Kim Rossi Stuart

Kim Rossi Stuart


IL FIORE DEL MALE

  Il fiore del male  Questione di cuore  Piano, solo  Anche libero va bene  Romanzo criminale  Le chiavi di casa  Pinocchio  La ballata dei lavavetri  I giardini dell'Eden  Al di là delle nuvole  Cuore cattivo  Senza pelle  Poliziotti  18 anni tra una settimana  Obbligo di giocare - Zugzwang  Lo zio indegno  Fatti di gente perbene  

Titolo originale: Vallanzasca - Il fiore del male

Lingua originale: Italiano
Paese: Italia
Anno: 2010
Durata:
Colore: colore
Audio: sonoro
Rapporto:
Genere: biografico, crimine
Regia: Michele Placido
Soggetto: Autobiografia di Carlo Bonini e Renato Vallanzasca
Sceneggiatura: Michele Placido, Andrea Purgatori, Kim Rossi Stuart
Produttore:
Produttore esecutivo:
Casa di produzione:
Distribuzione (Italia):

Interpreti e personaggi
Kim Rossi Stuart: Renato Vallanzasca

Vallanzasca - Il fiore del male è un film del 2010 diretto da Michele Placido e basato sulla vita del criminale Renato Vallanzasca.
La sceneggiatura, scritta da Placido con la collaborazione di Kim Rossi Stuart e Andrea Purgatori, è ispirata al libro autobiografico Il fiore del male. Bandito a Milano scritto da Vallanzasca stesso con l'aiuto di Carlo Bonini.

Trama
Rinchiuso in carcere per scontare una condanna a vita per i crimini commessi, un anziano Renato Vallanzasca procede nei ricordi di una gioventù passata come capo di un clan criminale noto alla cronaca come banda della Comasina, che negli anni '70 imperversò a Milano tra rapine, sequestri e omicidi.

Produzione
Reduce dalla realizzazione di film del genere Altri uomini e L'attentatuni, il regista Claudio Bonivento, da sempre attratto dalla vita di Renato Vallanzasca, nel 1998 iniziò a pensare concretamente a un film su di esso dopo aver letto il libro autobiografico Il fiore del male. Nel 2000 iniziò a formalizzarsi ufficialmente la trasposizione del libro, con Bonivento in cerca di accordi con studi di produzione e attori.
Bonivento parlò con Vallanzasca stesso per informarlo delle sue intenzioni, il quale gli disse che non avrebbe dovuto essere indulgente nei suoi confronti. Il regista iniziò quindi a pianificare le prime idee sulla caratterizzazione che avrebbe avuto il film, assicurando al pubblico che non avrebbe realizzato un film di mafia nel pieno senso del termine ma piuttosto una rappresentazione della sua carriera criminale sul cui sfondo avrebbe dominato la storia d'amore tra il Vallanzasca e la sua compagna Giuliana.
Nel tentativo di trovare una casa cinematografica interessata al film, Bonivento contattò gli studi Rai e Mediaset, i quali, però, risposero negativamente all'offerta. Denunciando la situazione di difficoltà cui si trovava il film per via dei rifiuti datigli dalle maggiori compagnie televisive italiane, Bonivento criticò apertamente il loro comportamento che puntava - a suo dire, al boicottaggio dell'opera nel timore che il film si trasformasse una celebrazione alle gesta criminali di Vallanzasca.[199]
Bonivento pensò ad un nome noto come Sean Penn per interpretare Vallanzasca, citando Claudio Amendola per Francis Turatello e Charlotte Gainsborg per Giuliana. In seguito, il regista contattò Riccardo Scamarcio per la parte da protagonista dopo averlo visto recitare in Tre metri sopra il cielo e Romanzo criminale. Sia Bonivento che Vallanzasca concordavano sul fatto che Scamarcio somigliasse verosimilmente al criminale, il che lo rendeva perfetto per la parte.[200]
Dopo diversi anni di stallo e sviluppi tardivi, Bonivento annunciò all'edizione 2005 del Festival Internazionale del Cinema di Salerno che il tanto atteso film sarebbe stato realizzato e le riprese sarebbero iniziate nella primavera del 2006.
« Il film ero disposto a produrlo, a dirigerlo. Ma non potevo anche distribuirlo. Poi, proprio quando stavo abbandonando il progetto, ho raggiunto l’accordo con una delle tre case di distribuzione più importanti del nostro paese. »

Rivelando alcuni particolari del film alle interviste dei commentatori al Festival di Salerno, Bonivento parlò anche dei motivi che lo spinsero a desiderare tanto un film su Vallanzasca:
« Già da ragazzo ero rimasto colpito dalle vicende di questo mio coetaneo. Poi leggendo il libro di Marco Bonini, Renato Vallanzasca, Banditi a Milano, mi sono ancora più interessato alla vicenda, alla storia personale del Bel Renè. Ho deciso di raccontare tutta la sua storia, dall’infanzia ai giorni nostri, passando per i clamorosi fatti di sangue che l’hanno portato in carcere, reo confesso. »

A due anni di distanza dall'annuncio, Marco Risi venne incaricato di un nuovo film come sostituto di Bonivento, prodotto da Elide Melli e con Scamarcio nuovamente confermato per la parte di Vallanzasca. Ammettendo lo stato avanzato delle trattative per l'avvio del film, nel frattanto Angelo Pasquini e Andrea Purgatori avevano scritto una sceneggiatura ispirata non più a Il fiore del male ma al librodiario Lettera a Renato di Antonella D'Agostino, compagna di Vallanzasca:
« Non sarà il film di Vallanzasca, sarà un film su Vallanzasca. Noi attingiamo in primo luogo a lui, visto che ci può raccontare le cose in diretta. Il taglio non è né innocentista né colpevolista, certo i morti ci stanno, dobbiamo raccontare una storia. »
(Purgatori sul film.)

La D'Agostino chiarì anche le intenzione degli autori circa la storia da raccontare, spiegando che non sarebbe stato un «polpettone intriso di sangue», perchè il suo compagno in primis non avrebbe voluto, nonostante fosse contento all'idea di un film su di lui pur non potendo partecipare attivamente sul set.

Nuovo sviluppo

Nel 2009 fu annunciato che un nuovo sviluppo del film sarebbe stato guidato da Michele Placido, incaricato regista e sceneggiatore. Come per il progetto di Bonivento, anche Placido si aiutò per la sceneggiatura leggendo Il fiore del male con l'aiuto di Kim Rossi Stuart e Andrea Purgatori. A produrre il film nuovamente Elide Melli in collaborazione con 20th Century Fox Italia.
Con parte del precedente cast tecnico e artistico fuori dal progetto, Placido si interessò personalmente alla scelta degli attori: Valeria Solarino come Ripalta Pioggia (compagna di Vallanzasca), la cui partecipazione è stata annunciata dalla stessa nel corso dell'edizione 2009 del Mediterrante film festival di Bari, Kim Rossi Stuart nella parte di Vallanzasca, Paz Vega, Filippo Timi e Francesco Scianna. La Solarino ha commentato a proposito del suo ruolo dicendo di non aver mai sentito parlare nè di Vallanzasca nè della donna che interpreta, e per questo motivo avrebbe meglio studiato la parte leggendo sia la sceneggiatura che Il fiore del male. Dopo essersi informata sui personaggi del film, in particolare Vallanzasca, la Solarino lo ha definito «un uomo molto bello e magnetico»[203][204][205]:
« No, anzi, non vedo l'ora di cominciare a girare e di lavorare con Kim. Arrivo con tutto l'entusiasmo e la disponibilità a costruire il personaggio che vuole il regista, fondamentale regola per me. Nei primi incontri con Michele, ha insistito perché gli parlassi molto di me. Mi piace questo approccio, è un attore, sa come fare e poi vuole appiccicarmi addosso Consuelo, ridefinirla su di me »
(Solarino rispondendo alla domanda "teme il ruolo?")

Vallanzasca è stato visitato più volte al carcere dell'Opera, luogo di detenzione cui è rinchiuso, da Kim Rossi Stuart per ricevere consigli su una buona immedesimazione nella parte e da Michele Placido, il quale gli ha fatto vedere personalmente la sceneggiatura per ottenere consigli. Placido ha tenuto a precisare che il film non è una celebrazione delle gesta di Vallanzasca, essendo anzì predominante un giudizio critico nei suoi confronti nel primo tempo e il tentativo di comprensione per le sue azioni nel secondo:
« [Il film] sarà tutt'altro che una "beatificazione" delle sue gesta, seppure lui si sia contraddistinto per alcuni slanci di grande generosità, alla Robin Hood, donando per esempio parte dei proventi delle sue rapine alle famiglie dei detenuti. Sarà un percorso di "delitto e castigo". Non a caso il film avrà a un certo punto uno scatto in avanti nel tempo in cui si vedrà un po’ il Vallanzasca di oggi: un uomo pentito che spera di potersi riscattare. La sua è la storia di un ragazzo di periferia che sognava di fare la bella vita nella "Milano da bere" rapinando le banche. Noi seguiremo il suo percorso tragico cercando di capire, ma senza nessuna esaltazione del personaggio. Anzi il messaggio sarà profondamente critico e doloroso. »

Kim Rossi Stuart per prepararsi alla parte ha letto diversi articoli e libri sul criminale, visitandolo in carcere e fuori per quasi due mesi:
« Il primo impatto è stato sorprendente. Vallanzasca è dotato di una carica umana impensabile. Un uomo intelligente, lucido. Uno che ha capito, quando ancora non si usava, il ruolo determinante dei media. Che li ha saputi usare alla grande. Vallanzasca fa pensare davvero a quanto contino le "sliding doors" nella vita. Se lui fosse nato in un altro contesto, avesse incontrato altre persone, avesse avuto occasioni diverse, chissà cosa poteva diventare. E invece... In 58 anni di vita ne ha fatti 38 di carcere. Sono numeri che fanno riflettere, che ti spingono ad affacciarti su un baratro. »
(Kim Rossi Stuart su Vallanzasca.)

Francesco Scianna per interpretare Francis Turatello si è dovuto far crescere i ricci ai capelli e dei baffi neri. Filippo Timi per la caratterizzazione di Enzo, luogotenente del Bel René, ha portato basette, occhiali da sole Ray-Ban e soprabiti pitonati, ma secondo Antonella D'Agostino, nella realtà l'uomo non li avrebbe mai indossati.[207]

Come successo già in passato per le polemiche suscitate dalla natura dell'opera, la commissione cinema del Ministero per i beni culturali ha ricevuto domanda di finanziamento dai produttori ma in una riunione svoltasi nel periodo prenatalizio lo stanziamento è stato giudicato «non deliberabile» proprio per i temi caldi affrontati e per le polemiche scatenate nella precedente stagione dalla concessione di fondi per la realizzazione de La prima linea.[208] In seguito il film è riuscito a ricevere un patrocinio dal comune di Milano favorito da Massimiliano Finazzer Flory, assessore alla cultura, e dalla Film Commission di Milano
« Sì, il film ha il patrocinio del Comune di Milano. Non costerà un euro al contribuente: ci limiteremo a rendere più facile il lavoro. Il cinema è arte, e sarebbe sbagliato giudicare l’arte con i parametri dell’etica. Già il fatto che sia qui al lavoro un artista di livello internazionale come Michele Placido è una garanzia. Sull’onda di questo film, approveremo un pacchetto di misure per abolire l’imposta sull’uso dei luoghi pubblici e stringere convenzioni con alberghi e catering per chiunque venga a girare a Milano. Del resto, un film su Vallanzasca non si poteva fare se non qui, e porterà l’immagine della città in tutto il mondo. »

I diritti di distribuzione erano stati già venduti in Spagna e Germani al gennaio 2010.

Tratto da Wikipedia




Placido: ''Vallanzasca? In Italia vogliamo solo le vite dei santi, giusta un po' di pietas''

Roma - (Ign) - Il regista, che sta girando un film sul 'Bel Renè', commenta il permesso di lavoro concesso da oggi all'ex bandito: ''E' entrato a 28 anni in carcere e ne esce da vecchio, è lui la prima vittima di se stesso''. E sottolinea: ''Mi ha affascinato perché poteva avere tutto e invece ha scelto il crimine''. E sulla Mostra di Venezia: ''Ci andrò solo se obbligato''

Roma, 8 mar. (Ign) - ''Vallanzasca non è un terrorista, non ha mai ucciso a sangue freddo, ha avuto degli scontri a fuoco in cui lui si è assunto le sue responsabilità e sta pagando con l'ergastolo''. Non ha dubbi Michele Placido, che sull'ex bandito sta girando un film interpretato da Kim Rossi Stuart, sull'opportunità data a Renato Vallanzasca, condannato a 4 ergastoli, di lavorare da oggi fuori dal carcere. ''Se lo ha deciso il giudice è giusto - spiega il regista a IGN, testata online del Gruppo ADNKRONOS -, non lo ha fatto certo per fare un piacere a Vallanzasca, la giustizia si chiama tale per il recupero delle persone''.
''Anche Omar Favaro, che ha commesso un delitto molto efferato uccidendo a sangue freddo un bambino e una signora - ricorda il regista facendo riferimento al delitto di Novi Ligure - dopo 7 anni è stato scarcerato''. In Italia ''vogliamo solo le vite dei santi ma questo purtroppo non è un paese di santi, o almeno non solo di santi'', sottolinea il regista, secondo cui ''è giusta un po' di pietas''. Anche perché, spiega, ''penso che per Vallanzasca sarà un fine pena mai. Usufruirà di questo permesso di lavoro in una cooperativa di carattere sociale ed è giusto che gli diano questa possibilità. Non stiamo parlando mica di libertà''.
Per Placido il Bel Renè si è mostrato pentito rispetto al suo passato. ''Lui ha sempre consigliato ai giovani di non ripetere la sua vita, che è stata un disastro, perché ha buttato via la sua giovinezza. Il pentimento c'è, lui è un ragazzo che è entrato a 28 anni in carcere e ne esce da vecchio. E' sciancato, senza una vita, questa è l'immagine di Vallanzasca che io vedo. Si è strumentalizzato il fatto - racconta Placido - che una volta è venuto sul set come se fosse andato in vacanza, in verità veniva da sotto i ferri, da un'operazione all'anca per un colpo ricevuto in uno scontro a fuoco con la polizia di cui porta ancora i segni perché cammina zoppo. Non ha una lira in banca, si dice che è stato il più grosso rapinatore di banche ma è costretto a lavorare per mantenere un minimo di dignità, con quei soldi che guadagnerà potrà almeno comprarsi un pacchetto di sigarette''.
Placido chiarisce che Vallanzasca non ha collaborato in nessun modo alla sceneggiatura del film, ispirato al libro 'Il fiore del male' scritto dal bandito: ''Io non permetto a nessuno di entrare nel mio lavoro - precisa -. Vallanzasca certo è un punto di riferimento perché raccontiamo la sua storia. L'ho dovuto ascoltare per quel che riguarda la condizione carceraria, cosa mangiava, le cose più dure. Sulle modalità su cui venivano assalite le banche - continua - ci sono invece i rapporti della polizia che sono molto più importanti. La documentazione l'abbiamo fatta sia con la polizia penitenziaria sia con la polizia normale sia con i giudici di Milano che ci hanno dato il permesso di girare in quelle aule perché sanno che è un film che ha un alto profilo morale - sottolinea -. Stiamo parlando di un criminale che ha subito un processo lunghissimo, ma da un punto di vista umano c'è un cammino che è anche una sua via crucis. La prima vittima di Vallanzasca è Vallanzasca - osserva Placido -. E' poco noto, ad esempio, che suo figlio si è sempre rifiutato di incontrarlo dall'età di 4 anni. Penso che questo signore stia pagando una pena molto dura''.
''Parlano di 4 ergastoli - sottolinea poi -, ma ricordiamo che dei 7 omicidi di cui si parla Vallanzasca ne ha commesso forse uno solo, forse due. Ci sono altri responsabili, gli altri della banda mica stavano a guardare. Lui si è preso le sue responsabilità - continua -, ma non è che ha fatto tutto lui''. Il regista spiega poi com'è nata l'idea di interessarsi alla figura di Vallanzasca: ''Volevo raccontare la storia di un ragazzo di una famiglia perbene, bello, intelligentissimo, che poteva affrontare la vita nel modo più normale e non si capisce perché ha scelto il crimine, è questo quello che interessa un regista, uno scrittore, un intellettuale il perché di questa scelta è questo l'aspetto più importante''.
Dopo 'Romanzo criminale' e 'Prima linea' è l'aspetto oscuro dei personaggi che torna ad interessare Placido. ''E' come in 'Delitto e castigo' - spiega - dove uno studente uccide una signora anziana per rubarle il denaro e poi c'è tutto il processo letterario da parte di uno scrittore come Dostoevskij per cercare di capire perché una persona commette un delitto. E sono delitti che si commettono soprattutto da giovani, una persona matura non le compie certe cose''.
Placido non teme critiche da parte dei parenti delle vittime di Vallanzasca. ''Non capisco questa pruderie molto cattolica, che poi cattolica non è perché pure Cristo sulla croce dice al peccatore 'oggi sarai con me in Paradiso'. Non capisco perché uno non deve ascoltare un peccatore, le vittime avranno tutti i loro motivi giustamente ma dovranno prima vedere il film. Al momento non ho ricevuto alcuna critica - spiega -, ma se arriveranno gli dirò siediti, accomodati, vedi il film e poi magari ne parliamo. Ma certo non ci può essere una censura a priori pur nella comprensione del dolore che hanno. Allora non si potrebbe parlare mai del male, ma la vita non è fatta di bene e fatta soprattutto di male''.
''Vallanzasca - sottolinea ancora - non è come i banditi di oggi che fanno parte di grandi organizzazioni come la mafia o la 'ndrangheta, che fanno saltare interi palazzi e uccidono a sangue freddo. Lui non ha fatto questo tipo di delitti, lui sparava faccia a faccia. Quando oggi noi leggiamo che un deputato in combutta con la 'ndrangheta siede in Parlamento io mi preoccupo di più. E' più criminale una persona del genere che approfitta della conoscenza delle leggi per mettersi contro lo Stato. E' un delitto di una gravità più eccezionale - insiste - rispetto a quello che ha compiuto un giovane a 25 anni, un delitto che meriterebbe l'ergastolo''.
Nessun rischio di 'beatificazione' di Vallanzasca assicura però Placido. ''Io vado nel cuore delle persone non faccio il folklore - sottolinea -. Voglio capire che cos'è un peccatore, chi è Giuda, chi sono i grandi peccatori che hanno scelto il male, quello mi interessa''.
Infine, sulla possibilità che il film, che dovrebbe uscire nelle sale in autunno, vada alla Mostra del Cinema di Venezia, Placido dice: ''Spero di no, non mi piacciono i festival non li ho mai amati. Se mi obbligheranno ci andrò ma non ho nessuna intenzione di andare al Festival. La cosa bella - aggiunge - è che il film uscirà in Francia, in Germania e in tutta Europa. E quello non lo impedirà nessuno''. ''Già vengono sul set i giornalisti francesi e tedeschi perché amano il mio lavoro e sono affascinati da questa storia anche loro. Non hanno le pruderie che abbiamo noi in Italia, basti pensare che il film sull'equivalente di Vallanzasca in Francia (il bandito Mesrine, ndr) ha fatto ottimi incassi. Noi vogliamo solo le vite dei santi, ma questo purtroppo - conclude Placido - non è un paese di santi, o almeno non solo di santi''.

adnkronos.com/IGN/News/




POLEMICA ''Vallanzasca? Banditi pure in Parlamento'' Placido: racconto l'Italia che vive per il 60% sul malaffare
Chi lo ha conosciuto, quando era nel clou dell'escalation criminale, dice che era davvero bellissimo, occhi blu e sguardo incantatore: «Poteva fare qualunque cosa, anche il gigolo', e invece, quando si e' trovato a scegliere tra il bene e il male, ha preso la strada sbagliata, si e' rovinato la vita». Sul set romano del film dedicato a Renato VALLANZASCA, il regista Michele PLACIDO spiega che cosa l'ha affascinato di un personaggio tanto discusso, ma soprattutto, con l'abituale veemenza, risponde alle proteste di chi gia' teme l'idealizzazione di un bandito: «Non ne faremo un santo, nel mio film non c'e' pietas, racconto la storia di un delinquente e non posso assolverlo, ma non posso neanche condannarlo piu' di quanto non abbia fatto la giustizia». Renato VALLANZASCA sta scontando il suo ergastolo nel carcere di Opera a Milano, la sua domanda di grazia e' stata rifiutata: «Rispetto i parenti delle vittime, pero' non possiamo fare solo film su Padre Pio, in Italia il 60% delle persone vive sul malaffare, lui sta scontando la sua pena, non e' stato il peggior bandito del nostro Paese, anzi, ce n'e' pure qualcuno che siede in Parlamento». Certo, i personaggi negativi sono sempre affascinanti, PLACIDO cita Macbeth e Riccardo III. Pero' non tutti hanno quella statura: «Oggi i criminali stanno da altre parti, spesso sulle prime pagine dei giornali...». A Kim Rossi Stuart e' affidato il compito piu' difficile, diventare il «bel Rene'» senza farne un eroe: «Ho conosciuto VALLANZASCA, abbiamo parlato, ho lasciato che il mio inconscio lavorasse per tentare di scoprire di che pasta e' fatto. Di sicuro e' un uomo molto lucido, sorprendentemente consapevole, ha passato 38 anni della sua esistenza in carcere». Intorno a lui, il rapinatore amante della bella vita, nato a Milano, quartiere Lambrate, nel 1950, sfila il carosello delle donne che lo hanno amato, da Valeria Solarino, Consuelo, la compagna che gli ha dato un figlio, a Paz Vega, Antonella D'Agostino, sposata in carcere, il 5 maggio 2008, con rito celebrato da Vittorio Sgarbi. E' lei, la vera Antonella, a controllare, ogni giorno sul set, scena dopo scena, come verra' fuori l'affresco sull'amore della sua vita. Una vita tutta sballata, riflette PLACIDO, frutto di una miscela maledetta, fatta di «incoscienza, anarchia, e anche narcisismo, inteso come gusto di esser considerato angelo del male». Nel film, basato sul libro di Carlo Bonini Il fiore del male, costo 7 milioni di euro, produzione Elide Melli e Fox Italia, si respira l'aria del tempo. Aria infuocata, in un'Italia preda «del terrorismo nero e rosso, alle prese con la fine del boom economico» e in cui, di li' a poco, «i personaggi politici diventeranno molto piu' importanti dei criminali comuni e i banditi finiranno per passare in secondo piano». Un destino beffardo, a cui di sicuro VALLANZASCA avra' pensato: «La parabola della sua vita, tra delitti, fughe, evasioni, si e' consumata, alla fine, nell'arco di pochi anni». Oggi VALLANZASCA e' un signore senza soldi e senza speranze, con qualche malanno, e forse anche qualche scrupolo: «Piu' volte - ricorda Rossi Stuart -, ha dichiarato di aver commesso molti disastri». Per questo sorride poco, anche mentre racconta a PLACIDO come «facevano le rapine, come correvano, come tenevano la gente sotto tiro». Una volta, in un giorno di permesso, il regista lo ha portato al mare, a mangiare il pesce: «La sua vita e' finita a 28 anni. Se devo pensare a un film, piu' di Dillinger mi viene in mente il Belmondo di A bout de souffle».

La Stampa




Vallanzasca? Un bandito ma non si fanno film solo su padre Pio

ROMA «Un vecchietto sciancato senza una lira, che cerca di darsi dignità indossando un vestito più stretto che largo»: è l' immagine di Renato Vallanzasca secondo Michele Placido dopo averlo incontrato, «non più il bel René, ma un uomo che dimostra più dei suoi sessant' anni». Ma nel film che Placido sta girando Vallanzasca riacquista giovinezza e impudenza grazie alla bellezza delicata di Kim Rossi Stuart che lo interpreta. Ispirato liberamente a Il fiore del male: bandito a Milano, scritto da Vallanzasca con Carlo Bonini, - il titolo provvisorio resta Il fiore del male- il film, dopo otto settimane a Milano, è arrivato a Roma, dove la hall di un grande albergo è diventata la terrazza Martini, luogo del primo incontro tra Vallanzasca e Francis Turatello, interpretato da Francesco Scianna, il "siciliano" di Baarìa che ha studiato l' accento milanese. È bastato l' annuncio del film per suscitare le reazioni polemiche dei parenti delle vittime. «Ho molto rispetto per loro, ma non possiamo fare solo film su padre Pio», dice Placido. «Racconto la storia di un criminale che ha ammazzato, che è stato arrestato a 27 anni e sta scontando l' ergastolo. Non lo assolvo, ma non posso condannarlo più di quanto abbia fatto la giustizia, anche se è un film duro, non gli concedo nulla. Però non è lui il bandito peggiore del nostro paese, dove la vera criminalitàè quella organizzata, dove il 60% delle persone vive di malaffaree alcuni sono in Parlamento, basta leggere i giornali». Il film racconta la vita di Vallanzasca: dal bambino che voleva liberare le tigri ai primi furti, dall' escalation della Banda della Comesina al rapporto con i media. «Da latitante chiese un' intervista per dire che non era stato lui a sparare come scrivevano i giornali, e forse gli piacque la foto in prima pagina. Poi la televisione e la nascita del mito. In carcere riceveva migliaia di lettere di donne, anche in pose hard. "Sono il gusto perverso delle casalinghe italiane", come dice lui. Anche il matrimonio in carcere, con Turatello testimone, fu una trovata mediatica. La grande storiaè con Antonella, si volevano bene da bambini, si sono sposati pochi anni fa», dice Placido. Che, aldilà della vicenda personale, ha «la necessità di reinventare il personaggio, mi interessa capire come un ragazzo bello, dolce, generoso, sia diventato un criminale, come dall' assalto alle banche sia passato agli omicidi, tanti, anche in carcere. Ha smesso solo dopo l' uccisione di Turatello». Un personaggio che, dice Kim Rossi Stuart, «è troppo complesso per definirlo in breve. Ma io penso che il contesto sia essenziale nella sua vita, in un altro tempo, in un altro ambiente, avrebbe fatto scelte diverse». Il progetto del film - sette milioni di euro- già vendutoa Spagnae Germania,è nato tre anni fa da Elide Melli, che ora lo produce con la Fox. «All' inizio non ci credeva nessuno, c' era chi avrebbe preferito una fiction. L' interesse di Michele Placido ci ha aiutato», ricorda la Melli. Cast promettente, con Filippo Timi (Enzo, il traditore), Paz Vega, la moglie («Ho conosciuto la vera Antonella, una donna forte, mi ha aiutato a capire la sua realtà», Valeria Solarino (Consuelo, la prima ragazza).

MARIA PIA FUSCO
Repubblica — 03 marzo 2010




Ma il cinema ama l’epica del gangster

Diciamo la verità: il gangster movie non è certo nato per esaltare o glorificare gli spiriti migliori della società. Per quello c’era il western, con la sua epica della frontiera e di una società da costruire con il coraggio e il lavoro. O magari il musical, o la commedia. I film di gangster raccontavano l’altra faccia del «sogno» (americano o non che fosse), quella più buia e tragica, fatta di violenza e soprusi, di tradimenti e di agguati. Anche se non priva di una sua epica, altrimenti lo spettacolo andava a farsi benedire. Per questo i suoi protagonisti erano affidati ad attori di grido, a vere star. L’elenco di chi li ha interpretati è lunghissimo, da Edward G. Robinson a James Cagney, da Paul Muni a Humphrey Bogart, da Burt Lancaster a Robert Taylor, da Warren Beatty ad Al Pacino, da Marlon Brando a Orson Welles, da Lee Marvin a Steve McQueen fino ai casi più recenti, l’«american gangster» con il viso di Denzel Washington o Johnny Depp nei panni del «nemico pubblico» John Dillinger... Il cinema ha delle regole che non si possono ignorare e se si vuole che il pubblico non pensi di aver sprecato il prezzo del biglietto deve potersi appassionare a quello che vede sullo schermo. Poi ci penserà il destino o la polizia a rimettere le cose a posto, e la punizione potrà essere più o meno spettacolare, più o meno severa, ma fino ad allora un qualche fascino devono avercelo. Altrimenti non vale nemmeno lo sforzo di sceglierlo come protagonista di un film. Chi fa cinema non può ignorarlo. In qualsiasi parte del mondo. A Hollywood come a Cinecittà.

Paolo Mereghetti 03 marzo 2010
Corriere della sera




Placido su Vallanzasca: non assolvo un criminale

«Siamo un paese cattolico e codino che fa paura. In Francia hanno visto in 3milioni il film sul bandito Mesrine senza vittimismi né scandali. Qual è lo scandalo se racconto Vallanzasca? È in carcere da 35 anni e ne ha 60, non è il peggior bandito di questo paese, qualcuno sta anche in Parlamento. Almeno lui ha pagato». Michele Placido parla e straparla, dice cose vere e cose discutibili, insulta poi chiede scusa, asseconda la sua natura generosa e urticante, è fatto così.
Il set del film su Renato Vallanzasca, che si proporrà alla Mostra di Venezia, ancora senza titolo e con Kim Rossi Stuart, si è spostato a Roma. C’è l’incontro con Francis Turatello, ovvero Francesco Scianna, lanciato da Tornatore in Baarìa. Tensione e nervi scoperti, i parenti delle vittime (come Luigi D’Andrea e Renato Barborini) hanno già protestato. Placido: «Io li rispetto, che loro rispettino me. Dobbiamo ancora uscire e già si grida allo scandalo. Non possiamo fare solo film su Padre Pio. Mi assumo tutta la responsabilità, è la storia di un criminale, non ne uscirà come un santo. Datemi fiducia».
Il fatto è che il bel Renè resta una ferita aperta per Milano. Il film è tratto dal libro autobiografico Il fiore del male, scritto con Carlo Bonini. Negli anni ’70 Vallanzasca spadroneggiò: rapine, omicidi, donne e champagne; condannato a 4 ergastoli, ora dal carcere di Opera, grazie ai permessi, come racconta la moglie Antonella D’Agostino, «può lavorare alla mia cooperativa sociale per disabili ed ex detenuti, fa il grafico in una pelletteria. Kim e Renato si sono piaciuti subito». Kim: «Ho lavorato anche nell’inconscio, è una situazione delicata dove entrano in gioco aspetti etici. Lui è uno comunicativo, tutto pensi tranne che sia un violento. È lucido, mi ha detto di aver commesso disastri, cerco di esplorarne la complessità».
Vallanzasca durante le riprese s’è fatto vedere nella scena del Tribunale a Milano. «La sua presenza è stata strumentalizzata. Il giudice di sorveglianza gli aveva dato il permesso, c’è chi ha detto che collaborava alla sceneggiatura. Invece ci ha spiegato come si spara», dice Placido. Siccome è uomo di spettacolo, forse darà un cameo al «vero» bandito, mentre è sicuro che si sentirà la sua voce a Radio Popolare, quando rispose all’ascoltatore che lo insultò. «Il 30 marzo — spiega la produttrice Elide Melli — al ministero chiederemo la cifra standard di 1 milione e 200 mila euro. Ci hanno chiesto la documentazione». Il Comune di Milano ha dato il patrocinio, molte scene in periferia, Lambrate, Giambellino, Comasina. Non è stato così facile, Placido si riaccende: «E che, non dovevamo girarlo questo film?».
Il copione parte quando Vallanzasca, uscito dal riformatorio, forma la prima banda; poi gli scontri, la cattura, le due evasioni, fino a quando due poliziotti lo fermano per un normale controllo. Vallanzasca mise la mano nel cruscotto e girò la roulette della vita, pistola o carta d’identità? I poliziotti erano due sbarbatelli, non se la sentì... «Avete fatto 13. Sono Vallanzasca». Progetto sofferto, quello di Elide Melli, che ha investito 7 milioni di euro con la Twentieth Century Fox (tornata a coprodurre un film italiano 31 anni dopo La Luna di Bertolucci).
Placido: «Abbiamo cambiato gli sceneggiatori più volte, non mi fidavo di nessuno. Il film l’ha riscritto Kim. A me interessa l’aspetto oscuro di Vallanzasca, tra Dostoevskij e Riccardo III, è uno spaccato sull’Italia di quegli anni. Non mi interessa una cronachetta. Sul piano stilistico riparto da Romanzo Criminale ». Filippo Timi è l’amico d’infanzia che tradì Renato: «Torno bambino col mitra in mano». Valeria Solarino è Consuelo: «La donna da cui il bandito ha avuto il suo unico figlio». Paz Vega è Antonella, la moglie: «Sono la donna dell’anima, si conoscono da quando sono ragazzi». Placido, Vallanzasca è stato mitizzato? «Dai media. Il paragone con Robin Hood è un equivoco all’interno della mala perché alcuni guadagni delle rapine li dava ai carcerati. Io giro un film sulla storia di un criminale che ha ammazzato, come potrei assolverlo?».

VALERIO CAPPELLI PER IL CORRIERE DELLA SERA




ROMA - Altro che ”bel René”. «Le intenzioni sono quelle di indagare nelle zone d’ombra di un criminale che sta pagando i suoi errori in carcere». Ma le polemiche intorno al film sul famigerato gangster Vallanzasca, diretto da Michele Placido e interpretato da Kim Rossi Stuart (anche sceneggiatore) non si placano. Mentre il set si sposta da Milano a Roma per le ultime quattro settimane di riprese, Placido e Rossi Stuart (già accomunati da Romanzo criminale) raccontano la lavorazione rivolgendosi, soprattutto il regista, ai familiari delle vittime. «I parenti delle vittime devono avere fiducia - spiega Placido in una pausa delle riprese - hanno tutto il mio rispetto: non ne faremo un santino né un eroe. Ora però chiedo un po’ di rispetto anche per me, per la mia onestà intellettuale. Racconto la storia di un criminale che ha ammazzato, per cui non posso assolverlo, né tantomeno posso condannarlo più di quanto sta già facendo la giustizia. È un personaggio che mi interessa per i suoi aspetti più nascosti del carattere e mai indagati fin’ora. Non c’è alcuna pietas da parte nostra verso i crimini che ha commesso». Il film su Vallanzasca, ancora senza titolo, è tratto dal libro di Renato Vallanzasca e Carlo Bonini ”Il fiore del male”, ed è prodotto da Elide Melli e dalla 20th Century Fox Italia che, con l’occasione, torna ad investire in un film italiano dopo alcuni decenni. «Non partecipavamo ad una produzione italiana dai tempi di Novecento di Bertolucci - spiega Osvaldo De Santis, numero uno della 20th Century Fox Italia - e siamo tornati con questo progetto particolarmente suggestivo ed interessante». Il film, dal budget di 7 milioni di euro, pronto a maggio, parteciperà con ogni probabilità alla prossima Mostra del Cinema di Venezia. «Marco Muller lo vuole a tutti i costi», rivela De Santis che, nel frattempo, è pronto a percorrere con Vallanzasca l’iter di Romanzo criminale, diventato una lunga serie tv di successo. «Certo che ci abbiamo pensato, faremo del Vallanzasca anche la versione televisiva». Ma intanto c’è il film da ultimare che, oltre a Kim Rossi Stuart nei panni del fuorilegge meneghino, vede impegnati anche Filippo Timi (l’amico d’infanzia), Valeria Solarino (Consuelo), Francesco Scianna (il boss Francis Turatello) e Paz Vega (Antonella, l’attuale moglie). Sulla scelta di proseguire sulla scia tracciata da Romanzo criminale, Placido aggiunge: «Non possiamo continuare a fare solo film su Padre Pio. L’Italia è un paese popolato da persone che vivono di malaffare. Sicuramente Vallanzasca è un criminale è sta pagando con l’ergastolo. Ma non è stato il peggior bandito del nostro Paese, ce ne sono alcuni seduti in Parlamento ancora impuniti». Solo poche parole per Kim Rossi Stuart che avrebbe preferito parlare a riprese terminate. «E’ un personaggio difficile e complesso, un gangster che mi ha impressionato per la sua sorprendente lucidità e consapevolezza».

di Pier Paolo Mocci
Fonte Il Messaggero




"Il mio Vallanzasca? Non lo assolvo"

Fabrizio Corallo Roma «Racconto la storia di un criminale che ha ammazzato per cui non posso assolverlo. Non c’è nessuna pietas». Michele Placido non ci sta. E a chi gli ricorda il duro attacco al suo film su Vallanzasca da parte delle vittime del bandito il regista risponde secco: «Tutto il mio rispetto per i parenti delle vittime, però non possiamo fare solo film su Padre Pio». Placido parla per la prima volta della sua nuova fatica che dovrebbe essere pronta in tempo per il festival di Cannes. Il film non ha ancora un titolo. Dopo due mesi di riprese a Milano, il set si è trasferito in questi giorni a Roma. In un albergo si sta girando la scena dell’incontro fra Vallanzasca e il boss della mala milanese Francis Turatello. Nella trama non c’è nulla di inventato ma gran parte della storia è stata ricostruita attraverso le pagine del libro che lo stesso Vallanzasca ha firmato insieme a Carlo Bonini «Il fiore del male». La sceneggiatura è firmata anche da Kim Rossi Stuart che impersona il bandito. Per farlo ha frequentato in carcere il vero Vallanzasca che per i suoi crimini - sequestri, rapine, omicidi - sta scontando quattro ergastoli e 260 anni di reclusione. «Sono stato a lungo con lui ma non gli ho chiesto di raccontarmi la sua storia, gli sono stato a fianco nella sua attività di volontariato con i malati terminali. Volevo capire di che pasta è fatto quest’uomo sorprendente nel bene e nel male», spiega l’attore che conferma di non voler «offendere le sue vittime» ma di voller soltanto «restituire il ritratto di un gangster che ha ucciso ma ha anche pagato duramente». «Sono stato un poliziotto e non potrei mai far diventare un divo o “assolvere” un criminale che ha ucciso dei poliziotti ma non posso nemmeno condannarlo di più di quanto non abbia fatto la giustizia», aggiunge Placido che per questo suo nuovo «Romanzo criminale» costato 7 milioni di euro, prodotto da Elide Melli e dalla 20th Century Fox Italia con la Babe Film ha ottenuto il patrocinio del Comune di Milano che si è limitato al pagamento del 20 per cento del suolo pubblico. «Ma non c’è né Rai, né Berlusconi, né Medusa», ha detto Placido non senza polemica sottolineando anche che il mito del «bel René», il Robin Hood che toglie ai ricchi per dare ai poveri è stato creato dalla stampa. «Sicuramente - ha aggiunto - dal mio film non verrà fuori un santo ma la storia di un criminale e mi prendo tutte le responsabilità. In un Paese come il nostro in cui il 60 per cento delle persone vive sul malaffare, credo che non sia stato il peggior bandito italiano, qualcuno è seduto ancora a in Parlamento», ha concluso Placido che per il cast ha scelto Filippo Timi (Enzo, l’amico d’infanzia di Renato), Valeria Solarino (Consuelo, la compagna da cui ha avuto un figlio), Francesco Scianna (Turatello) e Paz Vega (Antonella D’Agostino, compagna di una vita, attuale moglie del bandito).

Fonte Il Mattino




Placido: il mio Vallanzasca non è certo un eroe

L’ intelligenza al servizio del male. Nel gangster movie che Michele Placido sta girando a Roma ( dopo 8 settimane a Milano), il protagonista è l’antieroe per eccellenza, Renato Vallanzasca, il criminale ancora in vita che da 35 anni sta scontando in carcere 4 ergastoli e 260 anni di reclusione per 7 omicidi, 70 rapine e 4 sequestri di persona. La storia, tratta dall’autobiografia Il fiore del male , sarà anche « uno spaccato dell’Italia – spiega Placido, durante le riprese romane - della fine degli anni ’ 70.
Racconterò la decadenza dei costumi, il terrorismo rosso e nero » . Ai parenti delle vittime, che l’hanno accusato di mitizzare un criminale, Placido risponde indirettamente: « Vallanzasca non sarà descritto nel film come un Robin Hood: come i protagonisti di Dostojevski non ci sarà
pietas per lui. Il protagonista, che è interpretato da Kim Rossi Stuart, è un uomo bello e intelligente, ma ha scelto il male.
Incoscienza, anarchia e crudeltà saranno le caratteristiche di questo primo criminale che è stato utilizzato, e forse mitizzato, dai media » .
Agli assalti alle banche fino agli omicidi più scellerati faranno da sfondo tradimenti, amori e corruzione. Il film, che ha un cast internazionale composto da Paz Vega ( nel ruolo di Antonella, l’attuale moglie di Vallanzasca), Moritz Bleibtreu ( visto ne La banda Baader­Meinhof), al fianco degli italiani Filippo Timi, Francesco Scianna e Valeria Solarino, è realizzato dalla Cosmo Production di Elide Melli insieme alla major Twentieth Century Fox, che per la prima volta produce in Italia. Kim Rossi Stuart, che ha firmato l’ultima stesura della sceneggiatura insieme al regista, ha incontrato varie volte il pluripregiudicato: « Renato è un uomo consapevole di se stesso – spiega l’attore – e che ha dichiarato, più volte, di avere commesso disastri » .
Il regista sul set del film: «Ho grande rispetto per le vittime e i loro parenti»

DI EMANUELA GENOVESE
Fonte Avvenire




Vallanzasca, il nuovo «Romanzo criminale» di Placido
di Cinzia Romani

Roma Come il pompiere ama il fuoco, così Michele Placido, che da ragazzo del Sud faceva il poliziotto, i criminali li «sente» e sa come maneggiarli. Il grande sogno dell’attore e regista pugliese, ora, è bissare, in salsa Giambellino, il botto del suo Romanzo criminale, del quale cinque anni fa firmò la regia. Così Vallanzasca. Un gangster italiano s’intitola il poliziottesco d’azione, con Kim Rossi Stuart nei panni del boss della Comasina, sul cui fascicolo è scritto: «Fine pena: mai» e pure i sassi sanno quante polemiche abbia suscitato la visione del «bel René», in carne, ossa e cagnolino della moglie sottobraccio, sul set milanese di questo biopic (con agevolazione del Comune meneghino: pagamento scontato del suolo pubblico, al 20 per cento).
C’era agio di vivere sulla faccia spavalda dell’ergastolano, in permesso d’uscita e fianco a fianco col regista paraculo, lui, che negli anni Settanta fece sognare le casalinghe («quante foto osée gli spedirono, in carcere», nota Placido) e disperare un bel po’ di gente.
Naturalmente, le luci della ribalta hanno fatto soffrire i parenti dei morti, lasciati sull’asfalto dal criminale. I numeri del bandito più pericoloso del nostro dopoguerra? 7 omicidi, 3 sequestri di persona, 70 rapine a mano armata in 200 giorni, 4 ergastoli per 260 anni di reclusione. C’è di che raccontare, sulle orme di Lizzani e del suo Banditi a Milano, instant-film del 1968 sul gangster Pietro Cavallero (e nessuno ebbe da ridire sulla liceità di tale operazione). «Voglio fare un film di genere, un gangsterfilm come il francese Nemico pubblico n.1, sulla figura di Mesrine. In Francia, dove girerò il thriller Miserere, nessuno polemizza. Le vittime hanno le loro ragioni, per carità. Anch’io mi arrabbierei, se fossi padre d’un poliziotto… Non ho mai mancato d’onestà intellettuale e mi assumo la responsabilità morale del film. Questo è un Paese, che vive di malaffare al sessanta per cento. Banditi siedono in Parlamento. Dov’è lo scandalo di raccontare Vallanzasca? Il mito del «bel Renée» l’hanno creato i giornali, a me interessa il personaggio per il suo aspetto oscuro, come in Dostojevskji», attacca Placido, che narrerà infanzia ed escalation del criminale, tra inseguimenti e sparatorie. Rilassato, all’ottava settimana di riprese, il cineasta usa un manipolo di cronisti, per tener vivo il fuoco sotto al pentolone: a fine mese i produttori (Elide Melli della «Cosmo» e la Twentieh Century Fox, pure distributrice del film, in concorso a Venezia e sugli schermi a ottobre: budget di 7 milioni di euro) busseranno al Ministero per il contributo (1 milione e due) e il mito mediatico va alimentato. Sul prato d’un grande albergo, a un tiro di schioppo dall’Acquedotto della Magliana, si gira la scena d’un party per pezzi di forca e belle pupe: c’è Filippo Timi (Enzo, l’amico traditore di Renée) in cafonissimo completo celeste e sciarpina di pelo maculato («è bello tornare bambini, mitra in mano»); c’è Valeria Solarino, qui Consuelo, compagna del gangster e madre del di lui figlio; c’è, in gessato vintage, Francesco Scianna, alias Francis Turatello, in tandem con Vallanzasca per gestire bische e prostitute («m’interessa capire il lato umano»), c’è Paz Vega, o la moglie del boss («storia bonita»). Ma, soprattutto, c’è «il Freddo», Kim Rossi Stuart: occhi di ghiaccio, sorriso raro e una voce, che accarezza le orecchie, esitando. É lui il nemico pubblico e lo sceneggiatore finale del film, ispirato a I fiori del male, scritto dal «bel Renée».
«Ho frequentato Vallanzasca, temendo di volergli rubare le sue cose. Ai parenti delle vittime dico: sto lavorando per esplorare la complessità del personaggio». Il fatto è che Kim buca lo schermo.

Il giornale.it




Non è facile raccontare un criminale, soprattutto quando è vivo e quando il suo ricordo risveglia quello lacerato dei parenti delle vittime da lui uccise

Ma il regista Michele Placido va avanti con le riprese del film tratte da «Il fiore del male», autobiografia di Vallanzasca. Ieri, dopo i ciak milanesi il set era a Roma, nell'hotel Sheraton dell'Eur, dove è stato ricostruito un ristorante chic anni '70. Nella scena, il bel René (Kim Rossi Stuart) è a cena con la sua banda, il suo luogotenente (Filippo Timi) e la donna del momento (Valeria Solarino), quando vede a un tavolo accanto il suo rivale, Francis Turatello (Francesco Scianna). E l'atmosfera si scalda. Il film, costato 7 milioni di euro, prodotto da Elide Melli con la Fox, ha scatenato le proteste dei parenti delle vittime, come quelle di Luigi D'Andrea e Renato Barborini, uccisi a Dalmine nel 1977, indignati dall'idea che il bandito possa diventare un divo. «Porto rispetto ai parenti delle vittime - ha detto Placido - ma non posso fare film solo su Padre Pio. In Italia il 60% della gente vive di malaffare. Vallanzasca è un criminale che sta pagando con l'ergastolo. Ce ne sono altri di banditi nel nostro Paese, qualcuno sta anche in Parlamento. Non posso assolverlo, né condannarlo più di quanto abbia fatto la giustizia: non uscirà un Vallanzasca santo, ma un film d'azione sulla Milano violenta». Placido non ci sta e contesta l'indignazione a priori di chi ancora non ha visto il suo film: «I parenti delle vittime hanno polemizzato su qualcosa che non hanno visto e che ancora deve uscire. Un po' di rispetto anche per me, per la mia onestà intellettuale. Racconto la storia di un criminale e nessuno vuole trasformarlo in un Robin Hood come hanno scritto, male, alcuni giornalisti. Il mito del bel René lo avete creato voi giornalisti. A me interessa il suo lato oscuro e umano. Renato, che è venuto sul set, uccise dei poliziotti, anch'io sono stato poliziotto e sarò sempre rispettoso nei confronti delle vittime. Del racconto la parte più dura è il carcere, anche se no viene toccata la stagione dei pentiti, ma emerge uno spaccato dell'Italia di quegli anni, il terrorismo nero e rosso». Anche Rossi Stuart ha incontrato il bel René: «Sono stato accanto a lui, anche durante la sua attività di volontariato con i malati terminali, ho cercato di interiorizzare il lato oscuro del personaggio. Ho aspettato che l'inconscio lavorasse per capire di che pasta è fatto quell'uomo. È consapevole di se stesso, nel bene e nel male. È una questione delicata perché il gangster è vivo». «Kim interpreta molto bene Renato», ha detto la moglie di Vallanzasca, che sarà portata sullo schermo da Paz Vega. Mentre il film, in attesa di ricevere i finanziamenti statali, sarà pronto per la Mostra di Venezia.

Il Tempo




"Esploro il lato oscuro di Vallanzasca"

Michele Placido svela il suo bandito:
«Non posso assolvere un criminale,
ma a me interessa la sua umanità»

ROMA
Era bello, affascinante, intelligente, perchè ha scelto il male? Michele Placido, regista di un film su Renato Vallanzasca, interpretato da Kim Rossi Stuart, che arrivato all’ottava settimana di riprese ha già suscitato polemiche fra i parenti delle vittime, esplora il lato oscuro del Bel Renè, come veniva chiamato il criminale famoso negli anni ’70 e ’80, che oggi ha 60 anni e sta scontando l’ergastolo.
«Racconto la storia di un criminale che ha ammazzato per cui non posso assolverlo. Non c’è nessuna pietas. Io non posso condannarlo più di quanto lo ha condannato la giustizia. È un personaggio che a me interessa per il suo aspetto oscuro. I grandi scrittori russi, come Dostojevski, hanno scelto figure negative per capire perchè alcune vite vanno in una certa direzione. A me interessa il lato umano».
In una pausa sul set, che da Milano si è sposato in questi giorni a Roma dove si sta girando la scena dell’incontro fra Vallanzasca e il boss della mala milanese Francis Turatello, Placido spiega di un film che, come sempre in questi casi, corre il rischio di far diventare divo un criminale: «tutto il mio rispetto per i parenti delle vittime però non possiamo fare solo film su Padre Pio. L’Italia è un paese in cui il 60% delle persone vive sul malaffare. Sicuramente Vallanzasca è un criminale e sta pagando l’ergastolo. Non è stato il peggior bandito del nostro Paese, qualcuno sta anche in Parlamento».
Tratto dal libro di Vallanzasca “Il fiore del male”, il film, costato 7 milioni di euro, prodotto da Elide Melli e dalla 20th Century Fox Italia con la Babe Film (10%), non ha ancora un titolo definitivo e dopo altre quattro settimane di riprese, in cui verrà ricostruita anche la sede di Radio Popolare e la famosa intervista di Vallanzasca latitante, dovrebbe essere pronto a fine maggio per la Mostra del Cinema di Venezia. «Il film si regge su Elide Melli e la Fox. Non c’è nè Rai, nè Berlusconi, nè Medusa» ha detto Placido polemizzando sul patrocinio del Comune di Milano che si è limitato al pagamento del 20% del suolo pubblico.
«I parenti delle vittime hanno fatto qualcosa contro un film che deve ancora uscire. Un po’ di rispetto anche per me, per la mia onestà intellettuale. Non uscirà un Vallanzasca santo ma la storia di un criminale e mi prendo tutte le responsabilità» tuona Placido. E di Vallanzasca paragonato a una sorta di Robin Hood spiega: «è un equivoco. Il mito del Bel Renè lo avete creato voi giornalisti». E poi di «personaggi come Vallanzasca non ne nascono più. I nostri ragazzi hanno la droga, le discoteche. I veri criminali stanno in altre bande, ne leggiamo tutti i giorni sulle prime pagine dei giornali».
Kim Rossi Stuart, che ha incontrato più volte Vallanzasca e firma la sceneggiatura definitiva con Placido, dopo le stesure di Andrea Purgatori e Angelo Pascolini e poi di Andrea Leanza e Angelo Trupia, racconta: «Stiamo lavorando per cercare di esplorare la complessità di una persona come Vallanzasca e per renderla nel modo più completo possibile. Stiamo facendo un film dal suo libro che si potrebbe intitolare “Vallanzasca secondo Renato”»
Kim, dice Placido, «ha fatto bene, quando ha potuto a frequentare Vallanzasca, che è venuto sul set un giorno e i giornali hanno strumentalizzato anche questo. Io lo ho incontrato una volta». «Ci siamo visti. Il suo libro - racconta Rossi Stuart - lascia aperti molti interrogativi. Ho aspettato che l’inconscio lavorasse per capire di che pasta è fatto questo uomo. È consapevole di se stesso, di una lucidità sorprendente nel bene e nel male. È una questione delicata perchè stiamo raccontando un gangster vivo». Sul piano stilistico è girato come «un film d’azione. Partiamo - dice Placido - da Romanzo criminale». Del racconto la «parte più dura è il carcere», aggiunge, «anche se noi non tocchiamo la stagione dei pentiti. Ma viene fuori uno spaccato dell’Italia di quegli anni, il terrorismo nero e rosso». Filippo Timi è Enzo, l’amico d’infanzia di Renato, la Valeria Solarino è Consuelo, la compagna da cui ha avuto un figlio, Francesco Scianna, il protagonista di Baaria, è Francis Turatello e Paz Vega è Antonella D’Agostino, compagna di una vita, attuale moglie di Vallanzasca, presente sul set e autrice di “Lettera a Renato” (Cosmopoli) che dice «Kim interpreta molto bene Renato».

LaStampa.it





Kim come il bel René Film alla Garbatella
di MASSIMILIANO LAZZARI

Riprese in strada con Rossi Stuart nel ruolo
di Vallanzasca, il bandito della Comasina.
Assedio di fan e di amici del protagonista
Alla regia l’esigente Michele Placido

Bello e dannato l’uno, bello e impossibile l’altro. Le avventurose gesta di Renato Vallanzasca rivivono per le strade di Roma nel film “Il fiore del male-Vallanzasca”. Ad interpretare il bel René, perfetto nel ruolo, Kim Rossi Stuart. Primi ciak a Milano dove le riprese hanno occupato le prime quattro settimane di lavorazione, e ora troupe e protagonisti sono tutti a Roma, per le strade della Garbatella.
L’altro pomeriggio cineprese, carrelli ed attori erano in via Massaia, tutti agli ordini del regista Michele Placido. Personaggio difficile il bel René, complesso, che ha richiesto uno studio particolare da parte di Kim Rossi Stuart. «Ho passato mesi con lui per entrare al meglio nel personaggio» dice sul set l’attore, sempre molto schivo. Abiti anni Sessanta: giubbotto di renna e pantaloni di velluto svasati, Kim ha baffetti, capelli nerissimi e quello sguardo di ghiaccio che lo rende assai simile al bandito Comasina. Sguardo, quello di René, che terrorizzò e conquistò. Sguardo, questo di Kim che seduce anche i passanti. Così accade che durante la lavorazione in molti si fermano a curiosare accanto al set e, qualcuno, una ragazza più ardimentosa, riesce anche a strappare una bacetto affettuoso da Rossi Stuart. Ai curiosi si aggiungono anche alcuni amici dell’attore contribuendo a formare un plotoncino festoso di fan.
La storia già appassiona in tanti ed il regista esige il massimo dai suoi attori. Michele Placido, che oltre alla regia cura insieme con Kim Rossi Stuart anche la sceneggiatura, trascorre molto tempo a studiare e ristudiare il copione mentre sul set ci si prepara a girare la scena. Un po’ defilata c’è anche Paz Vega che nel film è la compagna di Vallanzasca mentre fa parte del cast ma non s’è ancora vista alla Garbatella, anche Valeria Solarino. E’ suo il ruolo della prima fidanzata del bandito. Il cast si completa con Francesco Scianna, il protagonista di Baarìa, che interpreta “Turatello”, l’amico e complice di Vallanzasca, che poi lo tradirà. Sul set ci sono anche i produttori dalla Cosmo Production e della Fox Italia ed Angelo Perrone, che si occupa della comunicazione..

Il Messaggero





Vallanzasca sul set per rivedersi sparare
di Enrico Silvestri

Da bravo scolaretto, compunto e discreto, sta seguendo le «lezioni» da una settimana. Così, puntuale anche ieri, il «Fiore del male» Renato Vallanzasca è andato su set del film sulla sua vita che Michele Placido sta girando in città. Appuntamento in uno dei luoghi del resto più frequentati dall’ex capo della banda della Comasina, il Tribunale, dove l’ergastolano è giunto in mattinata con la moglie Antonella D’Agostino, approfittando di un permesso. Quattro chiacchiere con attori e regista, qualche indicazione utile alle riprese, poi ha salutato tutti ed è tornato in carcere.
Renato Vallanzasca il 4 maggio compirà 60 anni, gran parte dei quali passati in galera. Arrestato dall’allora capo della mobile Achille Serra nel 1972, torna in libertà per pochi mesi nel ’76 quando creerà la sua «leggenda» nera: fiumi di denaro, belle donne, auto di lusso ma anche feroci rapine, sequestri di persona, inseguimenti, sparatorie, omicidi. Milano sembrava la Chicago degli anni Venti. Con la sua banda arrivò persino a fare i «posti di blocco» per fermare le volanti e rimandare poi gli agenti in questura senza auto, vestiti e armi. Poi l’arresto nel ’77 a Roma, e la seconda evasione dieci anni dopo, ma questa volta la latitanza dura solo poche settimane. Attualmente sta scontando quattro ergastoli e 260 anni per rapine nel carcere di Bollate. Nel ’99 ha scritto insieme al giornalista Carlo Bonini Il Fiore del male da cui appunto Placido ha tratto la sceneggiatura del film. Poi rivista insieme allo stesso bandito che destinerà i guadagni al risarcimento delle sue tante vittime. Nel 2006 ha presentato la domanda di grazia, respinta l’anno dopo dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Dal 2007, vista la buona condotta, ha iniziato a usufruire di diversi permessi e nel 2009 ha ottenuto un differimento pena di sei mesi per un intervento all’anca.
Una storia criminale di rara ferocia, una capacità unica di leadership, i suoi gregari erano pronti a gettarsi nel fuoco per lui, unite al suo aspetto (lo chiameranno «bel René» soprannome da lui sempre detestato) lo hanno fatto diventare un personaggio: maledetto fin che si vuole, ma sempre personaggio. Entra subito, e in pianta stabile, nell’immaginario collettivo italiano, tanto che già nel 1977 Mario Bianchi dirige La Banda Vallanzasca, primo film sulla sua vita. Dal 1991 cantano i «Vallanzaska», gruppo «ska» italiano, mentre nel 2005 Domenico Ferrari e Alessandro Pozzetti mettono in scena la pièce teatrale Settanta Vallanzasca. Oltre a Bonini scrivono di lui: Federico Riccardo Chendi, Massimo Polidoro, Francesca Arceri e Carlo Lucarelli.
E ancora dopo tanti anni, il «re della Comasina» non smette di affascinare. Così Placido, dopo la banda della Magliana, ha deciso di portare sullo schermo anche la sua storia, affidando il ruolo a un altro «bello», Kim Rossi Stuart. Tanto da aver fatto storcere la bocca a molti, temendo una pellicola agiografica. «Il mio è un film su un uomo che ha sbagliato tanto e sta pagando tutto - ha replicato Michele Placido -. Il film si concentrerà sulle imprese di Vallanzasca giovane, dai 25 ai 35 anni, diverso da quello che ho conosciuto, pentito e in cerca di riscatto». Le riprese sono iniziate lunedì 11 e Vallanzasca, che attualmente usufruisce di periodici permessi, per motivi di salute ma anche per stare vicino alla madre ultranovantenne, quasi tutti i giorni va sul set che da via Abruzzo si è spostato al Giambellino, il bandito è infatti cresciuto in via degli Apuli, poi in San Babila e corso Vittorio Emanuele per approdare infine a Palazzo di giustizia.
Molto accurata la ricostruzione storica, tutto è rigorosamente anni ’70: abiti, acconciature, occhiali e auto, come le Fiat 850 coupé o le Giulia verde marcio delle volanti. Ma anche, locandine di spettacoli e avvenimenti d’epoca, manifesti elettorali del Pci e annunci di Feste dell’Unità. Quasi un’altra era geologica. L’ergastolano non ha quasi mai mancato a una posa. Sempre puntuale e preciso a dare qualche consiglio su come si sarebbe mosso lui in quella circostanza. E anche ieri in Tribunale è arrivato di buon’ora, si è fermato a salutare la troupe per poi salire al primo piano, semi blindato per consentire le riprese. Una biografia, pur maledetta, corretta dal protagonista in tempo reale.

Il giornale.it





Palagiustizia, si gira il film su Vallanzasca e l'ex bandito arriva sul set con la moglie

Le riprese a Milano: il regista è Michele Placido, il protagonista Kim Rossi Stuart
Renato Vallanzasca e sua moglie Antonella D'Agostino sono arrivati a Palazzo di giustizia, a Milano, dove sono in corso le riprese del film sulla sua vita diretto da Michele Placido: nei panni del "bel René" c'è Kim Rossi Stuart. L'ex leader della mala milanese ha usufruito di un permesso dopo essere rientrato in carcere, nelle settimane scorse, a conclusione di un periodo di sei mesi di differimento pena per via di una delicata operazione all'anca.
Al primo piano di Palazzo di giustizia si è creato un clima da anni Settanta con falsi avvocati, imputati, giudici e carabinieri che indossavano costumi e divise dell'epoca. Vallanzasca, fuori delle aule che realmente videro celebrare numerosi suoi processi, si è intrattenuto con gli attori e con il regista.

(16 gennaio 2010)
La Repubblica Milano.it






"Le mie vecchie Bmw scritturate per il film sul bel Renè"

APPIANO GENTILE - Le mie Bmw storiche sono entrate a far parte del cast di Michele Placido nel film su Renato Vallanzasca»: ci sarà anche qualcosa di appianese nella pellicola che uscirà il prossimo autunno nelle sale cinematografiche.
Non nasconde un pizzico di emozione Davide Franchi, 37 anni, collezionista ed estimatore di modelli dello storico marchio bavarese, nel raccontare che le sue auto sono state scelte per riprese cinematografiche. Davide di Bmw storiche (con almeno vent’anni di età) ne possiede e conserva in maniera maniacale dodici: sei di queste sono state scelte da un’agenzia specializzata romana per le riprese del film, tratto dal libro ’Fiore del male’, scritto a quattro mani da Renato Vallanzasca e dal giornalista Carlo Bonini. Sei omicidi, quattro sequestri di persona, svariate rapine, scontri a fuoco, evasioni e sommosse carcerarie, fino alla condanna complessiva a 260 anni di carcere.
Questo è il curriculum criminale del “bel René”, che nella pellicola sarà interpretato da Kim Rossi Stuart, il più spietato e celebre criminale degli anni ’70, al comando della tristemente famosa banda della Comasina. Le riprese hanno preso il via lunedì scorso a Milano: il set è stato allestito al bar Basso di via Plinio, locale meneghino famoso per i suoi cocktails (il Neuroni sbagliato nacque proprio lì). Le sei automobili Bmw di Davide Franchi (una 2500 del ’73; una 1802 touring del ’74; due 323i del ’77; due 520 del ’73 e del ‘76) sono state caricate su una bisarca e portate nel capoluogo lombardo, dove saranno impiegate, per ben otto giorni, in inseguimenti, fughe, sparatorie ed omicidi.
«Speriamo che me le trattino bene – racconta Davide – anche perché durante il back stage a cui ho assistito ho visto un attore che saliva sul mio 520 con il sigaro in bocca. Le auto verranno utilizzate per le riprese nei pressi di Milano, teatro delle gesta criminali degli di Renato Vallanzasca».

La provincia di Como





VALLANZASCA E I CRIMINALI «SEXY» SE AL CINEMA DIVENTANO TUTTI EROI

Da Volontè a Rossi Stuart, il fascino del Male interpretato dai belli

Bello, il «Bel René» Vallanzasca, lo è per definizione. E ancora più bello se a regalargli le fattezze cinematografiche sarà, come è stato anticipato da Aldo Cazzullo sul Corriere, un bello incantevole e provocante come Kim Rossi Stuart. Lo stesso Kim Rossi Stuart (e simbolicamente il cerchio si chiude) che ha contribuito con
criminale a rendere seducenti, ricche di glamour, tenebrosamente maledette le peripezie della «banda della Magliana»: la Magliana, mica il Bronx, tutto un’apoteosi del romanesco, mica lo slang newyorkese.
Il crimine affascina più della mediocrità del bene, si sa. Ma oramai il crimine strappato alla cronaca nera e consegnato ai colori abbacinanti di un film è diventato una tendenza irresistibile. Il cinema è cinema, e il sangue versato dalle vittime cinematografiche di Vallanzasca avrà un sapore di pomodoro molto diverso da quello delle sue vittime «reali». Al cinema la tragedia perde consistenza e diventa spettacolo e avventura. Ma da sempre la letteratura e l’immaginazione avvertono il fascino del Male come qualcosa di enormemente più attraente della piatta, banale, incolore prosaicità di una vita normale. Il Satana di Milton mica era brutto e ripugnante: no, era elegante, fiero, magnificamente orgoglioso nella sua veste di grande ribelle, persino bello: il bel Satana prima del Bel René. E il romanzo popolare ottocentesco è una smagliante galleria di farabutti nobili e generosi, di mascalzoni dal passato gonfio di grandi e affascinanti misteri (si invoca in modo straziante Heatchliff di Cime tempestose, mica il povero Charles Bovary), di fuorilegge in lite con la società benpensante, di ladri gentiluomini come Rocambole. Il Jean Valjean di Victor Hugo ha avuto come sua maschera cinematografica il volto intenso di Jean Gabin. Il Male è intenso. Il crimine attira. Il criminale è sexy. Bello, come il «Bel René».
Il pericolo di rendere il crimine troppo sexy è sempre stato un rovello del cinema (perfino il Nosferatu di Klaus Kinski era bellissimo e affascinante, nella sua mostruosità). Ancor di più quando il cinema, come in questi anni appare con sempre maggiore frequenza attratto dalle vicissitudini della cronaca nera e non riesce a separare crimine e bellezza. Il successo folgorante di Romanzo criminale diventa un archetipo: una banda di spacciatori brutali e sanguinari acquista cinemato-graficamente e televisivamente la dimensione del mito, gli spettatori giovani godono ad imitarne gestualità e modi di dire, il bello degli attori si trasferisce sul bello dei loro crimini recitati. Ma anche ai tempi di Banditi a Milano ci si interrogò se il volto, le pose, la spavalderia ideologica di Gian Maria Volonté che interpretava il capo della famigerata «banda Cavallero» non trascinassero gli spettatori più vulnerabili nel gorgo mimetico, nell’ansia di emulazione, nel fascino della mescolanza tra crimine e politica. Con tutti quei pugni chiusi esibiti dai fuorilegge per trasfigurare una rapina cruenta in un atto di giustizia proletaria e rivoluzionaria, come si poteva resistere al richiamo di quei mascalzoni beffardi e coraggiosi?
Del resto, la mescolanza tra crimine e politica, tra assassinio tout court e omicidio politico è alla base del fascino ambiguo esercitato dalle ricostruzioni cinematografiche del terrorismo. Terroristi pronti a versare il sangue degli di Harlem, il campione della mafia nera che comunque appare infinitamente più attraente dei corrotti, sordidi e bolsi poliziotti di una New York sempre più degradata. Il bellissimo Johnny Depp rende incredibilmente affascinante Dillinger. E anche nella versione francese del Nemico pubblico il grande criminale appare come un paladino della giustizia che ripara torti e scandalizza la società borghese uccidendo un numero incalcolabile di persone anche nei modi più efferati.
Il «Bel René» che vedremo al cinema sarà dunque bello per forza, per scelta e per esigenze di copione. La banalità del Male apparirà per forza meno banale. E chissà quanti giovani spettatori troveranno irresistibilmente «fico» quel Kim Rossi Stuart che distribuisce violenza e morte ma che sarà redento grazie alla gradevolezza dell’aspetto, alla prestanza del suo fisico, al sogno che si leggerà nello sguardo e nei suoi begli occhi. Che sarà un eroe, anche se nella vita reale eroe non fu. Che sarà il prodotto di un’avvincente sceneggiatura, anche se il mondo vero non è uno script e chi ci ha rimesso la pelle non si rialzerà quando le luci di scena saranno spente. Sarà solo cinema. Solo?

14-01-2010 - Corriere della Sera - PIERLUIGI BATTISTA





Cinema, primo ciak per il film su Vallanzasca

Placido dirige Rossi Stuart nei panni del "bel Renè"
Sta scontando una condanna complessiva a 260 anni di carcere per sei omicidi, quattro sequestri di persona, svariate rapine, e poi scontri a fuoco, evasioni, sommosse carcerarie. A Renato Vallanzasca, il "bel Renè", uno dei banditi più celebri e spietati degli anni Settanta e capo della banda della Comasina, è dedicato il nuovo film di Michele Placido con Kim Rossi Stuart protagonista tra Milano e Roma. Vallanzasca è tornato da poco in carcere, a Bollate (Milano), dopo un periodo in cui ha usufruito di un differimento della pena per motivi famigliari. Placido ha più volte detto che non c'è il rischio di un santino su Vallanzasca (anche se la sceneggiatura è stata riletta dal rapinatore omicida in carcere da 36 anni) e si è già in passato confrontato cinematograficamente con il mondo della mala: quella romana della Banda della Magliana in Romanzo criminale

Milano la Repubblica.it





CINEMA E STORIA RECENTE | INTERVISTA SUL «cORRIERE DELLA SERA»
Vallanzasca ha il volto di Kim Rossi Stuart
Via al film della Milano nera
L’attore: due mesi con lui. Placido: onorerò le vittime

MILANO — Una Bmw 520 arancione parcheggiata sul marciapiede, il bancone con gli aperitivi multicolori, le copie dei giornali del gennaio 1976. Al bar Basso, via Plinio angolo viale Abruzzi, uno dei crocevia di Milano, cominciano le riprese de «Il fiore del male», il film su Renato Vallanzasca. Sua moglie, Antonella D’Agostino, è seduta al tavolo della regia a guardare se stessa da giovane, impersonata da Paz Vega.
LA MOGLIE - Kim Rossi Stuart — assicura la signora Vallanzasca— assomiglia davvero al Bel René: il baffetto, i vestiti, l’andatura; per due mesi il bandito e l’attore si sono visti quasi ogni giorno, e Rossi Stuart, romano, ha imparato la cadenza della Comasina, oltre ai tic e alle movenze dell’originale. Filippo Timi, il Mussolini di Bellocchio, ora porta i basettoni, i ray-ban e un soprabito pitonato che il suo personaggio— Enzo, il luogotenente di Renato — non avrebbe mai messo, almeno secondo la signora Vallanzasca. Francesco Scianna, il protagonista di Baarìa, si è fatto crescere i riccioli e i baffi neri per diventare Francis Turatello.
PLACIDO REGISTA - Il regista, che implacabile fa ripetere per tre ore la stessa scena, è Michele Placido. L’attore Kim Rossi Stuart interpreta Renato Vallanzasca nel film di Michele Placido. Nel cast anche Valeria Solarino. Il film ha già cominciato a far discutere prima ancora dell’inizio della lavorazione. «Il ministero non ci ha dato un solo euro, con la motivazione che avrei accostato Vallanzasca a Robin Hood. Me ne guardo bene — dice Placido —. E’ vero però che la popolarità e il fascino del bandito si spiegano anche con il fatto che devolveva parte dei proventi delle rapine alle famiglie dei detenuti. Quanto alle donne, a centinaia gli mandavano in carcere foto inequivocabili fatte con l’autoscatto…». Placido è consapevole che per molte altre famiglie, e in generale per Milano, la vicenda di Vallanzasca rappresenta una ferita aperta. «Renato uccise dei poliziotti, e io sono stato poliziotto. Figuriamoci se non sarò rispettoso delle vittime. Il film non sarà un’assoluzione, ma una confessione. Delitto e castigo. Vallanzasca ha ammesso di aver sbagliato. Ha scritto ai familiari delle vittime. E, anche quando sparava, non ha mai raggiunto la spietatezza che avrebbe dimostrato anni dopo la mafia. E nessun terrorista si è fatto, come lui, 35 anni di galera. Sarà un gangster-movie, non un film psicologico o assolutorio. La Milano degli Anni ’70 ispirò un filone su malavita e polizia, ingiustamente considerato di serie B, che ha ispirato il Tarantino delle Iene e di Pulp Fiction. Io lo recupererò».
IL FILM INIZIA IN CELLA - Racconta Placido che «il film comincia con René nel "fornello della morte", la sua cella nel carcere di massima sicurezza. La voce di Kim Rossi Stuart ne racconta la storia. La morte misteriosa del fratellastro — forse suicida forse assassinato — e l’atroce fine della sua donna. Il primo guaio con la giustizia: a 9 anni Renato libera dal circo una tigre maltrattata. Il primo morto, ad Andria. La prima sparatoria con la polizia, in piazza Vetra. Vallanzasca non vi partecipa: è dentro la banca, quando un poliziotto muore; un altro viene ferito, ma riesce a colpire e poi a finire un rapinatore. Il giorno dopo Renato va in ospedale per vendicarlo, ma quando vede le facce dei familiari dell’agente rinuncia e se ne va. Poi c’è la sparatoria di Dalmine. La prima cattura, quando Vallanzasca minaccia di farsi saltare in aria ma si arrende quando il colonnello Cornacchia gli dimostra, passandogli il distintivo sotto la porta, che lui è un carabiniere, non un poliziotto, e non gli farà pagare la sparatoria di piazza Vetra». Poi c’è l’evasione. E la seconda cattura. «Vallanzasca telefona in diretta a Radio Popolare, per rispondere a un ascoltatore che l’ha insultato. Qui — racconta Placido — si sentirà la registrazione originale, che poco a poco diventa la voce di Kim. Poi si accende una sigaretta in macchina. E’ a Grado, a un passo dalla frontiera jugoslava, dalla libertà. Due giovani carabinieri lo intercettano. Lui apre lo sportellino dei documenti, dove ha la pistola. Potrebbe ucciderli. Chiede loro l’età. "Ventun anni, perché?". "Avete fatto tredici: sono Renato Vallanzasca". Chissà, forse alla fine comparirà anche lui, il Vallanzasca innocuo di oggi, quasi a chiedere perdono; un po’ come Jack La Motta, alla fine del film di Scorsese, Toro scatenato».
COL PATROCINIO DEL COMUNE - Sul set c’è anche l’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory: «Sì, il film ha il patrocinio del Comune di Milano. Non costerà un euro al contribuente: ci limiteremo a rendere più facile il lavoro. Il cinema è arte, e sarebbe sbagliato giudicare l’arte con i parametri dell’etica. Già il fatto che sia qui al lavoro un artista di livello internazionale come Michele Placido è una garanzia. Sull’onda di questo film, approveremo un pacchetto di misure per abolire l’imposta sull’uso dei luoghi pubblici e stringere convenzioni con alberghi e catering per chiunque venga a girare a Milano. Del resto, un film su Vallanzasca non si poteva fare se non qui, e porterà l’immagine della città in tutto il mondo» (il film è prodotto dalla Cosmoproduction di Elide Melli con la XX Century Fox e i francesi della Babe; i diritti sono già stati venduti in Spagna e in Germania. Un contributo viene invece dalla Film Commission di Milano. E per il set dovrebbe aprirsi anche il carcere di San Vittore).
PAZ: QUESTO FILM FARA' DISCUTERE - Paz Vega ha una minigonna verde e una parrucca fulva: «Lo so che questo film farà discutere. Anche in Spagna gli Anni ’70 evocano lutti e violenza, sia politica sia criminale. Sono storie che risvegliano brutti ricordi nei padri; ma è giusto che i figli le conoscano. Le racconteremo con rispetto». Per Timi «sarà una sfida professionale interpretare personaggi oscuri, senza giudicarli, ma separando il bene dal male. Credo di esserci riuscito con Mussolini, potrò farlo anche con l’amico del cuore di Vallanzasca». A Scianna è già accaduto nel Capo dei capi, la fiction su Riina: «Il pubblico è affascinato dal male, inutile negarlo. Vallanzasca e Turatello piacevano agli uomini e soprattutto alle donne del loro tempo. Ma uno passa la vita in carcere, l’altro muore in modo atroce, quasi squartato». Il compito più complesso — diventare Vallanzasca— è di Kim Rossi Stuart: «Sono stato a lungo con lui, nel tempo e nei modi che il regime carcerario ha consentito. Ho cercato di interiorizzare il personaggio. Non gli ho chiesto di raccontarmi la sua storia, gli sono stato a fianco nella sua attività di volontariato, con i malati terminali. So che il film cammina su un crinale difficile. Qui non è come Romanzo criminale, l’altro mio film diretto da Placido. Passare dal romanesco del Freddo al milanese di Renato è davvero l’ultima cosa. Là c’erano personaggi tra la cronaca e la fantasia; qui c’è un uomo, un uomo che ha ucciso ma ha anche pagato duramente. Cercherò di restituirlo evitando l’aspetto giustificatorio, individuando il punto in cui comincia il lato oscuro, il suo mistero, ed evitando di offendere il dolore delle sue vittime».

Aldo Cazzullo
13 gennaio 2010
http://milano.corriere.it/milano/notizi … 7207.shtml





Ciak per il "Vallanzasca" di Placido

Cominciano oggi le riprese del nuovo film di Michele Placido tratto da "Il fiore del male" (Tropea editore), il libro che l'ex capo della banda della Comasina Renato Vallanzasca (in carcere per omicidi, sequestri di persona e rapine) ha scritto nel 1999 con il giornalista Carlo Bonini.
Prodotto da Elide Melli della Cosmo production con la 20th Century Fox che sarà anche distributrice, il cast del film è composto da Kim Rossi Stuart, nei panni del "bel Rene", Valeria Solarino, Paz Vega, Filippo Timi e Francesco Scianna che interpreterà il bandito Turatello.

Cinecittà news




La favola nera del bel Renè diventa film

di GUIDO BANDERA
— MILANO —
DA DOMANI Vallanzasca torna in servizio. Non sarà però l’originale, un pacifico signore con gli occhiali fiaccato dalla prigione, a dare l’assalto a uffici postali, banche e carceri, ma Kim Rossi Stuart, che domani a Milano comincia le riprese del film di Michele Placido dedicato al «fiore del male» della mala meneghina. E il set di una produzione internazionale, lontana dalle solite pochezze dei budget nostrani, sarà saldamente ancorato alla Lombardia. Lo stesso Vallanzasca, quello di oggi, ha fornito, attraverso il suo libro di memorie, la materia prima della sceneggiatura, che riporterà in vita le immagini di quegli anni in bianco e nero.
E FRA LE LOCATION, inevitabilmente milanesi, insospettabilmente spunta anche Lodi, dove il 29 gennaio la macchina da presa immortalerà una rapina. A fare da mediatore, Gerardo Placido, in arte Gerardo Amato, fratello di Michele e co-sceneggiatore del film, che ha scelto di vivere a Lodi «per ragioni d’amore e di lavoro». Scelta consapevole e difesa a spada tratta, visto che è stato lui stesso a incaricarsi di curare i contatti con il Comune, che ha spalancato le braccia. «Se fosse per me decentrerei tutto il cinema da Roma - afferma - . Io ho a che fare con la capitale come pendolare, ma da 25 anni mi chiedo e chiedo a tutti perché il cinema non lavora a Milano e in Lombardia. Questo è un territorio ricco, fatto anche di moltissime cittadine di provincia, cariche di storia e bellissime. E la fotogenia è una componente importante del cinema. Lodi come molti altri centri lombardi ha molto da raccontare. Basta guardare l’Adda, in questi giorni, con le acque che si gettano nel Po fra nevi e nebbie».
E «Il fiore del male» ben si prestava all’abbandono dei set di Cinecittà, per arrivare anche a Lodi, dove oltre trent’anni fa il bel Renè diede l’assalto al carcere per far evadere un complice. «Le vicende del film, indipendentemente dal ruolo di Vallanzasca, diciamo quanto meno avventurose, danno soprattutto uno spaccato di una certa gioventù, vista sia in negativo che in positivo. Una generazione difficile, ragazzi che pur vicini alla malavita, rimanevano legati a un territorio, ai riti della sua provincia, che è fatta anche di sfoggio, di relazioni. Penso a un aneddoto - continua l’attore - che il film racconta. Per paradosso, la rapina, con i titoli in prima pagina, serviva anche a farsi riconoscere nelle balere della provincia, quando qualcuno si avvicinava chiedendo: “Sei stato tu?”. E lui, Vallanzasca, rispondeva: “E chi se no?”».
MA NON È SOLO la storia di qualche eroe negativo. «Lo stesso Vallanzasca, nel suo libro avverte i giovani: non fate quello che ho fatto io. Caratterialmente non rinnego ciò che ho commesso e mi chiedo come ho fatto. Ma non bruciatevi la vita come ho fatto io».




Ciak, si gira: Vallanzasca rapina le poste

2010-01-10
di GUIDO BANDERA
— LODI —
SORPRESA, Lodi si risveglia ancora una volta sotto la luce dei riflettori. L’ultimo di una lunga serie di flirt fra la città e il cinema si consumerà nelle prossime settimane, e sarà una grande produzione internazionale, quella del «Fiore del Male», il film di Michele Placido, tratto dal libro omonimo scritto da Renato Vallanzasca, fra memorie e qualche autocritica. Le riprese partiranno domani a Milano, ma il 29 gennaio, il set si sposta a Lodi, in via Volturno, dove Kim Rossi Stuart, nei panni del «Bel René», oggi un pacifico signore con gli occhiali, darà l’assalto - per finta - alle poste. Immagini distanti, che richiameranno alla memoria di chi c’era quell’assalto a mitra spianato che lo stesso Vallanzasca, quello vero, condusse alla Cagnola per far evadere un complice, secondo il «codice d’onore» di una malavita cancellata dalla storia.

QUALCUNO A Lodi, c’è da scommettere, come accaduto con la fiction di Massimo Boldi, mugugnerà per i parcheggi. Ma, altrettanto certamente, l’incontro che il Comune ha «negoziato» con la produzione fra gli artisti del cast e i cittadini, sarà comunque affollatissimo. Ad aver reso possibile l’approdo della produzione a Lodi è il cosceneggiatore del film, fra l’altro fratello del regista, l’attore Gerardo Amato, nome d’arte di Gerardo Placido. Un’operazione di mediazione, condotta però con convinzione.
«Aldilà del film, Lodi è bellissima come cittadina di per sé, e non sono il primo a dirlo — afferma Amato —. Se una cinematografia lombarda ha senso, come credo, Lodi può rientrarci a pieno titolo. Roma resta quello che è: ha la sua storia e il suo fascino, ma gli orizzonti del cinema si stanno allargando. Lodi è in una posizione fortunata: Milano è una metropoli dove girare è comunque complesso. Qui, oltre a location che si prestano, le autorità, dal Comune alla Provincia, passando per la Prefettura e le forze dell’ordine, hanno un atteggiamento collaborativo, e tutti vedono volentieri queste esperienze culturali. Lodi, poi, è un bel set cinematografico».

da Il giorno





La 21st Century Fox, società di produzione cinematografica appartenente al Gruppo NewsCorp., produce in associazione con la Cosmo Production il film VALLANZASCA – IL FIORE DEL MALE, diretto da Michele Placido e interpretato da Kim Rossi Stuart.

Si tratta del primo di una serie di progetti che nei prossimi anni vedranno impegnata la Società nella produzione di film Italiani che verranno distribuiti dalla 20th Century Fox. Alla guida della nuova Società Osvaldo De Santis, Presidente e Amministratore Delegato di 20th Century Fox. Le riprese di VALLANZASCA – IL FIORE DEL MALE, inizieranno l'11 gennaio tra Milano, la Toscana, la Puglia, Roma e all'interno di diverse carceri per raccontare le gesta del bandito Renato Vallanzasca, condannato a quattro ergastoli per varie imprese delittuose compiute negli anni'70 e '80.
A Kim Rossi Stuart - che interpreterà il protagonista in un'età che spazierà dai 24 ai 34 anni - e a Valeria Solarino e Filippo Timi, scritturati da qualche settimana per due importanti ruoli all'interno della banda criminale, si sono aggiunti in questi giorni la spagnola Paz Vega nel ruolo di Antonella, la donna che diventerà la moglie di Vallanzasca; il tedesco Moritz Bleibtreu (Le particelle elementari, La banda Baader-Meinhof, Soul Kitchen) in quello di un altro bandito sodale del gruppo, ed il protagonista di Baarìa, Francesco Scianna, nella parte del boss Francis Turatello.
Direttamente ispirato all'omonimo libro autobiografico di Renato Vallanzasca, che ha collaborato anche alla stesura del copione firmato però solo da Placido e da Rossi Stuart, Il fiore del male ha un budget di circa otto milioni di euro.

Primissima




Vallanzasca secondo Placido

"Un film-confessione, non un'assoluzione", dice il regista. Che porta sul set "il Bel Renè" Kim Rossi Stuart ne Il fiore del male
(Cinematografo.it/Adnkronos) - Slittate di qualche settimana rispetto all’iniziale previsione di metà ottobre, le riprese di Il fiore del male, il film di Michele Placido sulla storia di Renato Vallanzasca inizieranno l’11 gennaio prossimo a Milano e dureranno 12 settimane.
Il film, che sarà interpretato da Kim Rossi Stuart, è tratto dall’omonimo libro scritto dallo stesso Vallanzasca, uno dei più noti criminali italiani a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, autore di numerose rapine, sequestri, omicidi ed evasioni, per le quali sta scontando una condanna complessiva a quattro ergastoli e 260 anni di reclusione.
Placido si concentrerà "soprattutto sul periodo che va dai suoi 24 anni ai 34, quello in cui ha commesso quasi tutti i suoi crimini, prima di essere incarcerato: oggi è al 36esimo anno di reclusione".
"Ma - avverte il regista - sarà tutt’altro che una "beatificazione" delle sue gesta, seppure lui si sia contraddistinto per alcuni slanci di grande generosità, alla Robin Hood, donando per esempio parte dei proventi delle sue rapine alle famiglie dei detenuti. Sarà un percorso di "delitto e castigo". Non a caso il film, oltre a concentrarsi sulle sue imprese criminali, avrà ad un certo punto uno scatto in avanti nel tempo in cui si vedrà un po' il Vallanzasca di oggi: un uomo pentito che spera di potersi riscattare", spiega Placido.
Il regista ha incontrato più volte in questi mesi il vero Vallanzasca nel carcere di Opera e gli ha fatto leggere anche la sceneggiatura che lo stesso Placido, insieme a Kim Rossi Stuart, Andrea Purgatori ed altri, hanno tratto dal suo libro. "Oggi è un uomo di quasi 60 anni (è nato nel ’50, ndr) che appare profondamente pentito di aver bruciato la sua vita e che ora si impegna per cercare di riscattarsi, lavorando per una cooperativa che aiuta i tossicodipendenti. L'anno scorso ha sposato la sua compagna Antonella D’Agostino, che era una sua amica d’infanzia e chiaramente spera un giorno di potere tornare in libertà e vivere con lei nella normalità. Noi anche speriamo che lui possa ottenere un qualche perdono giudiziario dopo 36 anni di carcere", sottolinea il regista.
Placido racconta anche che, "al contrario di quello che si potrebbe pensare di un rapinatore passato alla storia come lui, Vallanzasca non è certo in buone condizioni economiche". "La sua - prosegue - è la storia di un ragazzo di periferia che sognava di fare la bella vita nella Milano da bere rapinando le banche. Noi seguiremo il suo percorso tragico cercando di capire, ma senza nessuna esaltazione del personaggio. Anzi il messaggio sarà profondamente critico e doloroso", racconta il regista.
Il film, prodotto da Elide Melli e dalla 20th Century Fox Italia, dovrebbe uscire ad ottobre 2010 e vedrà nel cast, oltre a Kim Rossi Stuart anche Valeria Solarino, l’attrice e modella spagnola Paz Vega, Filippo Timi e Francesco Scianna, l’attore scelto da Giuseppe Tornatore come protagonista di Baarìa.
"E’ un film - continua Placido - che ha richiesto un lungo lavoro di documentazione e sarà molto rigoroso dal punto di vista della ricostruzione storica e processuale. Nella prima parte predominerà il giudizio critico e nella seconda la comprensione umana ma non certo l’assoluzione. Lo stesso Vallanzasca rileggendo quello che ha fatto in alcuni momenti non trattiene lo sgomento. Insomma è un film-confessione non certo un’assoluzione", conclude Placido.

Cinematografo.it





Bondi congela il contributo per Vallanzasca-Robin Hood
michele anselmi
11/12/2009

Il regista sorpreso dalla decisione: «Abbiamo bisogno del finanziamento statale, nessuno vuole beatificare un bandito»

"NON DELIBERABILE". Una zeppa inattesa per "Il fiore del male", ovvero la storia del bandito Vallanzasca secondo Michele Placido. Primo ciak previsto l'11 gennaio a Milano, contando su un cast mica male: Kim Rossi Stuart, Valeria Solarino, Paz Vega, Filippo Timi, Francesco Scianna, il giovanotto di "Baarìa". Proprio così: "non deliberabile". È scritto sul sito del ministero ai Beni culturali, dove si dà conto di quanto deciso dalla commissione (interesse culturale nazionale) il 4 dicembre. In quell'occasione gli esperti hanno promosso 17 film, tra i quali "Cose dell'altro mondo" di Francesco Patierno e "Fuoco amico" di Enzo Monteleone, rinviato a marzo altri 5 progetti, e nei fatti congelato il Vallanzasca di Placido, insieme a "Rudy Valentino" di Nicola Cirasola.
Probabile che il no abbia ragioni squisitamente tecniche legate al profilo imprenditoriale della Cosmo di Elide Melli, produttrice insieme alla 20th Century Fox Italia. Mancherebbero i pre-requisiti necessari a ottenere la delibera. Osvaldo De Santis, della Fox, sdrammatizza: «Roba di adempimenti formali, credo. Domani c'è una riunione apposta. Non fermeranno il corso delle riprese».
Tuttavia non è un segreto che il film sul "bel René", costo tra i 6 e i 7 milioni di euro, stia sulle scatole a molti. Lunedì scorso Vallanzasca, condannato a quattro ergastoli ma temporaneamente fuori prigione per motivi di salute, era atteso a Courmayeur per un dibattito sul libro di Carlo Bonini, appunto "Il fiore del male". Bufala o no, alla fine l'ex criminale non s'è visto. Intanto, però, risulta che al ministero vedano con perplessità l'idea di rappresentare al cinema Vallanzasca "come una sorta di Robin Hood", per quanto "oggi poveraccio"(intervista di Placido a "Repubblica").
Impegnato nei provini, l'attore-regista fa un salto sulla sedia. «È un fulmine a ciel sereno, un colpo al cuore! Sarà un caso, ma quando si fanno progetti ambiziosi nascono sempre difficoltà tecniche» mastica amaro. «Abbiamo chiesto un finanziamento di 1 milione e 700 mila euro, sapendo che sarà un film impegnativo, tale da richiedere una parziale copertura statale. Ora che facciamo? Potremo partire l'11 gennaio?». Placido prova a scherzare: «La prossima volta presento un film su San Gerardo Maiella, almeno passa subito». Non gli va di farsi inchiodare alla frase di un'intervista. «Quando dico Robin Hood, intendo che la malavita lo vedeva così, perché rubava ai ricchi, ai Turatello, per aiutare le famiglie dei detenuti. Ho fatto un film su Ambrosoli, il mio impegno civile, sociale e politico è fuori discussione. Per "Il grande sogno" ho anche rinunciato ai soldi pubblici. Nessuno vuole "beatificare" Vallanzasca o glorificarne le gesta. Sarà un percorso alla "delitto e castigo", la storia di un delinquente oggi pentito che prova a riscattarsi. Si può citare Dostoevskij o no?». Placido è un torrente in piena. "Ma perché nessuno protesta in Francia se fanno un film su Mesrine o in America su Dillinger? Da noi scatta subito il sospetto. Non voglio assolvere Renato, però mi piace raccontare il lato oscuro degli uomini». A "Il fiore del male" lavora da un anno, la sceneggiatura è stata scritta e riscritta, dice che «il film si concentrerà soprattutto sul Vallanzasca tra i 24 e i 34 anni, il periodo dei crimini più efferati». Oggi l'ex bandito della Comasina è al 36esimo anno di prigione, lavora per una cooperativa che aiuta i tossicodipendenti, l'anno scorso ha sposato l'amica d'infanzia Antonella D'Agostino.





Placido: "Il mio Vallanzasca, un fiore del male"

"Sarà un Vallanzasca duro, forte, drammatico, un fiore del male che ha una sua poetica", così Michele Placido racconta alla 'Repubblica' il suo nuovo film sull'ex bandito della Comasina le cui riprese cominceranno tra due settimane a Milano, Roma e Puglia.
Ispirato al libro "Il fiore del male", scritto da Carlo Bonini con lo stesso Vallanzasca, e prodotto dalla 20Th Century Fox, il film ha come interpreti principali Kim Rossi Stuart e Valeria Solarino nei panni di Consuelo, la prima donna del bandito e madre del suo unico figlio.
"Attraverso le gesta di Renato Vallanzasca racconteremo l'Italia criminale degli anni '70. Tutti hanno subito il suo fascino, comprese la giustizia e le forze dell'ordine, che hanno avuto reazioni fortissime contro di lui - afferma Placido - E' stato una sorta di Robin Hood: tuttora è un poveraccio, molte volte è successo che il denaro lo abbia distribuito nelle carceri ai detenuti che avevano problemi con le famiglie".
E il Vallanzasca che ha ucciso i poliziotti? "Nessuno perdona Vallanzasca, per carità: però il male va raccontato, e noi abbiamo il dovere di raccontare il male della società".
[di ssr]

da Cinecittà news





Valeria Solarino sarà la donna di Vallanzasca

Valeria Solarino sarà la donna di Vallanzasca nel film diretto da Placido a rivelarlo è il portale cinemotore. L'attrice sul grande schermo con Viola di mare intepreterà la donna di Kim Rossi Stuart-Renato Vallanzasca e la sua banda che nel 1977 mettono a ferro e fuoco Milano. Rapine in banca, rivalità e guerra in strada con Turatello, arresti, violenze carcerarie, evasioni rocambolesche, molte donne, alcuni amori e un figlio segnano la sua esistenza fino alla resa alle forze dell'ordine nel 1987. Location Roma, Milano e la Puglia.

da Cinemotore press book





Estratto da un'intervista di Michele Placido a Il Mattino del 07/08/09

«Sono stato educato sul set da maestri come Rosi e Damiani, per me è una necessità etica continuare a raccontare il nostro Paese, riflettere tra cronaca e Storia. Per questo il 18 ottobre comincerò a girare un film su Renato Vallanzasca con Kim Rossi Stuart. Con la vicenda del bandito che terrorizzò Milano e dintorni negli anni ’70, torneranno a galla le prime clamorose corruzioni pubbliche, il riciclaggio del denaro dei sequestri di persona, la finanza sporca». Perché proprio Vallanzasca? «Dai 24 ai 34 anni ha bruciato la sua vita, poi da detenuto è scomparso nel nulla. Mi ha incuriosito la sua storia privata, con l’amore per Antonella, e pubblica, che lui ha raccontato nel libro ”Il fiore del male”, titolo anche del nostro film prodotto da Elide Melli e dalla 20th Century Fox Italia, di cui sto ultimando la sceneggiatura con Rossi Stuart».


e da Cinecittà news:

"Ha voluto rendere omaggio al grande cinema di impegno civile e sociale dell'epoca?
Ho avuto al fortuna di poter recitare con maestri come Francesco Rosi e Damiano Damiani, e nei miei film da regista ho sempre cercato di farne tesoro, credo che sia una necessità etica continuare a raccontare il nostro Paese, cercando di riflettere tra cronaca e Storia. Ad esempio per il mio prossimo film sul bandito Renato Vallanzasca che terrorizzò Milano e dintorni negli anni '70 non potremo non parlare anche del contesto milanese dell'epoca, con le prime eclatanti corruzioni pubbliche, il riciclaggio del denaro dei sequestri di persona, i "colletti bianchi" e la letale commistione tra finanza "pulita" e finanza "sporca".

Che cosa l'ha interessata di Vallanzasca?
Il suo percorso esistenziale di persona che dai 24 ai 34 anni ha "bruciato" la sua vita e poi da detenuto è scomparso nel nulla senza voler essere "personaggio" ad ogni costo. Mi ha incuriosito il suo privato, la sua storia d'amore con la compagna Antonella, e la parte pubblica, che lui ha raccontato nel suo libro "Il fiore del male", che darà il titolo anche al nostro film prodotto da Elide Melli e dalla 20th Century Fox Italia, di cui sto ultimando la sceneggiatura insieme a Kim Rossi Stuart che ne sarà il protagonista."





Placido «Imparo da Vallanzasca»

Il regista farà un film sul bandito: «Può aiutare i giovani a un bivio»
GABRIELLA GREISON

ROMA Siede sui divanetti bian­chi del Circolo Canottieri Roma ancora in tenuta da tennis: «Non mi sento un privilegiato: arrivo alla fine della giornata che sono sempre stanchissi­mo ». Soprattutto adesso, per­ché Michele Placido è davvero superimpegnato.
A che cosa sta lavorando?
«In questo periodo mi prosciu­ga tutte le energie Renato Val­lanzasca: lo vado a trovare in carcere, ci parlo, studio que­st’uomo dalle mille sfaccettatu­re. Farò un film su di lui. Si chia­merà I fiori del male, come il suo libro: è sulla Milano degli Anni 70, cercherò di farvi capi­re tutto di quest’uomo».
Ma lei cosa ha capito di lui?
«Si è fatto 38 anni di carcere e ha compreso i suoi errori. È luci­do, sereno, cosciente di tutto quello che lo circonda, ha un’idea sana della realtà: ha pa­gato abbastanza, ora potrebbe uscire, e le sue parole sarebbe­ro di insegnamento a molti gio­vani, a tante persone disorienta­te. Saprebbe indirizzare chi è al bivio più di mille sociologi».
Quando uscirà il film?
«Inizierò le riprese, con Kim Rossi Stuart protagonista, il 18 ottobre: su Kim punto molto, ha grandi capacità, professioni­sta serio, preparato».
Ci sono altri giovani che segue?
«Luca Argentero ha una grande passione; Giovanna Mezzogiorno è discreta ed espressiva; osservo anche Isabella Ragonese, devo inquadrarla meglio. È necessario puntare su giovani talentuosi, in qualsiasi ambito, anche in politica, altrimenti si riempiono le pagine dei giorna­li con gossip ridicoli».
Parla delle indagini della procu­ra di Bari e del premier?
«Non ho mai votato Berlusconi, ma questi sono colpi bassi, che puntano a distruggere una per­sona. È necessario svecchiare il Paese puntando sui progetti: ho trovato ottimi quelli di Casi­ni, mi è piaciuta la svolta demo­cratica di Fini, apprezzo l’intelli­genza di Fava, l’impegno di Ale­manno, alcune idee dell’Idv».
Che cosa farà questa estate?
«Organizzo il viaggio a L’Aquila con l’Accademia Nazionale di Arte Drammatica: per 20 gior­ni, dal 12 luglio, porteremo in scena, nelle tendopoli, Fontamara di Ignazio Silone. E poi fini­sco la postproduzione di Il gran­de sogno con Riccardo Scamar­cio, il film sul ’68 in Italia».

(Fonte La Gazzetta dello sport)





Kim Rossi Stuart ancora bandito per Placido

Michele Placido dirigerà a novembre un film sulla vita di Renato Vallanzasca, il bandito che terrorizzò Milano negli anni 70.
A confermarlo è stato Osvaldo De Santis, presidente e amministratore delegato 20th Century Fox Italia, che produrrà il film (titolo provvisorio Il fiore del Male) insieme ad Elide Melli. "I costi saranno molto alti, ma il successo di Romanzo criminale ci incoraggia", ha sottolineato De Santis.
Vallanzasca, soprannominato il "bel Renè" per il suo indiscutibile appeal, sarà impersonato da Kim Rossi Stuart, il Freddo di Romanzo criminale, firmato dallo stesso Placido. "L'ho incontrato, è dotato di una carica umana impensabile", dice Rossi Stuart di Vallanzasca, il quale ha partecipato con il regista alla stesura delle sceneggiatura. "Un uomo intelligente, lucido. Uno che ha capito in anticipo il ruolo determinante dei media. Se Vallanzasca fosse nato in un altro contesto, avesse avuto occasioni diverse, chissà cosa poteva diventare. E invece, in 58 anni di vita ne ha passati 38 in carcere".

Camillo de Marco
(Fonte Cineuropa)

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