Kim Rossi Stuart

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DOVE NASCE LA NOTIZIA

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Dove nasce la notizia scritto e diretto da Umberto Marino
con Kim Rossi Stuart, Massimo Wertmuller, Ludovica Modugno, Cecilia Genovesi




TEATRO . "Dove nasce la notizia" di Umberto Marino all' Argot Studio

Dal cinismo di stampa e televisione alla rabbia degli emarginati
DOVE NASCE LA NOTIZIA di Umberto Marino, anche regista, con Kim Rossi Stuart, Cecilia Genovesi, Massimo Wertmuller, Ludovica Modugno e Gian Luca Giugliarelli. Teatro Argot Studio. La televisione in teatro non ha mai funzionato molto. Forse e' proprio il mezzo che non puo' far da "protagonista" in palcoscenico. Cosi' Umberto Marino sposta il centro dell' attenzione dal problema tv al problema della rabbia giovanile e dell' emarginazione. Una rabbia che, durante i bui tra una scena e l' altra, e' espressa anche dalla registrazione di alcune telefonate a Radio Radicale. Due anime sole, disperate, alla ricerca di un senso e un sogno impossibile per riuscire a vivere si incotrano in situazioni estreme, che le costringono a rivelarsi e confrontarsi. Si tratta di un delinquentello balordo di periferia che, dopo una rapina finita male, si barrica in una casa dove per ostaggio trova una ragazza paralitica costretta sulla sedia a rotelle. Lui segna di fare i soldi in qualche modo per godersi la vita, lei punta tutto su una impossibile operazione che la faccia tornare in piedi. Fuori una polizia sospettosa lo accusa anche di violenza carnale, e lo attende al varco. Il giovane e' agitato, esaltato e punta tragicamente a giocarsi il tutto per tutto "come Rambo", lei distratta dalla tv, suo anestetico contatto col mondo, propone di far intervenire un giornalista a caccia di casi clamorosi e pietosi, di situazioni drammatiche per una diretta che alzi gli ascolti. Un' esperienza in Bosnia lo ha pero' mutato e cerca di aiutare i ragazzi, se non fosse che, mentre sta per partire la trasmissione, esplode un' autobomba facendo quattro morti e la forza dell' avvenimento lo chiama altrove, abbandonando i ragazzi al loro destino. Il primo ucciso viene dalla polizia e la seconda e' sempre piu' afflitta e chiusa sulla sua carrozzella, anche se sembra stiano arrivando i soldi per l' operazione grazie al rumore fatto attorno all' accaduto; il giornalista invece decide di non fare piu' tv. Il finale e' forse troppo concluso e " buono", ma il lavoro, che per tanti versi ci riporta a quella "Stazione" con cui Marino (assieme a Rubini e la Buy, che poi ne realizzarono la versione cinematografica) proprio nel meritorio spazio dell' Argot si rivelo' vari anni fa, ha una sua forza e qualita' . Certo crespuscolarismo e sentimentalita' vagamente poetica e nostalgica, che nei lavori successivi tendevano a diventare maniera, qui recuperano una loro verita' e allargano il discorso agganciandosi in maniera naturale alla realta' odierna al ritratto di una rabbia, che riflette un mondo, piu' che una generazione. Il dialogo, pur in un certo eccesso di realismo, che connota del resto tutta la messinscena arrivando sino a proporre l' odore di un soffritto, ha una scioltezza e naturalezza che costruisce tensione e assieme gioca sul comico e l' ironico di un gergo e un modo di vedere le cose proprio del protagonista, un Rossi Stuart che regge con intensita' un' ora e mezza di situazione estrema, mai superando il confine dell' eccesso o della maniera. La ragazza, di Cecilia Genovesi rende credibile il proprio lamento e sofferenza, la paura e qualche dolcezza, mentre sua madre, cui da' corpo Ludovica Modugno, innesta il clima di tensione e agitazione con la propria nevrosi e impotenza sin dall' alzarsi del sipario. Massimo Wertmuller e' il giornalista diviso tra necessita' del mestiere e un' umanita' che affiora e il suo operatore ha il solido carattere del debuttante Gian Luca Giugliarelli. La commedia presto dovrebbe diventare un film con gli stessi interpreti di questo allestimento teatrale, girato in super16 come un documentario, in una sorta di presa diretta e cinepresa in spalla, almeno stando alle intenzioni annunciate dall' autore e regista.

Paolo Petroni
(30 dicembre 1993) - Corriere della Sera

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