione. Il cinema italiano da anni guarda alle sue storie intime, piccole. Private. Stavolta, un affresco di grandi dimensioni, una storia che coinvolge il nostro passato recente. Vedremo come la prenderanno, qui in Germania.

Resta il tempo per una ultima frase: ma ci sono dei riferimenti all’oggi, nel film? “Quando nel finale quello dei servizi segreti dice ‘sta per arrivare il tempo dei furfanti’, capisce che quello che aspetta l’Italia è qualcosa di ancora più terribile, più cialtronesco di quello che aveva vissuto in quegli anni. Volte sapere se è un riferimento all’oggi? Se ce lo vedete, vuol dire di sì…”, risponde, sibillino ma neanche tanto, lo sceneggiatore Sandro Petraglia.

da Affaritaliani.it




Crimini e misfatti a Berlino

BERLINO - È andata bene: Romanzo criminale di Michele Placido, unico titolo italiano in concorso a Berlino, è stato accolto con rispetto - gli applausi più convinti quelli della proiezione serale per il pubblico con i sottotitoli in tedesco - e soprattutto da un vivace interesse della stampa. Per molti giornalisti europei è quasi incredibile la realtà italiana degli anni Settanta, quando, spiega Giancarlo De Cataldo, qui con Sandro Petraglia e gli attori Kim Rossi Stuart, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria e Anna Mouglalis, «una banda criminale per 5 anni dominò la malavita romana, grazie ai soldi della droga, alle alleanze con l' economia ufficiale, la mafia e i servizi segreti». Alle domande sul rapporto tra gli anni '70 e oggi, «siamo riusciti a fare un film senza riferimenti alla famiglia Berlusconi!», scherza lo scrittore, ma «in Italia il legame tra politica e criminalità si sente più che in altri paesi perché da noi non è mai stata fatta piena luce sulla nostra storia, sull' intreccio tra i servizi segreti, i rapimenti e le stragi». C' è chi considera Romanzo criminale il primo film italiano in cui si rappresenta la violenza alla maniera di Hollywood e se è vero, dice Petraglia, «che scrivendo abbiamo pensato al cinema Usa, la particolarità è nel legame di fratellanza che unisce i componenti della banda, un sentimento quasi romantico». L' intervento di Placido è impetuoso: «I criminali non mi sono simpatici, ma li abbiamo raccontati come esseri umani che, come tutti, amano e tradiscono, con la voglia di elevare il loro stato. Sono cattivi, ma meno cattivi dei politici, di chi ha il potere, quelli sono la feccia dell' umanità. Sono più cattivi i marines e gli iracheni o chi sta sopra di loro?». Proprio nel giorno in cui il cinema italiano evoca temi come la mafia e la droga, a Berlino arrivano, oltre a Candy, un film in cui Heath Ledger e Abbie Cornish sono una coppia che vive l' inferno dell' eroina, Sidney Lumet e Vin Diesel, regista e protagonista di Find me guilty, in cui la mafia è grandiosa protagonista. Il film ricostruisce il più lungo processo penale della storia americana, due anni di udienze per 20 componenti della famiglia Lucchese chiamati a rispondere a 76 capi d' accusa. «E solo dopo 14 ore di seduta i dodici membri della giuria sentenziano: non colpevoli. Amo questa storia, perché ogni volta che l' Autorità sbaglia e fallisce io mi diverto tanto», dice Lumet che ha offerto a Vin Diesel l' occasione di uscire dal clichè dei ruoli d' azione con una bella interpretazione di Jackie Di Norscio, il mafioso che, difendendosi da solo, riuscì a conquistare la giuria. Ha vinto, dice Lumet, «perché con la sua umanità semplice e diretta ha fatto dimenticare alla giuria i fatti, i crimini commessi. Come nel processo contro O. J. Simpson, assolto per il carisma del suo avvocato. L' aspetto umano e la semplicità allarmante di Berlusconi del resto, non ha spinto gli italiani a votarlo? Bush non è simpatico, ma ha dalla sua due particolarità: crede davvero in quello che dice quando lo dice ed è disarmante come un bambino. Quando entra in una stanza ha il sorriso contento di chi ha vinto un gioco, "Sono il presidente!" pensa felice. E gli americani l' hanno lasciato giocare». - MARIA PIA FUSCO

da La Repubblica — 16 febbraio 2006




Il miglior film è un «Romanzo criminale»
di Gabriella Gallozzi

Michele Placido piglia tutto, o quasi. È il suo Romanzo criminale, ispirato al celebre romanzo di Giancarlo De Cataldo sulla banda della Magliana, ad aver collezionato il maggior numero di Nastri d’argento dell’edizione 2006, gli storici riconoscimenti (quest’anno compiono 60 anni) assegnati dal sindacato dei giornalisti cinematografici (Sngci). E consegnati ieri sera nell’ambito di una cerimonia in pompa magna che si è svolta all’Auditorium di Roma. Delle dieci nomination iniziali Romanzo criminale ha portato a casa 5 riconoscimenti: per la regia (Michele Placido), gli attori (Kim Rossi Stuart, Pierfrancesco Favino e Claudio Santamaria, candidati nella categoria «miglior protagonista maschile»), il montaggio (Esmeralda Calabria), la presa diretta (Mario Iaquone) e per la produzione. Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini e Marco Chimenz, produttori del film per Cattleya (con Warner) sono stati scelti come i migliori dell'anno, sia per il film di Placido che per altri due titoli realizzati nel 2005, con RaiCinema: La bestia nel cuore di Cristina Comencini (8 nomination iniziali) in corsa per l' Oscar in rappresentanza dell’Italia, e Quando sei nato non puoi più nasconderti di Marco Tullio Giordana. Francesco Munzi, poi, ha ottenuto il Nastro come miglior regista esordiente per il suo Saimir, film coraggioso sul mondo dell’emigrazione, apprezzato soprattutto dalla critica. Tre Nastri si è aggiudicato La tigre e la neve: Roberto Benigni e Vincenzo Cerami, autori del miglior soggetto, Nicola Piovani per la musica e Cianchetti per la fotografia. Due ciascuno i premi andati a La bestia nel cuore (Angela Finocchiaro, migliore attrice non protagonista e la fotografia di Fabio Cianchetti), a La seconda notte di nozze di Pupi Avati, partito con 6 nomination, (Katia Ricciarelli, migliore attrice protagonista e Francesco Crivellini per i costumi), a Manuale d'amore (Carlo Verdone, miglior attore non protagonista e Ugo Chiti-Giovanni Veronesi per la sceneggiatura) e La febbre di Alessandro D'Alatri, il più «sottovalutato» rispetto alle 8 candidature, con i Negramaro, insieme a Fabio Barovero, Roy Paci, Simone Fabbroni, Luis Siciliano, musica e canzone, Mentre tutto scorre. Il miglior documentario è stato «eletto» Viva Zapatero! di Sabina Guzzanti, ricoperto di premi anche ai festival esteri e, soprattutto, apprezzato anche dal nostro pubblico che l’ha premiato nelle sale. Il tema, quello della censura nell’era Berlusconi, insomma, tira. Una menzione speciale, poi, è andata al toccante e coraggioso film di Stefano Rulli, Un silenzio particolare. Mentre per gli «stranieri» sono stati premiati Clint Eastwood (Million dollar baby) come miglior regista, Bruno Rubeo per la scenografia de Il mercante di Venezia di Michael Radford. Completano il palmarès il Nastro europeo a Barbora Bobulova, la più italiana delle attrici europee. Nastro d' onore dell'edizione numero 60 all'attrice più amata dal pubblico e dal cinema d'autore: Stefania Sandrelli. Insomma un’edizione quasi «salomonica» dove è stato dato un po’ a tutti - o quasi - senza distaccarsi troppo neanche da quello che è stato il risultato delle stesse pellicole nelle sal

L'Unità 8 febbraio 2006




Michele Placido batte Benigni cinque Nastri d' argento a tre

ROMA - Il film di Michele Placido, Romanzo criminale, ha fatto incetta di Nastri d' Argento, i premi assegnati dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici. I Nastri sono stati consegnati ai vincitori ieri a Roma, all' Auditorium di via della Conciliazione, in una serata che celebrava i sessant' anni della manifestazione. Tratto dal libro di Giancarlo De Cataldo e ispirato alle malavitose imprese della banda della Magliana, "Romanzo criminale" è stato premiato per la regia, a Michele Placido, e per il migliore attore protagonista, distribuito ex aequo tra tre degli attori di un cast tutto quanto elogiato: Pierfrancesco Favino nel ruolo del Libanese, Kim Rossi Stuart nel ruolo del Freddo e Claudio Santamaria per quello del Dandi. Gli altri tre Nastri vinti dal film di Placido sono per il montaggio, a Esmeralda Calabria, per la presa diretta, a Mario Iaquone, e alla produzione. Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini e Marco Chimenz sono stati giudicati i migliori produttori dell' anno oltre che per "Romanzo criminale" anche per altri due titoli del 2005, La bestia nel cuore di Cristina Comencini (il film che è entrato nella cinquina dei titoli candidati per l' Oscar al miglior film straniero) e Quando sei nato non puoi più nasconderti diretto da Marco Tullio Giordana. Migliore attrice protagonista di questa edizione è stata designata Katia Ricciarelli, interprete del film di Pupi Avati "La seconda notte di nozze", migliore non protagonista è invece Angela Finocchiaro per "La bestia nel cuore". Carlo Verdone poi è risultato il migliore attore non protagonista per il suo ruolo in "Manuale d' amore" di Giovanni Veronesi. Il miglior documentario uscito in sala nel 2005 è Viva Zapatero!, il pamphlet sulla censura italiana realizzato da Sabina Guzzanti. Per la scrittura in funzione del cinema due coppie vincitrici: Roberto Benigni e Vincenzo Cerami per il soggetto di "La tigre e la neve" di Benigni mentre Ugo Chiti e Giovanni Veronesi per "Manuale d' amore" di Veronesi. Tra i registi esordienti è stato scelto Francesco Munzi per il suo "Saimir". Il Nastro d' Argento per la fotografia se l' è aggiudicato Fabio Cianchetti che ha lavorato con Benigni in "La tigre e la neve" e con Cristina Comencini in "La bestia nel cuore". Bruno Rubeo ha vinto il premio per la scenografia per "Il mercante di Venezia" di Michael Radford. Un Nastro in comune per Negramaro, Fabio Barovero, Roy Paci, Simone Fabbroni e Luis Siciliano che hanno composto le musiche per "La febbre" di Alessandro D' alatri. Per lo stesso film un ulteriore premio ai Negramaro autori della migliore canzone originale "Mentre tutto scorre". (ro.rom.)

da La Repubblica — 08 febbraio 2006




David, sfida tra Moretti e Placido

ROMA - Fanno il pieno di candidature ai David di Donatello Il caimano e Romanzo criminale. La grande sfida quindi si preannuncia tra Nanni Moretti e Michele Placido che coi loro film hanno rastrellato ben tredici candidature a testa. Le cinquine dei David sono state rese note ieri da Gian Luigi Rondi che ha annunciato un' edizione speciale per questa cinquantesima edizione dei premi. Nella graduatoria di chi ha fatto incetta di nomination viene come terzo Il mio miglior nemico di Carlo Verdone con dodici candidature, seguito, con undici, da Notte prima degli esami di Fausto Brizzi che vanta un record: è la prima volta nella cinquantennale storia dei David che un regista è candidato sia per il miglior film che per l' opera d' esordio. La terra di Sergio Rubini e La bestia nel cuore di Cristina Comencini hanno ottenuto sei candidature mentre quattro sono andate a La seconda notte di nozze di Pupi Avati e a La febbre di Alessandro D' Alatri. Tre a La guerra di Mario di Antonio Capuano e solo due, a sorpresa, a La tigre e la neve di Benigni. I registi in lizza per il premio sono Antonio Capuano, Nanni Moretti, Michele Placido, Sergio Rubini, Carlo Verdone. Tra le attrici si disputeranno il David Margherita Buy, Cristiana Capotondi, Valeria Golino, Giovanna Mezzogiorno, Ana Caterina Moriaru. Tra gli attori Antonio Albanese, Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando, Kim Rossi Stuart, Carlo Verdone. «Il giudizio di Berlusconi sul Caimano non mi interessa» mette le mani avanti Angelo Barbagallo, produttore dei film di Moretti. «Il caimano e Romanzo criminale sono film che arrivano al cuore dello spettatore raccontando aspetti diversi della realtà italiana. Questo film di Moretti poi» aggiunge «ha raccolto una platea molto più ampia del solito. Il pubblico è andato in sala e, al di là della bagarre politica, si è di volta in volta emozionato, commosso e divertito. Il caimano è il film di Moretti che ha incassato di più, non dico che la politica o Berlusconi non abbiano contato nel richiamare pubblico, ma conta di più quello che gli spettatori si dicono fuori dalla sala». Polemico invece, nonostante il risultato raggiunto dal suo film, Michele Placido. Polemico «non contro Nanni, con cui ai David abbiamo un simpatico confronto, ma contro chi sostiene che il cinema italiano è solo Moretti, quelli che definisco "i sacerdoti di Nanni". Michele Placido, che è anche interprete del Caimano, aggiunge: «è paradossale che un film anti-berlusconiano si risolva nell' adorazione di chi lo ha diretto, un culto della personalità alla rovescia». La cerimonia di consegna dei premi, condotta da Veronica Pivetti, avverrà il 21 aprile all' Auditorium di via della Conciliazione. Sara trasmessa in diretta, alle 21, da RaiSat Cinema World e in differita, alle 23.50, da RaiUno. Per festeggiare i cinquant' anni dei premi, Rondi ha annunciato che saranno consegnati otto riconoscimenti speciali a persone che hanno meglio rappresentato la loro professione nel cinema in questi cinquant' anni. Tra loro sarà premiata Gina Lollobrigida, la prima attrice che nel 1956 ricevette un David per la sua interpretazione del film La donna più bella del mondo. - ROBERTO ROMBI

da La Repubblica — 05 aprile 2006





Cannes la carica degli italiani

CANNES - Arriva Nanni Moretti ed è come se portasse con sé l' Italia nuova uscita dalle elezioni. Arriva Il caimano, in concorso domani e subito dopo su tutti gli schermi francesi, e qui lo aspettano ansiosamente, come se gli si potesse attribuire un sia pur piccolo merito per il cambiamento politico del nostro Paese. Giustamente Moretti lo nega, perché il cinema può niente rispetto alla televisione che in periodo elettorale ha parteggiato spudoratamente per il governo oggi pensionato; ma certo potrà allietare i suoi molti cinefan raccontando della montagna di scemenze dette e scritte in Italia sul suo film giudicato, soprattutto da chi non l' aveva visto o addirittura non va mai al cinema, una pericolosa arma di guerra politica, vuoi pro destra vuoi pro sinistra. I francesi lo attendono devoti e qui ricordano quanto fosse rabbuiato, cinque anni fa, quando era arrivato con La stanza del figlio: era il 2001, in Italia le elezioni erano state vinte da pochi giorni, a forte maggioranza, dal centrodestra. Poi il suo decimo film vinse la Palma d' Oro e fu almeno una grande consolazione professionale, non sufficiente a distrarlo da una situazione politica che lui immaginava disastrosa e che poi si rivelò tale. Sono tanti cinque anni tra un film e l' altro, pure per il riflessivo, cauto Moretti; ma anche in Francia hanno seguito il suo intermezzo di impegno politico, i suoi interventi in piazza, soprattutto quello del settembre 2002 a San Giovanni davanti a un milione di persone, quando senza volerlo divenne il portavoce della sinistra civile scontenta della sinistra politica confusa e spaventata. Moretti è atteso a questo Festival come la massima star del bel cinema, dopo l' umiliante luccichio imposto dalle star dell' imbalsamato megacinema commerciale; e la stampa internazionale che negli ultimi anni si è occupata dell' Italia quasi esclusivamente per raccontare, stupita, ironica, scandalizzata, il fenomeno Berlusconi, è pronta ad accoglierlo non solo come autore rispettato e amato ma anche come figura carismatica di un Paese che vuole cambiare, dimenticare, ricostruire. Già i giornali francesi sono pieni di lunghe interviste che certo vogliono sapere tutto della genesi del Caimano, dei quattro volti che Moretti attribuisce all' ex premier, quello del vero Berlusconi stesso di memorabili documentari, quello degli attori De Capitani e Placido e infine il suo stesso, che diventa una immagine di minaccia ed eversione; ma anche dell' Italia che sta per cominciare un cammino diverso anche sotto gli occhi, vigili, di gente come Moretti. E c' è già al Festival chi gli attribuisce doti di veggente, visto che dopo la sconfitta elettorale, c' è chi nella destra ha pronunciato realmente frasi eversive non diverse da quelle che chiudono il film. Il cinema italiano sta tornando di moda, e c' è molta curiosità anche per il secondo film in concorso, L' Amico di famiglia di Paolo Sorrentino veramente inedito in quanto non ancora visto neppure in Italia. Ieri è stato accolto con buon successo nella sezione "Un Certain Regard" Il regista di matrimoni di Marco Bellocchio, molto amato in Francia sin dai tempi dei Pugni in tasca. E Le Monde, definendo Bellocchio «l' ultimo dei mohicani della Nouvelle Vague italiana», sembra preferire il suo film anche al Caimano di Moretti. Ottima accoglienza ugualmente per Anche libero va bene, di Kim Rossi Stuart, film che è stato una bella sorpresa anche in Italia: quando una persona è così bella, si pensa che non possa fare che l' attore. Invece Kim, che pure del suo film è protagonista, si è rivelato un autore profondo, capace di dirigere gli attori e di commuovere il pubblico. Concorre, nella sezione "La Quinzaine des Réalisateurs", al premio Caméra d' Or per l' opera prima.- NATALIA ASPESI

da La Repubblica — 21 maggio 2006





L'attesa di Kim Rossi Stuart, calma apparente aspetta il verdetto in vacanza

Fulvia Caprara inviata a CANNES Fa bene andare all'estero. Soprattutto a Cannes, e soprattutto ai film italiani: «Spesso abbiamo bisogno di conferme che vengono da lontano. Ricordo sempre quell'osservazione di Orson Welles che, parlando del rapporto con l'Italia, descriveva quanto scemasse in fretta l'attenzione della gente. Il primo giorno che arrivi, diceva, quasi quasi si mettono in ginocchio per salutarti, il secondo ti vedono e ti fanno «ah, e' ancora qui», il terzo gia' ti trattano a pesci in faccia». Sulla Croisette, ospite della «Quinzaine des realisateurs», KIM ROSSI STUART, di recente gia' molto apprezzato per «Romanzo criminale», ha vissuto un vero trionfo, grande attesa del pubblico, pioggia di applausi e poi quel titolo su «Le Monde», piazzato sopra una gran fotografia: «La surprise ROSSI STUART». Timido, schivo, per nulla loquace, l'attore-regista confessa di non aver ancora letto l'articolo: «Quando e' uscito stavo come dentro un frullatore, c'erano le proiezioni, le interviste con la stampa straniera, le serate, un sacco di cose da fare. Ovviamente quando l'ho visto sono stato contento, ma lo leggero' con calma tra un po', insieme con il resto della rassegna stampa». E comunque passera' qualche giorno perche' adesso KIM e' in partenza per New York dove presentera' il suo film nella rassegna «Open roads». Stavolta ancora piu' lontano, dall'altra parte dell'oceano, per ottenere nuovi successi: «Il film continua ad andare bene anche in Italia, nonostante sia ormai piena estate e quindi, come si sa, la gente preferisce il mare alle sale cinematografiche». E dire che la storia di «Anche libero va bene» non e' certo di quelle facili, anzi: «ROSSI STUART costruisce per se stesso - ha scritto Thomas Sotinel nell'articolo di Le Monde - un personaggio, Renato, di adulto imperfetto, in guerra con il mondo e contro la sua vita, una guerra cosi' violenta che gli impedisce di coltivare l'acredine. E infatti, superati i momenti di ira paROSSIstica, Renato e' ogni volta pronto a ricominciare daccapo, senza rendersi conto del paesaggio di rovine che continua a creare e a ricreare». Guardare quel disastro con gli occhi di un ragazzino era l'obiettivo del regista: «Quando si diventa adulti la percezione della vita cambia, diventa piu' cerebrale, molto meno legata alle esperienze sensoriali. Forse e' da questo che nasce l'interesse verso la fase in cui sono state poste le basi stesse dell'esistenza». Al Festival, KIM ROSSI STUART, incontrando i giornalisti del mondo e seguendo le varie proiezioni del film, ha fatto scoperte interessanti: «Mi ha colpito il fatto che il pubblico riuscisse a cogliere il senso della storia e a seguirla nei suoi momenti piu' duri, cosi' come nelle sfumature e nelle battute dove si ride». Le opere di esordienti in gara per la «Came'ra d'or» sono state quest'anno ben 29, in passato e' capitato che fossero molte di meno: «Piu' titoli ci sono e piu' le possibilita' della vittoria si assottigliano, e poi ho l'impressione che la giuria, attraverso questo riconoscimento, tenda a incoraggiare cinematografie emergenti, in serie difficolta'> >. Per questo, a poche ore dal verdetto, KIM ROSSI STUART mantiene intatta la sua calma educata e un po' scontrosa, fa la spesa in un supermercato a Roma, programma una domenica di sole e di riposo: «Non ho cambiato idea rispetto al mio mestiere, penso che continuero' a farli tutti e due, attore e regista, e' cosi' bello poter variare». Adesso lo attende una nuova prova da interprete, nel film di Riccardo Milani «Il disco del mondo», tratto dal romanzo di Walter Veltroni dedicato alla vita del musicista Luca Flores.

La Stampa 28-05-2006




Lite con un vigile, Kim interrogato Minacce ad un pubblico ufficiale, Rossi Stuart (ancora sulle stampelle) sentito dal Pm
di Dora Marchi

PRIMA a rapporto dai giudici della Procura di Roma, poi la firma degli autografi, appena fuori dalla stanza del pm. E stato un interrogatorio con uscita e passerella da star quello di ieri per Kim Rossi Stuart, il biondo e popolare attore che è accusato di minacce a pubblico ufficiale. Un reato che gli è stato contestato dopo una lite con un vigile urbano, che lo aveva fermato mentre era a bordo della sua moto. Per questo Stuart ieri si è recato a piazzale Clodio, dove è stato ascoltato dal pm Vincenzo Barba per circa un'ora. Accompagnato dall'avvocato Gaetano Scalise, e costretto a camminare appoggiandosi alle stampelle per i postumi del grave incidente stradale di cui è rimasto vittima il 17 ottobre dello scorso anno a Ponte Milvio, Rossi Stuart all'uscita dalla Procura ha firmato autografi ai carabineri e al corpo di guardia di Piazzale Clodio della polizia penitenziaria. Secondo quanto si è appreso, il popolare “basista” della Banda della Magliana nel recente film “Romanzo criminale” sarebbe stato denunciato da un agente della polizia municipale con cui ebbe un diverbio perchè gli voleva contestare una infrazione al codice della strada. Kim Rossi Stuart era a bordo della sua Bmw, la stessa dell'incidente, quando ebbe il diverbio con il vigile. «Sto bene, sto molto meglio» ha detto Stuart, che a causa dell’incidente a Ponte Milvio è rimasto ricoverato all’ospedale Villa San Pietro per diverso tempo, avendo riportato un forte trauma toracico con numerosi ematomi, fratture a entrambe le gambe e a un polso. Dopo essere stato sottoposto a un complesso intervento chirurgico, fu ingessato quasi su tutto il corpo. «Perchè in Procura? È solo una sciocchezza», si è limitato a dire il popolare attore. Fuori la porta del pm, ad aspettare l'uscita di Rossi Stuart, sempre accompagnato dall’avvocato Scalise, c’erano anche alcune impiegate del Tribunal

L'Unità 10 febbraio 2006




L' episodio è avvenuto a febbraio di due anni fa mentre era sulla moto con cui ha avuto, lo scorso 17 ottobre, un grave incidente
Lite col vigile, Kim Rossi Stuart in procura
L' attore, indagato per «minaccia a pubblico ufficiale», interrogato dal pm

Arriva all' ingresso del Palazzo di giustizia con qualche minuto di anticipo. Cammina piano con le stampelle, ultimo lascito dell' incidente subìto a ottobre. Anche se ha interpretato il boss Maurizio Abatino, Kim Rossi Stuart sembra a disagio di fronte alla legge. Una cosa è il cinema, un' altra la vita. Al cancello gli consegnano il pass, perchè in questo caso la fama non cambia le regole. E lui, accompagnato dal suo difensore Gaetano Scalise, sale al terzo piano della procura. Per l' attore, 36 anni, è la prima volta. Un interrogatorio, non gli era mai successo. Il «Freddo» di «Romanzo criminale» indossa pantaloni e cappotto scuri. I capelli e la barba sono lunghi, del viso restano solo gli occhi. È indagato, Kim Rossi Stuart, per la violazione dell' articolo 336 del codice penale: «Violenza o minaccia a pubblico ufficiale». Un reato che, sulla carta, prevede da sei mesi a cinque anni di reclusione. Ma i fan non devono agitarsi: il loro attore preferito non andrà in carcere. «Si tratta di una sciocchezza», precisa l' avvocato Scalise. L' accusa si riferisce a una lite con un vigile urbano avvenuta a febbraio 2004, due anni fa. Un giorno un agente della polizia municipale ferma Kim Rossi Stuart dalle parti di via Veneto. Lui è in moto, la stessa con cui ha avuto l' incidente lo scorso 17 ottobre. Il «pizzardone» comincia ad annotare la targa, il futuro interprete del boss della Banda della Magliana vuole sapere perchè. Nasce un diverbio che, secondo Scalise, «viene riportato in maniera distorta all' autorità giudiziaria». E così l' attore finisce sul registro degli indagati. Ma da allora, spiega il difensore, «non è mai stata notificata nessuna contravvenzione, nè quel giorno c' era stata una contestazione». Anche se, come sostiene Scalise, la vicenda è di poco conto, l' interrogatorio dura un paio d' ore. Sarà che il verbale viene redatto a mano, sarà che il sostituto vuole capire bene cosa è successo, il tempo corre. Alla fine del faccia a faccia sembra di capire che Kim Rossi Stuart sia riuscito a segnare un punto a suo favore. Il suo racconto sembrerebbe credibile, quanto meno come è apparso verosimile - finora - il rapporto del vigile urbano. Partita in pareggio, dunque, almeno per il momento. A metà pomeriggio la piccola disavventura giudiziaria si conclude. Senza una parola da parte del protagonista. Sull' incidente Kim Rossi Stuart concede una rapida battuta - «Me la sono vista brutta» - ma sull' avviso di garanzia tace. E torna alla sua vita, che non contempla guai con la legge se non nei panni del «Freddo», il boss pentito della Banda della Magliana. Lavinia Di Gianvito

Di Gianvito Lavinia
(10 febbraio 2006) - Corriere della Sera





Kim Rossi Stuart indagato
Per minacce a pubblico ufficiale

Un piccolo problema giudiziario ha rovinato la festa a Kim Rossi Stuart dopo il successo al cinema con il ruolo da coprotagonista del pluripremiato "Romanzo Criminale" di Michele Placido. L'attore è stato indagato per il reato di minacce a pubblico ufficiale a causa di un diverbio con un vigile urbano, che gli avrebbe contestato una infrazione al codice della strada.
Kim Rossi Stuart era a bordo della sua Bmw quando ha avuto il diverbio con il vigile.
Il popolare attore si è recato in procura a Roma dove è stato interrogato dal Pm Vincenzo Barba per circa un'ora. Accompagnato dall'avvocato Gaetano Scalise, e con tanto di stampelle per i postumi del grave incidente stradale di cui è rimasto vittima il 17 ottobre dello scorso anno, Rossi Stuart all'uscita dalla Procura ha firmato autografi ai carabinieri e al corpo di guardia di Piazzale Clodio della polizia penitenziaria. "Sto bene, sto molto meglio. Perché in procura? E' solo una sciocchezza". Si è limitato a dire Rossi Stuart.

C'è grande attesa intorno a Kim Rossi Stuart dopo che ha deciso di cimentarsi come regista-attore con "Anche libero va bene" (nelle sale nei prossimi mesi). Protagonista femminile è Barbora Bobulova. "Mi è sempre piaciuto raccontare delle storie, fin da piccolo", aveva detto Rossi Stuart a proposito del film.
Il regista e attore aveva parlato di una pellicola "autentica". "Anche libero va bene" (le cui riprese sono terminate il 20 giugno) racconta la storia di un bambino che vive una situazione familiare molto difficile: la madre (Barbora Bobulova) torna a casa dopo l'ennesima fuga, il padre (Kim Rossi Stuart) è troppo oppressivo. "In questo contesto il ragazzo è costretto a crescere troppo in fretta, a cercare una sua personalità e indipendenza", aveva spiegato il neoregista.

Tgcom 10/2/2006





Il cast di 'Romanzo Criminale' a Berlino.
a cura di Antonio Cuomo
In una sala stampa parzialmente gremita, il cast dell'italiano 'Romanzo Criminale' ha incontrato la stampa internazionale al festival di Berlino.

Il cast di Romanzo Criminale ha incontrato la stampa internazionale a seguito della proiezione del film, accolto con relativa ed inspiegabile freddezza, nonostante il livello non altissimo degli altri film in concorso.
A presentare il film alla stampa erano presenti Sandro Petraglia e Giancarlo De Cataldo, il regista Michele Placido e quattro attori: Kim Rossi Stuart, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria e Anna Mouglalis.

Prima di tutto una domanda all'autore del romanzo: si tratta di un lavoro basato su fatti reali o di un'opera di fantasia?

Giancarlo De Cataldo: No, non si tratta di un lavoro protocollare, ma di un romanzo, un'opera di fantasia che però affonda le radici in un periodo della storia italiana, i nostri anni 70, che ha visto la nascita di una associazione criminale che è cresciuta man mano, proponendosi di controllare settori chiave come il traffico di droga, arrivando fino ad un livello di potere che necessariamente l'ha portata a dover stringere rapporti con la politica.
Erano anni in cui il proliferare del terrorismo aveva concentrato l'attenzione delle forze dell'ordine, lasciando maggiori spazi alle bande criminali.
I fatti sono trasfigurati, letti in chiave mitica, attraverso l'uso di personaggi in cui realtà e fantasia sono fusi insieme.

Riguardo a questo aspetto, dov'è il confine tra realtà e fantasia? Ci sono riferimenti alla situazione attuale e a Berlusconi?

Giancarlo De Cataldo: no, non c'è nessun collegamento con Berlusconi. In realtà siamo riusciti a fare un film sulla storia italiana senza parlarne, e lo considero un successo. I film che trattano di bande criminali finiscono per essere necessariamente politici, proprio per i motivi indicati prima, perchè oltre un certo livello di potere i criminali devono fare i conti con il potere.
E' strano che la storia di quegli anni sia stata così poco analizzata in altra sede, ma di questo siamo grati perchè se fosse stato fatto, il nostro film avrebbe avuto un effetto meno dirompente.

Si è parlato di un film hollywoodiano. In che aspetti vi siete ispirati al cinema americano nella realizzazione?

Sandro Petraglia: Abbiamo lavorato sulla base del romanzo tenendo presente il cinema americano, ma senza trascurare l'aspetto italiano della vicenda. Abbiamo trattato i personaggi con particolare attenzione, tenendo presente la frase di Elsa Morante "anche quando parlo di piccolissimi personaggi, lo faccio come se fossero re e regine".

Non avevate paura che i personaggi potessero risultare troppo simpatici?

Michele Placido: I personaggi del film non mi sono mai simpatici, ma li considero umani, nel senso che amano, odiano, tradiscono. Vengono da situazioni che non permettono loro di elevarsi oltre un certo livello, e questo li rende un po' meno antipatici perchè i veri cattivi sono quelli sopra di loro. Chi sono i veri cattivi, i Marines e gli Iracheni o chi muove i fili?

Una domanda agli attori: i ruoli degli attori del cast sono stati assegnati fin dall'inizio o sono stati in qualche modo scambiati tra loro?

Kim Rossi Stuart: Sono stato contattato fin dall'inizio per il ruolo di Freddo, non è mai stato preso in considerazione di interpretare un altro dei personaggi del film.

Pierfrancesco Favino: Confermo, è stato così anche per me, e ne sono contento perchè è stato da subito il personaggio che ho amato di più, sin dalla lettura del romanzo.

Michele Placido: Vorrei aggiungere qualcosa per arricchire la risposta: vorrei far notare che si tratta di tutti attori con grande esperienza teatrale, anche se qui li vediamo in una veste diversa. Hanno avuto la grande abilità di risultare di strada, e penso che dipenda anche dal fatto che sono tutti di Roma, conoscono la città quartiere per quartiere e avevano dentro di loro il background necessario a rendere reali questi personaggi. Quello della Banda della Magliana è un piccolo punto di vista sulla storia di quegli anni, ma in un certo senso è molto autentico perchè è il punto di vista di persone che non hanno un interesse diretto nelle vicende che fanno da sfondo alla storia.

Ancora una domanda agli attori: quali sono le motivazioni che vi hanno spinto ad accettare la parte?

Kim Rossi Stuart: Nel mio caso due fattori hanno influito sulla decisione, ossia la voglia di lavorare con Michele e poi l'amore viscerale che provo per Roma.
Non ho fatto un lavoro particolarmente strutturato sul personaggio, mi sono lasciato anche trasportare da quello che avevo dentro, da sguardi, pose, visi, atteggiamenti che inevitabilmente fanno parte del bagaglio di chi è vissuto in questa città, perchè si incontrano in molte zone periferiche di Roma.

Pierfrancesco Favino: sono nato a Roma da genitori non romani, e vivo a Roma. La considero una città particolare, che non ha un'unica identità, ma molteplici. L'intuizione forte del romanzo è quella di racchiuso una storia universale in un ambiente specifico.

Claudio Santamaria: anche nel mio caso la motivazione principale è stata di lavorare con Michele, perchè è un attore ed è importante essere diretti da altri attori.
Inoltre anche io sono un amante della romanità e da ragazzino passavo tanto tempo per strada. Si tratta di atmosfere che ho respirato e mi porto dentro.
Nel complesso è stata un'esperienza interessante come attore ed emozionante dal punto di vista umano.

Perchè l'omicidio di Aldo Moro ricorre in tanti film italiani? E' un avvenimento ancora molto sentito?

Michele Placido: Probabilmente è così. Infatti stiamo preparando anche un altro film sull'argomento, questa volta proprio sulla figura di Moro.

Giancarlo De Cataldo: Forse è così sentito perchè si è trattato di un parricidio per una generazione di italiani. Questi eventi determinano sempre la nascita di un'epica, e forse nel nostro caso non siamo ancora stati capaci di raccontarla fino in fondo. Spero che Romanzo Criminale possa servire da apripista in questo senso.

L'anno scorso proprio a Berlino abbiamo avuto La caduta, un film sugli ultimi giorni di Hitler. Non pensa che sia il momento per un autore italiano di raccontare gli anni bui della vostra storia?

Michele Placido: in realtà il cinema italiano è il primo in assoluto ad indagare la propria storia. Da Rossellini a Rosi, i nostri autori hanno sempre guardato la nostra storia con occhio critico, ed è un aspetto riconosciuto anche dai critici americani. E' una nostra tradizione ed un nostro dovere.

Ci sono nel film riferimenti diretti alla situazione politica attuale italiana?

Michele Petraglia: Ci siamo voluti togliere questo piccolo sassolino dalla scarpa, inserendo una frase nel film che indica l'arrivo dell'era dei furfanti, che sarebbe arrivato qualcosa di più modesto e cialtronesco. Lo spettatore è libero di vederci riferimenti alla situazione attuale.

Movieplayer.it





Quinzaine: premio CICAE per Kim Rossi Stuart
[di s.s.r.]

Anche libero va bene di Kim Rossi Stuart ha vinto il premio CICAE, assegnato dagli esercenti dei cinema d'essai, nell'ambito della Quinzaine des realisateurs. il riconoscimento è stato ritirato la distributrice internazionale Adriana Chiesa. Il film di Rossi Stuart è un'opera prima e concorre dunque anche alla Caméra d'or, che sarà assegnata nell'ambito della premiazione ufficiale, domenica sera.
Bravo e bello, riservato e estraneo allo star system, elegante e mai compiaciuto, Kim Rossi Stuart è il simbolo di una perfetta sintesi di bellezza e bravura attoriale. Alla quale ha aggiunto quest'anno un inatteso e riuscito esordio dietro la macchina da presa. 36enne, romano, è figlio di una ex modella e di un attore, scomparso nel 1994, che lo fa debuttare al suo fianco a soli cinque anni, sul set di Fatti di gente perbene (1974) di Mauro Bolognini. Giovanissimo lascia casa e scuola per frequentare corsi di recitazione. Televisione e cinema scandiscono le tappe della sua carriera artistica, nella quale figurano anche esperienze teatrali con la regia di Antonio Calenda ("Amleto"), e di Giancarlo Cobelli ("Macbeth").
Ha lavorato per la tv in diverse fiction e film tv come la serie fantasy "Fantaghirò", tra le ultime interpretazioni "Il tunnel della libertà" e "Uno bianca". Ha costruito una carriera artistica, selezionando le varie proposte, senza fretta e ansia di successo, e puntando a registi di qualità.
Per Romanzo criminale di Michele Placido è stato il Freddo della Banda della Magliana, per I giardini dell'Eden di Alessandro D'Alatri, che l'ha voluto di nuovo con sé per Senza pelle, è stato il giovane Gesù; per Pinocchio di Roberto Benigni è stato il convincente Lucignolo. Altri registi con i quali ha lavorato: Giulio Base (Poliziotti), Peter Del Monte (La ballata del lavavetri), Michelangelo Antonioni e Wim Wenders (Al di là delle nuvole).
Kim Rossi Stuart è stato a un passo dal vincere a Venezia la Coppa Volpi due anni fa con Le chiavi di casa di Gianni Amelio, film nel quale interpretava il difficile ruolo di un padre tormentato e contradditorio, che a distanza di anni recupera il rapporto col figlio disabile.

(Fonte Cinecittà news)



Il Flaiano 2006 a Kim Rossi Stuart

ROMA - Saranno assegnati domenica al D' Annunzio di Pescara i riconoscimenti del Premio Flaiano 2006 per cinema, teatro e radio. Premiati Carmen Maura (Volver), Valeria Golino (La guerra di Mario), Sergio Rubini (La terra), Kim Rossi Stuart (Anche libero va bene). Di Giogiò Franchini il miglior montaggio, di Philip Groning la miglior fotografia (Il grande silenzio). Premio alla carriera a Riz Ortolani e Isa Danieli. Vincono Enzo Iacchetti, Ascanio Celestini e Isabella Ferrari (interpreti della stagione), Germano Mazzocchetti, Sergio Pierattini, Andrea Maria Brunetti. Per tv e radio premi a Flavio Insinna, Chiara Salerno, Furio e Giacomo Scarpelli, Claudio Bonivento, Antonello Piroso e Linus (Radio Deejay).

da La Repubblica — 30 giugno 2006




Pesaro, 3 luglio 2006 - "Odio il set". A dirlo non una persona qualunque, ma uno dei più bravi e belli attori italiani. Kim Rossi Stuart ritorna a Pesaro per la 42ª Mostra Internazionale del Nuovo Cinema come regista debuttante in 'Anche libero va bene' , film che ha chiuso il festival diretto da Giovanni Spagnoletti.

"Non amo particolarmente il set — spiega il protagonista di 'Le chiavi di casa' e 'Romanzo Criminale' —, il primo giorno di riprese mi agguanta uno stato d’animo particolare, mi sento strano, inquieto, ma poi nel corso della lavorazione del film mi passa".
Fortuna, dato che fare film è la sua professione principale, anche se a Kim Rossi Stuart piace variare: "Nella vita è meglio ogni tanto cambiare", conferma. E’ per questo che a metà degli anni novanta, al culmine della sua carriera cinematografica, Rossi Stuart si prese una pausa dal mondo del cinema per dedicarsi al teatro. E proprio in quel particolare periodo l’attore ora 36enne venne a Pesaro al Teatro Rossini in tournèe con 'Amleto'.
"Quello è stato un momento particolare della mia vita — racconta Kim —, non solo recitai nel teatro della vostra città un personaggio e una pièce a me tanto cara, ma passai a Pesaro anche una delicata situazione privata". Rossi Stuart si ferma qui, preferisce non parlare del padre che fu allora ricoverato nel reparto di Ematologia di Lucarelli.
A Pesaro l’attore che si fece conoscere al grande pubblico nei panni de «'l ragazzo dal kimono d’oro' e alla critica nell’interpretazione di Lucignolo nel 'Pinocchio' di Roberto Benigni, ha ancora qualche amico: "Sono anni che non li sento, non so se farà chiamarli per prenderci un caffè insieme...".
E alle poche fans che sono riuscite ad entrare all’hotel Cruiser per vederlo da vicino e che chiedono di poter scattare una foto fuori abbracciate a lui, Kim risponde: "Va bene, ma non in strada, è meglio qui dentro". Saggia decisione, dato che in viale Trieste tutte le ragazze dalla spiaggia si sono riversate sul marciapiede incuriosite e con l’occhio languido. Ma lui, abituato agli assalti, mette le mani avanti: "Anche libero va bene. No, ho una compagna".

da Quotidiano.net





Cinema: Globo d'oro a Rossi Stuart

Un polemico Bellocchio ritira il premio per il miglior film

(ANSA) - ROMA, 4 LUG - Globo d'Oro per l'opera prima a Kim Rossi Stuart. L'attore e regista ha ricevuto ieri uno dei premi della stampa estera. Il suo film 'Anche libero va bene' e' stato gratificato anche dal riconoscimento per l'attore esordiente, Alessandro Morace. Un Bellocchio polemico con la stampa italiana ha ritirato tre Globi per 'Il regista di matrimoni': miglior film, sceneggiatura e attrice rivelazione. Tra gli altri premi, miglior attore e attrice ad Alessio Boni e Valeria Golino.




Il grande cinema illumina i Globi d’Oro

Grande spettacolo ieri sera all’Accademia tedesca di Roma alla consegna dei Globi D’Oro 2005-2006, i premi della stampa estera.
La cerimonia, durata un’ora e mezza e presentata da Tonino Pinto, Valentina Andreatini e Elisabeth Missland, direttrice artistica della manifestazione, e con una madrina d’eccezione come Sabrina Ferilli, ha vissuto momenti entusiasmanti.
Tantissimi i volti del cinema che hanno partecipato. Bella e affascinante è apparsa Stefania Sandrelli con indosso un abito rosso, vincitrice del premio alla carriera insieme a Gillo Pontecorvo; tenebroso e sexy Riccardo Scamarcio, premiato come attore rivelazione dell’anno. Margherita Buy ha ricevuto il Globo D’Oro Speciale per “I giorni dell’abbandono”, Raoul Bova l’European Golden Globe riservato a un giovane talento italiano con carriera internazionale. Assente Roberto Benigni, vincitore dell’European Career Award. Tra gli invitati anche Sergio Rubini, Gran Premio stampa estera per \"La terra\", Franco Nero, Globo d\'Oro speciale, e Pupi Avati.
Kim Rossi Stuart è stato il più celebrato della serata. Vincitore del Globo d\'Oro per l\'opera prima con \"Anche libero va bene\", accompagnato dalla colonna sonora della premiazione, è salito sul palco ballando come un vero esperto di danza. Al film dell’attore-regista è andato anche il premio per il miglior attore esordiente al 13enne Alessandro Morace.
Marco Bellocchio con \"Il regista di matrimoni\" ha conquistato i Globi d\'Oro per il miglior film, la migliore attrice rivelazione (Donatella Finocchiaro) e la fotografia (Pasquale Mari). Il produttore Aurelio De Laurentiis si è aggiudicato il Globo d\'Oro speciale, mentre l’unica ospite straniera, la straordinaria Carmen Maura, ha ritirato il Globo d\'Oro al miglior film europeo per “Volver” e ha letto un ringraziamento a distanza scritto dallo stesso Almodovar. Valeria Golino, assente, ma presente con un messaggio, ha vinto il Globo d’Oro come migliore attrice per “La guerra di Mario”; Alessio Boni è stato premiato come migliore interprete maschile per “Arrivederci amore ciao”.
Un evento fantastico che ha premiato il cinema italiano e i suoi più grandi protagonisti. Una serata che ha illuminato Roma e la settima arte, che da sempre è parte integrante della capitale.

da Gossipnews.it




I Globi d'Oro 2006
di Oriana Maerini

Roma. Assegnati, ieri sera, nella splendida cornice di Villa Massimo, sede dell'Accademia Tedesca, diretta da Joachim Bluher , i Globi d'oro 2006, ovvero i premi che i corrispondenti e gli inviati speciali della stampa estera elargiscono al cinema italiano. E le nostre piccole-grandi star erano tutte presenti per ricevere il mappamondo dorato che Sefania Sandrelli(premio alla carriera) ha definito: "uno dei pochi premi belli oltre che importanti. Elegante da tenere allineato in libreria." La serata, presentata daTonino Pinto non ha riservato molte sorprese. Una commossa Margherita Buy ha ricevuto il premio come miglior attrice per il film I giorni dell'abbandono, un piccolo risarcimento dopo Venezia. Marco Bellocchio guadagna il riconoscimento come miglior film per Il regista di Matrimoni battendo (finalmente!) Moretti e Benigni e si lancia in affermazioni poco graziose verso la stampa italiana: "I miei film vendono in tutti i paesi del mondo, nonostante certa crtitica italiana si ostini a considerarmi un regista poco esportabile.. Poi c'è stato lo show di Kim Rossi Stuart, premiato come miglior opera prima per Anche libero va bene che, invece di parlare, decide di ballare sul palco mettendo in risalto l'eccentricità dello stacco musicale scelto per la serata. Un altro bellissimo del nostro cinema ossia Riccardo Scamarcio è stato premiato, inoltre, come "Attore rivelazione dell’anno" .
Il Globo speciale stampa estera è andato al produttore Aurelio De Laurentiis che ha omaggiato Kim e dicendo: Così va preso il cinema italiano, con allegria. Basta piangerci addosso!. Il conoscimento come migliore distributore dell’anno lo ha guadagnato, invece, la Warner Bros capitanata da Paolo Ferrari . Il miglior produttore? Raicinema e poi tanti applausi per il maestro Pupi Avati (Globo come miglior regista per La seconda notte di nozze. che ha parlato del suo prossimo film girato in America. "Io continuo a fare un film dietro l'altro - ha chiosato il regista de "La casa dalle finestre che ridono" - perchè spero di poter far passare tutti gli attori italiani attraverso il mio cinema.".
A Raoul Bova va, invece , l’ European Golden Globe . Applausi anche per Alessio Boni che per ritirare il premio come miglior attore per "Arriverci amore ciao" ha lasciato il set del film Caravaggio a Belgrado.
Ma l'ospite d'onore più simpatica é stata senza dubbio Carmen Maura arrivata a Roma per ritirare il premio come miglior film europeo assegnato al suo mentore Pedro Almodovar. La bravissima attrice, che ha insistito a leggere la lettera di Pedro in italiano, nonostante la poca luce e le inevitabili inesattezze di pronuncia, è stata applaudita a lungo. Un calore che tutta la platea le ha inviato come riconoscimento per una carriera che ci ha regalato forse i ruoli più belli del cinema di Almodovar e non solo.

da Cinebazar.it




Kim Rossi Stuart cena al mercato ittico

VIAREGGIO. Uno dei «belli» più acclamati del cinema italiano sbarca a Viareggio. Ma Kim Rossi Stuart, attore cinematografico e di fiction, sembra davvero preferire il profilo basso. In maniera del tutto anonima ha ormeggiato la sua barca in Darsena e, tanto per sfuggire alla calura, se n’è andato alla chetichella a mangiarsi qualcosa alla festa del Pesce Azzurro, nella zona del mercato ittico. Un piatto di pesce e una birra, confuso tra la folla, Rossi Stuart quasi è passato inosservato con la sua camicia casual e la barba di qualche giorno.

IlTirreno — 27 luglio 2006




Copenaghen: doppio premio per Kim Rossi Stuart 5/10/2006

Dopo i riconoscimenti di Cannes, i Globi d'Oro e gli apprezzamenti di pubblico e critica, l'opera prima di Kim Rossi Stuart continua a mietere successi. Anche libero va bene si è infatti aggiudicato il premio "Best Director "e il premio per la Miglior Direzione della Fotografia (a Stefano Falivene) al Copenhagen International Film Festival, conclusosi il 1° ottobre scorso. I Cigni d'Oro per il miglior film e la migliore sceneggiatura sono andati invece a A est di Bucarest, di Corneliu Porumboiu, in uscita il 6 ottobre con l'Istituto Luce. Dopo la tappa danese, il film d'esordio alla regia di Kim Rossi Stuart approderà anche nella sezione "Panorama" dell'Haifa International Film Festival, in programma fino al 14 ottobre.
(Fonte Cinecittà news)




Kim Rossi Stuart sarà Luca Flores

Kim Rossi Stuart interpreterà il pianista jazz Luca Flores nel film tratto dal romanzo di Walter Veltroni "Il disco del mondo. Vita breve di Luca Flores musicista". Il primo ciak è stato girato lunedì a Roma dal regista Riccardo Milani, autore anche della sceneggiatura insieme a Ivan Cotroneo e Claudio Piersanti. Luca Flores, che si è suicidato a 38 anni, pianista jazz internazionale che ha suonato con Chet Baker e Dave Holland, era nato a Palermo nel 1956 ed aveva poi vissuto otto anni in Mozambico. «La storia di Flores è di quelle che ti entrano dentro scavando in profondità nell' animo umano - ha spiegato Milani - il suo genio musicale e la sua sensibilità ne fanno un personaggio straordinario e affascinante». Veltroni ha più volte detto che Kim Rossi Stuart è «la persona più giusta per il ruolo di Luca». Nel cast ci sono anche Jasmine Trinca, Michele Placido, Paola Cortellesi e Sandra Ceccarelli. Per interpretare invece Giovanni Astengo, protagonista del suo ultimo romanzo "La scoperta dell' alba" il sindaco ha immaginato Lo Cascio o Castellitto. «Attori così - ha detto - potrebbero dare il volto giusto al personaggio del romanzo». (cecilia cirinei)

da La Repubblica — 08 novembre 2006




Rossi Stuart diretto da Riccardo Milani

Ha appena vinto, al Festival di Taormina, il premio Gian Maria Volonté per la migliore interpretazione maschile in Romanzo criminale di Michele Placido, e ora si prepara a girare un nuovo film da attore. Kim Rossi Stuart torna dunque davanti alla macchina da presa, dopo l'esperienza positiva di Anche libero va bene, per la nuova pellicola di Riccardo Milani, Il disco del mondo. "E' la storia - spiega Rossi Stuart a 'il Giornale' - tratta dalla biografia scritta da Veltroni, di un jazzista sconosciuto ai più ma con un immenso talento musicale: Luca Flores". L'attore - che ha fatto sapere di non voler rinunciare all'attività di regista, ma che "non gli riesce di fare due cose insieme" - vestirà i panni del protagonista, che dopo una vita sconvolta dalla morte violenta della madre, si è suicidato all'età di 31 anni.
[di Mi. Gre.] 26/6/2006

(Fonte cinecittà news)




Nuovo cinema «Strastevere» Per dieci giorni via dei Fienaroli diventa una sala all’aperto Registi, attori e personaggi dello spettacolo presentano i loro film
di Michela Bevere

DIECI GIORNI DEDICATI AL CINEMA, raccontato direttamente dai protagonisti del mondo dello spettacolo. Dopo il successo dello scorso anno, da stasera al 23 luglio in via dei Fienaroli torna «Strastevere». Per l'occasione, la strada trasteverina si trasformerà in un un luogo dove incontrarsi, conoscersi, assistere a proiezioni, letture, interviste e sorprese, in compagnia di registi, attori e personaggi dello spettacolo, che faranno le loro dichiarazioni d’amore al cinema, mostrando al pubblico le sequenze dei loro film preferiti. Lungo via dei Fienaroli ci saranno, quindi, stand di libri, punti ristoro, e lo spazio incontri dove si alterneranno registi e attori. Un salotto animato, insomma. Un’occasione per passeggiare tra i banchetti di libri e dvd, bere un bicchiere di vino, fermarsi ai tavoli del bar allestito all'aperto, o partecipare alle numerose iniziative proposte in strada. La rassegna si pare stasera con una delle «interviste particolari» in programma, in cui Marco Tullio Giordana intervisterà Marco Bellocchio. Nei giorni successivi, molti saranno gli ospiti che dialogheranno tra loro e si presenteranno al pubblico sotto vesti insolite: comne Paolo Virzì, Francesca Archibugi, Silvio Orlando, Margherita Buy, Gene Gnocchi, Ludovico Einaudi, Violante Placido, Elio Germano, Valeria Solarino, Riccardo Scamarcio, Kim Rossi Stuart e tanti altri. Ma, non solo. Sono previste anche proiezioni e letture come quella di domani, dedicata al regista Roberto Rossellini, a cura del Centro Sperimentale di Cinematografia. Mentre, giovedi 20 alle ore 22 ci sarà il «Premio Libreria del Cinema»: per la prima volta dalla sua fondazione la Libreria del Cinema consegna un premio al cinema italiano. Il premio verrà assegnato a Kim Rossi Stuart per il suo film d'esordio «Anche libero va bene». E a seguire l’attrice Jasmine Trinca intervista Kim Rossi Stuart. La serata di chiusura, domenica 23, sarà animata dalla «Festa della Libreria», con finale a sorpresa La manifestazione è organizzata dal Centro Culturale Libreria Bibli e la Libreria del Cinema, ed è promossa dal Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali – Dipartimento Cultura, Ufficio Spettacolo.

da L'Unità 14 luglio 2006




Kim Rossi Stuart si dà al jazz
Interpreterà il pianista Luca Flores

Dopo l'esordio più che positivo come regista in "Anche libero va bene", Kim Rossi Stuart torna davanti alla macchina da presa nel film di Riccardo Milani, "Il disco del mondo". L'attore sarà il pianista jazz Luca Flores, morto suicida a 39 anni. La storia è tratta dalla biografia del musicista scritta da Walter Veltroni.
Con questa parte Kim renderà omaggio a un grandissimo talento della musica italiana ma sconosciuto ai più, Luca Flores. Come ogni bravo attore Kim sente molto la parte tanto da dispiacersi: "Nel film sarò un pianista, ma non potrò esercitarmi a suonare perché sono reduce da una frattura al polso". La notizia è stata data dallo stesso Stuart a margine della Mostra Internazionale del nuovo cinema a Pesaro, dove era presente per assistere in sala alla sua prima fatica da regista.
Un'altra parte drammatica per l'attore romano che ha ormai rinunciato ad apparire come il bello del cinema italiano. Dopo il periodo difficile in seguito all'incidente in moto, che stava costandogli la vita, questo è un momento favorevole con ruoli che gli hanno portato grande apprezzamento da critica e pubblico. Il Freddo, lo spietato killer interpretato in "Romanzo Criminale" e Gianni, il padre ritrovato di un figlio con gravi problemi, nel toccante "Le chiavi di casa" sono solo due dei più recenti esempi.
E l'anno scorso ha anche esordito come regista con il film "Anche libero va bene", che racconta la difficile situazione familiare di un bambino alle prese con una madre instabile e con un padre (interpretato da lui) troppo oppressivo. Non resta che aspettare per vedere se il momento d'oro continuerà e saranno ancora note trionfali a suonare per Kim.

CHI ERA LUCA FLORES
L'artista palermitano ha raggiunto la popolarità quando Veltroni, colpito dalle sue melodie, ne ha scritto la biografia. Quello che emerge è un pianista eccezionale con collaborazioni importanti nel mondo del jazz (Chet Baker e Dave Holland), la cui musica è formidabile e straziante al tempo stesso. Un uomo sensibile e sconvolto dal peso della morte della madre in un incidente stradale, evento tragico che lo ha accompagnato per tutta la vita fino al triste epilogo del suicidio nel 1995.
Tgcom 4/7/2006




RossiStuart:«SaròLuca,il jazzista suicida»

Dopo l’exploit da regista a Cannes, l’attore
torna a recitare: «Il disco del mondo è una
storia emozionante, non potevo dir di no»

Lucio Giordano
da Taormina

Operazione nozze con i fichi secchi riuscita. Felice
Laudadio, direttore del film Festival di Taormina,concluso ieri,è soddi-
sfatto di come sia andata la 52esima edizione,quella deitagli al budget
a colpi di machete.Quella che ha rischiato di non farsi. E il prossimo
anno, Laudadio, punta alla rifondazione:rassegna non più a giugno ma
in luglio, quasi sicuramente con un grande Festival del cinema italiano,
con tutto il meglio della produzione stagionale. La strada del resto è
stata già tracciat a in questi due anni con la sezione Italia Film Festival.
Si tratta solo di ampliare la formula.
Ieri tra i tanti premi assegnati da una giuria di critici internazionali,Mi-
chele Soavi con Arrivederci amore, ciao film sul terrorismo, ha vinto
il Federico Fellini per lamigliore regia. Valeria Golino, assente perché
testimone di nozze al matrimonio veneziano della sua amica Patricia
Arquette, l’Anna Magnani per la migliore interpretazione femminile,
grazie al bellissimo Laguerra di Mario di Antonio Capuano.
Mentre Kim Rossi Stuart si è aggiudicato il Gian Maria
Volonté per la migliore interpretazione maschile con Romanzo crimi-
nale e AncheLiberovabene,di cui è pure regista.
Annata felice,dunque,quelldell’attore romano.Che dopo le vacan-
ze tornerà sul set come protagonista del nuovo film di Riccardo Milani
Il disco del mondo. Dice Rossi Stuart: «È la storia, tratta dalla bio-
grafia scritta da Veltroni,di un jazzista sconosciuto ai più ma con un im-
menso talento musicale: Luca Flores». La sua cifra esistenziale era il
dolore.Palermitano d’origine, la vita di Flores venne sconvolta dalla
morte della madre, uscita di strada con l’auto mentre stava accompa-
gnando dal dentista il piccolo Luca.Il suo percorso si chiuderà presto,
molto presto:a 31 anni decide di farla finita:«Dopo Romanzo criminale,
un’altra morte violenta per il personaggio che interpreto - dice Rossi
Stuart - ma la storia era talmente bella che quando Milani mi ha con-
tattato non ho esitato ad accettare».
Rossi Stuart però non è intenzionato a rinunciare alla regia: «Ma
non miè mai riuscito di fare due cose insieme nello stesso momento».
Altre proposte d’attore? «Il mio agente cinematografico lo sa bene:
quando sono già impegnato inutile anche che mi tenga informato su al-
tri progetti». Sarà la maturità,sarà la soddisfazione per aver diretto il film
che è piaciuto tantissimo, fatto sta che Rossi Stuart sembra un altro,più si-
curo di sé.Che abbia influito in questo cambio di marcia l’incidente mo-
tociclistico di cui è rimasto vittima nel settembre scorso? Lui nega:
«Da quell’esperienza non ho imparato granche,avere il gesso dapper-
tutto èstata una gran rottura di scatole.Ne ho semplicemente approfit-
tato per riposare».

da Il giornale





Amidei, alloro al dolce dramma di Rossi Stuart

GORIZIA. Ha convinto tutta la giuria la sceneggiatura di Anche libero va bene, opera prima di Kim Rossi Stuart, passato velocemente dal successo di Romanzo criminale alla sua prima esperienza dietro (e davanti) la cinepresa. L’opera è firmata dallo stesso Kim Rossi Stuart, assieme a Linda Ferri, Federico Starnone e Francesco Giammusso. A decretarne la vittoria, come detto all’unanimità, è stata la giuria di cineasti italiani composta dai registi Mario Monicelli, Ettore Scola e Franco Giraldi, dagli sceneggiatori Suso Cecchi D'Amico, Francesco Bruni e Giuseppe Piccioni, e dall'attrice Giovanna Ralli. La pellicola di Stuart rappresenta un must tutto italiano quando il nostro cinema vuole affrontare un’immersione in apnea nell’animo umano. Kim Rossi Stuart è un padre di famiglia con un lavoro precario e in conflitto con la moglie che spesso scompare dalla loro vita, per poi riprendere il ruolo di madre. Poi si pente, perdendosi nuovamente nel suo mondo lontano da casa. Il linguaggio è duro, aspro, non ci sono sconti. Scivola fuori anche una bestemmia liberatoria, talmente naturale tanto da evitare le prevedibili bacchettate della chiesa.Il premio è stato ritirato ieri sera, al Teatro Tenda del Castello di Gorizia, dalla sceneggiatrice Linda Ferri, già al fianco di alcuni tra i più noti registi italiani come Nanni Moretti, nel 2000, per La stanza del figlio, e Giuseppe Piccioni, nel 2001, per Luce dei miei occhi. Accanto a lei, sul palco del Teatro Tenda per la consegna del riconoscimento e la lettura delle motivazioni, c’erano l'assessore regionale alla Cultura del Friuli Venezia Giulia, Roberto Antonaz, l'assessore comunale alla Cultura di Gorizia, Claudio Cressati, il presidente dell'Associazione di cultura cinematografica Sergio Amidei, Nereo Battello, e lo sceneggiatore e giurato Francesco Bruni. Ma quello alla migliore sceneggiatura non è stato l'unico premio assegnato quest'anno alla manifestazione goriziana. L'Associazione Sergio Amidei ha, infatti, attribuito il Premio all'Opera d'Autore al regista tedesco Wim Wenders. Inoltre, per celebrare il primo quarto di secolo, è stato assegnato un premio speciale del Venticinquennale del Premio Sergio Amidei al regista Gianni Amelio, in quanto cineasta «capace di rielaborare la matrice neorealista e - si legge nella motivazione - il modello di Sergio Amidei verso un nuovo cinema, al contempo rispettoso della tradizione e incuriosito dalla contemporaneità». Ora, come ha anticipato il direttore Giuseppe Longo, si pensa già all’edizione del 2007. E il primo obiettivo è una rassegna del cinema danese.

Messaggero Veneto — 30 luglio 2006





Premi Flaiano, le star di cinema e letteratura ieri a Pescara

Con la consueta sfilata di personaggi si è conclusa anche la edizione numero 33 del Flaiano Film Festival che quest’anno ha dovuto fare i conti con Mondiali e ristrettezze economiche. Al Teatro d'Annunzio la premiazione e l'arrivederci ad una prossima edizione con l'augurio degli organizzatori di poter contare su contributi più generosi.
Per i primi, pare, non ci sia stato un sensibile calo di affluenza di pubblico durante la mostra cinematografica; ben più grave il secondo aspetto per il quale il patron Edoardo Tiboni né ha fatto un tormentone che finora ha strappato solo qualche timida promessa da alcune istituzioni.
A scandire i ritmi della serata al teatro D’Annunzio il rodato Andrea Vianello e la pescarese Arianna Ciampoli, presentatrice di “Cominciamo Bene” di Rai Tre.
I due hanno dovuto fare i conti con qualche critica, nemmeno troppo velata sulla “verve” dello spettacolo, e i “disturbatori” della vicina festa della Cgil a pochi metri dal teatro che si è trasforma in tormentone. Attori, e artisti non hanno risparmiato battute per l’evento in contemporanea che spesso sovrastava l’audio del teatro (ancora una volta due eventi male coordinati).
Poi la sfilata dei tanti premiati.
Come miglior interprete femminile televisiva è stata premiata Chiara Salerno, per il suo ruolo di ispettrice Veneziani de La squadra, la fiction di Rai Tre.
L’attrice, figlia d’arte, (madre Valeria Valeri, padre Enrico Maria Salerno) ammette la riconoscenza per un premio ricevuto per un lavoro che si è dimostrato negli anni «una grande palestra: ritmi forsennati» ed ha condiviso il pegaso d’oro con tutti quelli con cui ho lavorato in questi mesi. Del padre ammette di aver preso soprattutto «il senso del dovere».
Il premio come miglior personaggio tv, assegnato per i voti del sondaggio della Repubblica, è andato a Fiorello, non presente però a Pescara.
Il presentatore è intervenuto nel corso del programma con un filmato registrato «nei giardinetti di una clinica», «mia figlia Angelica è appena nata e non potevo lasciarla». Fiorello inoltre non nasconde l’imbarazzo per un premio che è un po’ «un paradosso».
«Ricevo un premio come personaggio tv in un periodo in cui il pubblico mi ha visto ben poco… sapete, faccio la radio».

Per l’interpretazione teatrale femminile Isabella Ferrari in scena con “Due partite’” di Cristina Comencini.
«E’ un premio totalmente inaspettato», ammette l’attrice, «il teatro è un grande amore tutto da scoprire ma mi reputo ancora agli inizi».

Grande rivelazione dell’anno il film tedesco “Il grande silenzio”, campione di incassi in Germania che ha ottenuto anche in Italia un «successo inaspettato», come ha ammesso ieri sera anche il regista Philip Gröning (che sfoggia un perfetto italiano).
«E’ difficile e strano», ammette il regista, «ricevere un premio per un film che racconta un mondo senza media».
E inevitabilmente il pensiero corre anche all’incontro di calcio domani sera Italia Germania: Gröning ammette candidamente «martedi farò una grande festa».

Il premio della giuria popolare è andato va al film “ La terra” di Sergio Rubini il cui premio è stato consegnato proprio al regista che ha ammesso: «Ho sempre vissuto con invidia i racconti di amici e colleghi che mi dicevano di essere stati a Pescara per ricevere il premio Flaiano. Me lo aveva detto Fabrizio Bentivoglio e, ieri sera, lo avevo annunciato a Gabriele Salvatores, a cena a casa mia. Mi ha detto che anche lui ne aveva preso uno. Stasera poi ho capito che lo danno anche due volte. Sono molto contento», ha aggiunto Rubini, «anche perché state reggendo una serata molto lunga», ha detto ai presentatori, «molto bravi, meritereste un premio Flaiano anche voi».

Rubini ha raccontato di essere andato via a 18 anni dalla Puglia, con l’augurio di non tornarci più, per formarsi altrove.
«Subito dopo», ha raccontato, «mi sono accorto che non potevo prescindere da quel luogo, che mi portavo dentro di me e così la Puglia è diventato un luogo della memoria, un momento ed una parte di me. Non potrei tornare fisicamente nella mia terra perché non sarei quello che ero e per paura di perdere quello che sono diventato. Inoltre quella terra che ricordo non esiste più… Ecco, il mio film è soprattutto questo: il racconto di un ritorno doloroso».

Kim Rossi Stuart, il più atteso è stato premiato per “Anche libero va bene” che ha riscosso ovunque i consensi della critica pur essendo il suo debutto alla regia.
Stuart ha raccontato come in realtà il film avrebbe dovuto farlo Sergio Rubini, che ha rinunciato all’ultimo momento.
«Ho imparato a convivere con le emergenze», ha detto Stuart, «ma con Sergio ci parliamo ancora. Desideravo fare il regista da tantissimo: ho iniziato a fare l’attore a 12 anni ma a 17 mi sarebbe già piaciuto girare il mio film».
Kim, osannato dalle fans al teatro, è stato assediato ed ha firmato con spontanea generosità ogni pezzo di carta che gli veniva sottoposto.
Timido, schivo ma sorridente ha raccontato come da bambino sognava di fare «lo 007 o il muratore».
Ha raccontato come in questo film abbia messo molte delle sue sensazioni ed esperienze vissute in prima persona anche se non è un film autobiografico.
«E’ un attore di grande talento e di questo lo ringrazio molto e gli dedico tutti i premi che riceverà questo film» ha detto poi Kim parlando della rivelazione Alessandro Morace, miglior attore esordiente, 12 anni, protagonista assoluto del film.
«E’ stata un a lavorazione lunga e faticosa», ha raccontato, «sul set ero accompagnato sempre da mamma e papà e poi nei fine settimana mi toccava studiare».
Non si è montato la testa e non sa dire se il suo futuro sarà davanti una macchina da presa per ora «penso a studiare poi si vedrà». Scelto fra oltre mille ragazzi per i quali Stuart ha fatto veri e propri provini nelle scuole… poi la scelta che si è rivelata vincente.

Per i premi letterari il grande Antonio Skarmeta, cileno di origine dalmata che ha parlato bene di Pescara che aveva immaginato in una sua novella. L’autore de “Il postino di Neruda” ha detto di essere «un uomo con i piedi saldamente posati sulle nuvole», mutuando un celebre aforisma di Flaiano e poi ricordando Massimo Troisi che dal suo romanzo ha tratto un indimenticabile e commovente film di congedo ha detto «Massimo è il mio angelo custode, lo ricordo sempre con tanta tenerezza. Da subito mi ha colpito la sua sensibilità e la sua fragilità sul set».

Infine, Enzo Iacchetti, premiato per “The producers”.
«Lo spettacolo è andato benissimo, un grande successo, il miglior spettacolo che abbia fatto… però un giorno ci hanno detto: “bravi, siete licenziati”. E’ un vero peccato perché ci lavorava moltissima gente. Non mi preoccupo per me che sono ricco di famiglia», ha scherzato, «ma per quelli che beccavano 34 euro netti a serata. Penso che il teatro sia un bel modo per guadagnarsi da vivere ma se non c’è la tv non puoi mantenere il tenore di vita delle persone che ti stano intorno».
Ovvio ma sentito l’appello per sostenere la Cultura nel nostro paese ed in molti hanno ricordato le difficoltà per produrre film o spettacoli teatrali che spesso non ricevono contributi o sovvenzioni.

da Primadanoi.it





Taormina, vince il made in Siciliy ma la formula è da cambiare

Finale di partita che segna un grande successo per il cinema made in Sicily. Questa, tutto sommato, può dirsi la novità di rilievo del TaorminaFilmFest 2006, dove, in sintesi, sono arrivate le nuove tecnologie, è andato via un grosso sponsor e in mezzo a un po' di parapiglia si è compreso di dover cambiare la formula. Niente di strano, modifica biologica si potrebbe dire: d' altronde basta riflettere sul fatto che questi ultimi anni hanno modificato pesantemente il rapporto con le immagini e la creatività per comprendere che il pubblico ha nuove esigenze. Ne esce bene anche il cinema italiano, che ha mostrato il suo volto migliore con artisti come Kim Rossi Stuart (premiato come miglior attore di "Anche libero va bene" - sua prima regia - e "Romanzo criminale", inizierà a lavorare al prossimo progetto tratto dal libro di Walter Veltroni "Il disco del mondo"), Valeria Golino (miglior attrice con "La guerra di Mario"), registi impegnati come Michele Soavi ("Arrivederci amore, ciao", miglior regia), sceneggiatori (Giacomo Martelli per "In ascolto"), Pasquale Mari (migliore fotografia per "Il regista di matrimoni"), Marco Turco, miglior documentario con "In un altro paese" e molti altri ancora. I siciliani: sala grande affollatissima a Palazzo dei congressi per due prime tutte siciliane "Salvatore - Questa è la vita", regia di Gian Paolo Cugno, protagonisti Lucia Sardo, Enrico Lo Verso, esordio del piccolo protagonista Alessandro Mallia, cast con Giancarlo Giannini, Gabriele Lavia, Galatea Ranzi, Ernesto Mahieux, Murizio Nicolosi. Un film di cui sono stati proiettati i primi dieci minuti di «girato» e che farà sicuramente parlare: è la prima produzione italiana di Buena Vista (ovvero Disney quando produce i film e non i cartoni), produzione decisamente siciliana. Il regista Gian Paolo Cugno è di Pachino, e qui è girato il film che racconta una storia di lavoro minorile tra serre e raccolte di pomodorini. Dice Cugno: «Ho presentato la sceneggiatura e hanno deciso di appoggiarla. Sul set il clima è stato entusiasmante, di grande collaborazione. Non credevo di avere attori così bravi a recitare per me». Sarà nelle sale il 3 novembre, nel frattempo il regista pensa a una prima visione che si realizzerà in Sicilia. Applausi e risate per "Agente matrimoniale", regia di Christian Bisceglia prodotto da Eleonora Giorgi e Massimo Ciavarro con Rai Cinema. Una nuova commedia all' italiana fatta di gag semplici ma efficaci, con i due protagonisti Corrado Fortuna e Nicola Savino - in ruoli cuciti addosso - che si improvvisano agenti matrimoniali per sbarcare il lunario ma si ritroveranno al centro di una serie di imprevisti, tra corse con «lape» truccate, biondine spezzacuore, brunette sexy e bugie con le gambe corte. «Lo scorso anno ho presentato un cortometraggio - racconta Christian Bisceglia, l' ha visto Eleonora Giorgi e mi ha chiesto di lavorare con lei». A far da sfondo al racconto ancora la Sicilia: piazze catanesi e cannoli, mercato del pesce e corse per le strade, per un racconto contemporaneo col sorriso sulle labbra. - PAOLA NICITA

da La Repubblica — 27 giugno 2006




Bignardi: finalmente il cinema alle persone che lo conoscono

ROMA - Sono arrivate venerdì scorso le nomine ai vertici delle istituzioni del cinema italiano, nomine che dovrebbero essere l' espressione del governo di centrosinistra. «Ho mandato una lettera al ministro: se ritiene che io abbia lavorato bene mi confermi, altrimenti mi licenzi», racconta Luciano Sovena, amministratore delegato dell' Istituto Luce nominato a suo tempo dal governo di centrodestra, e il ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli lo ha confermato. La presidenza è stata affidata all' ex senatore Stefano Passigli. Tra le altre nomine ci sono Alessandro Battisti, ex senatore della Margherita, presidente di Cinecittà Holding al posto di Carlo Fuscagni, Irene Bignardi diventa presidente di Filmitalia. «Questa cosa mi è capitata all' improvviso ma spero davvero di lavorare bene. Nel nostro cinema sono spuntati molti nuovi autori interessanti, da Paolo Sorrentino a Kim Rossi Stuart e altri come Michele Placido hanno confermato il loro talento: la mia speranza e il mio impegno sarà quello di farli conoscere a livello internazionale», dice Irene Bignardi. Consiglieri di Filmitalia sono Roberto Cicutto, Claudio Gubitosi, Michele di Tondo e Stefano Murri. Antonio Morè, Maurizio Sciarra sono i consiglieri del Luce, mentre nel cda di Cinecittà Holding ci sono le ex parlamentari Giovanna Griffagnini (Ds) e Gabriella Pistone (Pdci), Mario La Torre, il professor Severino Salvemini, i registi Michele Conforti e Wilma Labate, ed è confermata un po' a sorpresa l' ex moglie di Pierferdinando Casini Roberta Lubich, con Francesco Carducci Artemisio nuovo amministratore delegato. «Mi sembra che prevalga il numero delle persone con esperienza di cinema e questo è un segno positivo. Ed è positivo che una volta tanto, con la conferma di Luciano Sovena, che era stato nominato dal precedente governo, non sia stato applicato rigidamente lo spoil system» commenta ancora Bignardi. Anche Sovena ritiene che tra le nomine ci siano soprattutto «persone di cinema e mi fa molto piacere. Spero anche che si cominci a giudicare le persone per la loro competenza e si smetta di cercare le connotazioni politiche, un' abitudine che non fa bene al cinema». A parte l' opposizione, le nomine sono state accolte con generale favore. Perfino Citto Maselli, presidente onorario dell' Anac, pur preoccupato per «le due presidenze che non rappresentano il cinema smentendo quei principi di trasparenza e professionalità su cui era impostato il programma dell' Unione», rileva «un segnale un segnale positivo soprattutto per quanto riguarda la forte e diffusa presenza degli autori nei cda delle tre società». - MARIA PIA FUSCO

da La Repubblica — 31 luglio 2006





Napolitano: Ripensiamo il ' 68 cinema di novità ma anche di furori

ROMA - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano riceve al Quirinale il cinema italiano per i premi De Sica e torna ai tempi della contestazione giovanile. «Il '68 è stato un' epoca di movimenti» esordisce «una stagione che aveva le sue ragioni e una sua forza vitale ma anche i suoi schematismi e i suoi furori». Ha al suo fianco Gian Luigi Rondi, presidente dell' associazione e anima dei David di Donatello: era alla guida della Biennale di Venezia, investita dalla contestazione, e ne fu bersaglio. «Ora» dice il presidente «possiamo guardare con maggiore serenità a quelle vicende e alle persone coinvolte senza negare le ansie di rinnovamento che naturalmente si riproducono, ed è bene che si facciano sentire; ma liberandoci da ogni residuo di impostazioni troppo parziali o puramente negative». Cerimonia sobria, in clima bipartisan: se Napolitano da una parte elogia Rondi, andreottiano, citando una lettera indirizzatagli nel '71 da Visconti con cui caldeggiava la sua candidatura alla Mostra di Venezia, dall' altra premia Citto Maselli, sottolineando l' evoluzione della sua ricerca registica. Da appassionato, chiede sostegno per il cinema. «Non immaginavo che già nei primi mesi del mandato mi si sarebbero presentate queste occasioni per riflettere sul ruolo che hanno teatro, cinema, danza e musica, in cui operano le nostre risorse più significative per dare all' Italia coscienza di sé e farla apprezzare all' estero». Il ministro della cultura Francesco Rutelli lo ringrazia, annunciando una legge di sistema da portare in Parlamento nel 2007. «Occorre che lo Stato snellisca le norme e dia risorse certe perché il cinema italiano sta tornando ai vertici: è dovere delle istituzioni far sì che la tendenza si consolidi». Sorridono i premiati: Mariangela Melato, Gigi Proietti, Margherita Hack, Kim Rossi Stuart, Antonio Avati, Uto Ughi, Maurizio Scaparro, Paolo Portoghesi, Ennio Calabria, Vania Traxler Protti, Aleksandr Sokurov, il sindaco di Roma Walter Veltroni a cui va il riconoscimento «per meriti letterari e cinematografici». L' applauso più affettuoso, con gli invitati nel Salone dei Corazzieri in piedi, va a Fernanda Pivano: Napolitano interrompe il rigido protocollo, andandole incontro e scambiando qualche battuta con lei. Poi s' intrattiene con gli ospiti, insieme alla signora Clio. Veltroni intitolerà a Vittorio De Sica una sala del Palazzo delle Esposizioni, e il figlio del maestro, Christian, presente con i fratelli Emi e Manuel, fa un appello perché Roma trovi uno spazio per proiettare i classici. Maselli è commosso, scambia una battuta con Ettore Scola: «Hai visto, caruccio Giorgio... Il premio mi dà la carica per il nuovo film Questa sinistra, uno sguardo sulla realtà politica italiana». - SILVIA FUMAROLA

da La Repubblica — 02 dicembre 2006





Napolitano: lo Stato deve aiutare il cinema
di Gabriella Gallozzi

C’ era un’aria diversa dal solito ieri al Quirinale nel corso dell’annuale consegna dei Premi De Sica da parte del presidente della Repubblica. Se non altro perché questa è stata la «prima volta» di Giorgio Napolitano col mondo del cinema e della cultura, dei quali da sempre è «tifoso». Nella sala dei Corazzieri, tra il ministro Rutelli alla destra e Gian Luigi Rondi (anima dei David di Donatello - diventati cinquantenni - e dei premi intitolati a Vittorio De Sica), alla sua sinistra, il Presidente ha colto subito l’occasione per chiedere «adeguate politiche pubbliche di sostegno» per il cinema. Mentre il ministro dei Beni culturali ha annunciato, finalmente, una nuova legge di sistema per la cinematografia entro il 2007, oltre che riconfermare «fedeltà» al programma dell’Unione in ambito culturale. Senza ciclostilati - abitualmente diffusi alla stampa -, ma «a braccio» - così viene annunciato dal cerimoniale del Quirinale - l’intervento di Napolitano è un elogio a chi attraverso le arti ha «saputo dare all’Italia la conoscenza di sè», mostrandosi in sintonia «con l’evolversi del paese e della società». Così come ha saputo fare, «Citto Maselli - prosegue -, l’esempio mi viene spontaneo». E Citto Maselli è lì in platea, commosso, a ricevere il primo riconoscimento «istituzionale» - mai neanche un David - della sua lunga carriera. Insieme a lui una lunga sfilata di premiati: Fernanda Pivano, sostenuta a braccia da due accompagnatori, raccoglie una commossa standig ovation di oltre un minuto. Il regista russo Aleksandr Sokurov è l'unico straniero presente, mentre mancano Kenneth Branagh e Alain Resnais. Poi ecco Mariangela Melato, Gigi Proietti, Kim Rossi Stuart e Stefano Accorsi che ritira il De Sica dello scorso anno (i premi si possono tenere in frigo). E ancora il produttore Antonio Avati e la distributrice Vania Traxler. Maurizio Scaparro, Paolo Portoghesi, Uto Ughi, Margherita Hack, il pittore Ennio Calabria. E pure il sindaco di Roma Walter Veltroni che viene premiato «per meriti letterari e cinematografici». C’è anche un passaggio sul Sessantotto nel discorso di Napolitano, «un'epoca che aveva le sue ragioni, la sua forza vitale, ma anche i suoi schematismi e furori». Un’epoca di grandi contestazioni «che investì anche le istituzioni culturali come la Mostra di Venezia». Ed ecco la «sorpresa», su cui la stampa ha già aperto il «dibattito», quella lettera che «Visconti mi scrisse», prosegue Napolitano «per sostenere la candidatura di Rondi», democristiano doc, alla Mostra. Gesto che fu visto dagli intellettuali del Pci come imperdonabile tradimento del nobile Luchino. Ma che oggi, a distanza di tanti anni, si può rievocare «con serenità», come pure il dibattito politico intorno a quegli anni di grandi battaglie. Di cui ieri, qui al Quirinale, erano presenti molti dei protagonisti, in un’aria buona di tanta storia condivisa. A cerimonia finita, tutti intorno a Giorgio e Clio, nella sala del buffet. Ecco Carlo Lizzani, Ettore Scola, Sandro Curzi. Ci sono anche Furio Colombo e Pippo Del Bono. Le dichiarazioni alla stampa, le battutte, poi il «gruppo» si scioglie. E Citto, ancora emozionato, se ne va salutando il presidente, «ciao compagno».

L'Unità, 2 dicembre 2006





Dario D' Ambrosi sarà anche tra i protagonisti della terza edizione della rassegna Cinema Italian Style, che si svolgerà a Los Angeles dal 3 all' 8 settembre, con la partecipazione dell' American Cinematheque, Cinecittà Holding, il ministero dei Beni Culturali e la Regione Lazio, al cui presidente Piero Marrazzo sarà consegnato il premio Innovator Award, insieme a Valeria Golino, Mel Gibson e al presidente della Fox Jim Gianopulos, per l' impegno nel campo della promozione artistica. Spiega Dario, che da un ventennio lavora regolarmente con Ellen Steward al Caffè La Mama di New York: «Con il mio spettacolo teatrale Sognando il mare avrò l' onore di aprire la rassegna e soprattutto avrò il piacere di ritrovarmi con Gibson, che mi ha voluto nel suo film The passion, dove interpretavo il ruolo del terribile e cinico centurione romano, flagellatore del Cristo». Il comitato d' onore del Cinema Italian Style, che conta l' appoggio del Governatore della California Arnold Schwarzenegger, è composto, tra gli altri, da Bernardo Bertolucci, Dino De Laurentiis, Danny De Vito, Michael Douglas, Anjelica Huston, Sophia Loren. Fra gli ospiti presenti, Kim Rossi Stuart, Gianni Amelio, Gabriele Muccino e Carlo Verdone. Tra i film presentati, La guerra di Mario, La stella che non c' è, Anche libero va bene, Viva Zapatero. Per la rassegna sono stati scelti i primi giorni di ottobre per una serie di motivi: la possibilità di includere nel calendario losangelino i titoli presentati al Festival del Cinema di Venezia e di Toronto, precedendo di due settimane la Festa di Roma; e l' approssimarsi delle date di selezione per i candidati ai Golden Globes e all' Oscar, offrendo ai giurati la possibilità di accedere in modo organico alle proiezioni di film italiani.

(31 agosto 2006) - Corriere della Sera


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