IL TUNNEL DELLA LIBERTÀ
Il tunnel della libertà Uno bianca Il rosso e il nero La famiglia Ricordi Fantaghirò Il cielo non cade mai Senza scampo Dov'eri quella notte Un posto freddo in fondo al cuore Dalla notte all'alba Gli uomini della sua vita Il ricatto Garibaldi il generale I ragazzi della valle misteriosa
Il tunnel della libertà
Miniserie Tv in 2 puntate
Anno di produzione:2004
La Storia diventa fiction, per non dimenticare. Monteleone ricorda poeticamente la ferita di Berlino
Fa parte di una trilogia per la Tv dedicata alla libertà e alla memoria ideata e prodotta dalla Palomar di Carlo degli Esposti, "Il tunnel della libertà", miniserie televisiva diretta da Enzo Monteleone in onda stasera e domani in prima serata su Canale 5.
La fiction rievoca la straordinaria - e poco nota - avventura di due ingegneri italiani, Domenico Sesta e Luigi Spina, che nei primi anni ’60 scavarono sotto il Muro di Berlino un tunnel, riuscendo a portare in salvo da Est ad Ovest una trentina di persone.
Eroi della porta accanto di questa avventura - liberamente tratta dal romanzo omonimo (ed autobiografico) di Ellen Sesta - Kim Rossi Stuart e Paolo Briguglia, affiancati da Antonia Liskova e da un manipolo di bravissimi attori slavi.
La storia prende le mosse nel ’61 alla vigilia della chiusura dei check-point per gli abitanti dell’Est e della costruzione del Muro.
Sconvolti per l’isolamento forzato nella zona Est del compagno di università Peter e della sua famiglia, Mimmo e Gigi escogitano un piano per fargli varcare il confine. Dopo un tentativo di fuga finito male con un camion, Mimmo, con la complicità dell’addetto agli archivi della facoltà e alcuni amici riusciti a superare lo sbarramento, progetta un tunnel che da una fabbrica in disuso ad Ovest sbuchi in uno scantinato ad Est. Dopo duro lavoro e varie peripezie, i nostri, complice il contributo finanziario dell’americana NBC ed il sacrificio di molti, riescono nell’impresa, non senza qualche intoppo.
Raccontato con poesia da Enzo Monteleone, che trasporta anche in questo film la sua passione per la Storia rivissuta attraverso vicende piccole e personali, Il tunnel della libertà corre veloce, appassiona per la freschezza dei suoi interpreti, commuove per l’umanità che buca lo schermo di un Kim Rossi Stuart sempre bravo e misurato. Certo, risente un po’ del ritmo diluito della tv e di scelte narrative a volte troppo ingenue e letterarie (impensabile che i due protagonisti, soli in un cunicolo sotterraneo, riescano a bloccare con una macchina da presa l’avanzata degli uomini armati della Stasi).
Nel complesso però, Il tunnel della libertà risulta un più che decoroso prodotto televisivo che ha il pregio (non da poco) di ’allungare’ la memoria corta degli spettatori tv e dei tanti giovani cui la scuola troppo superficialmente parla del nostro passato prossimo.
Un film d’ideali "sulla forza di volontà e la speranza, sullo spirito di ribellione contro le assurdità della politica, per ricordare che tutti i muri, prima o poi, sono condannati a crollare", per dirla con Monteleone.
Un momento di televisione che una volta tanto non fa rimpiangere l’esser rimasti a casa.
Curiosità:
La Berlino del film è stata ricostruita per esigenze scenografiche a Budapest.
Fonte Cinespettacolo.it
Kim: io, eroe per caso come Perlasca
BUDAPEST - L' eroe della storia, col suo giaccone liso, è bello come un principe. Kim Rossi Stuart interpreta Domenico Sesta, Mimmo, lo studente d' ingegneria che nel ' 62 osò l' inosabile. Sfidò i Vopos, le famigerate guardie di frontiera, e studiò il modo più semplice per aiutare gli amici a superare il muro di Berlino: se era impossibile scavalcarlo, forse era più facile creare un tunnel. L' impresa riusciì, documentata da una troupe della tv americana Nbc. Nel suo camper, vegliato da una foto di Miles Davis, l' attore protagonista del nuovo film di Gianni Amelio, Le chiavi di casa , racconta il suo ritorno in tv. Kim, era dalla "Uno bianca" che non interpretava più la fiction. «Sì, ma questa del Tunnel era una storia fantastica, Mimmo e Gigi sono come due eroi epici che al posto del cavallo di Troia per conquistare la città entrano nelle viscere delle terra». E' stato a Berlino? «Sì, e la coincidenza curiosa è che Degli Esposti mi ha offerto di girare il film mentre visitavo il museo del Check point Charlie. E' incredibile pensare che fino a pochi anni fa ci fosse il Muro. Leggendo Il tunnel della libertà come ogni lettore ho costruito il mio film. Mimmo è animato da un forte senso di giustizia, ma non è un eroe. Per come lo sto interpretando è un ragazzo con i piedi piantati per terra, una persona schietta, pulita». Se si fosse trovato nelle stesse condizioni, avrebbe fatto come lui? «Sarebbe facile dire di sì e fare bella figura. Il rapporto con il rischio, per le persone di quella generazione, era diverso. Ho pensato tante volte a quello che ha fatto Perlasca: forse nelle situazioni estreme si è in grado di fare scelte estreme». Guarda la tv? «La fiction no, avevo visto solo Perlasca. Mi incanto quando ci sono i documentari sulla vita sottomarina». Ha mai pensato di girare una serie lunga? «No, mi spaventano, alla fine diventano un po' come una catena di montaggio. Una storia in due puntate è diversa, è come un film». Nella sua vita cosa conta di più? «La libertà. Anche per questo mi sono comprato una casa piccola, senza mutuo. Non posso pensare di avere obblighi. A me basta poco: un paio di pantaloni, un maglione, un paio di scarpe. Uno di tutto». Cosa fa quando non lavora? «Leggo, vado al cinema e pesco in apnea. E mi piace anche viaggiare, ma per lavoro. Sono venuto a Budapest in automobile, un viaggio bellissimo, con Paolo Briguglia. Non ci conoscevamo, è stato un modo per rompere il ghiaccio. E' in gamba». Ha nostalgia del teatro? «Ma il teatro è una certezza per me, mi fa bene pensare che nella vita c' è sempre Shakespeare. Forse tornerò in scena con Amleto». Lei ha l' aria di una persona serena. «Mi fa piacere, la serenità è una cosa a cui aspiro. Il lavoro spesso te la toglie, devi dare sempre qualcosa di più». E' narcisista? «Non si può fare questo mestiere senza un po' di narcisismo». Però è appare poco, non va ospite in nessuna trasmissione, è un narcisista minimalista. (ride) «Forse sì. Ho iniziato per caso a recitare, ma è stata una folgorazione. A 13 anni sono uscito da una libreria con un tomo sotto il braccio, Stanislavskij: l' ho rubato, all' epoca costava 40mila lire». Ha visto sua sorella Valentina al "Processo del lunedì"? «No, come va?». Le piacerebbe fare il regista? « No, non ci ho pensato. Però sto scrivendo un film per il cinema, una storia mia, ma è prematuro parlarne». Ha 34 anni, una fidanzata: le piacerebbe costruirsi una famiglia? «Sì, penso che lo farò presto«. - DAL NOSTRO INVIATO SILVIA FUMAROLA
da La Repubblica — 11 novembre 2003
Fiction da una storia vera per Kim Rossi Stuart: 1961, fuga da Berlino Est
ROMA - Berlino, agosto 1961. Due studenti italiani di ingegneria, Mimmo e Gigi, assistono, attoniti e impotenti, alla costruzione del muro. La città sprofonda nel caos e subito si succedono i primi tentativi di fuga di gente rimasta intrappolata nella zona orientale. Proprio per aiutare un loro amico, Peter, bloccato con la sua famiglia all' Est, i due ragazzi, con il prezioso aiuto di Ellen, fidanzata di Mimmo, scavano un tunnel con cui riusciranno a liberare 29 persone. A quindici anni dalla caduta di quel muro, avvenuta il 9 novembre 1989, questa storia vera diventa fiction. «Il tunnel della libertà» è la miniserie in onda su Canale 5 lunedì e martedì prossimi con la regia di Enzo Monteleone, tratta dall' omonimo romanzo della vera Ellen Sesta. Protagonisti, Kim Rossi Stuart (Mimmo), Paolo Briguglia (Gigi), Antonia Liskova (Ellen). La produzione è di Carlo Degli Esposti (Palomar), che ha già annunciato l' imminente realizzazione di altri due progetti televisivi: uno sulla Budapest del ' 56, l' altro sulla Primavera di Praga. La ormai sessantaquattrenne Ellen, che poi sposò Mimmo, deceduto qualche anno fa, ricorda con nostalgia quell' avventura e dichiara con preoccupazione: «Oggi, in Germania, a causa delle disastrose condizioni economiche, si ricomincia a parlare della ricostruzione del muro: è orribile e molto pericoloso. Quel muro è costato alla vita di tanta gente e il suo crollo ha significato libertà per tutti. Come si può pensare di tornare indietro? Certo, la democrazia può avere costi elevati, ma ne vale la pena». Interviene il vero Gigi, oggi settantenne: «Il muro fu una sorpresa per tutti. Quando vidi la polizia schierata con i mitra in mano, mi tornarono in mente le foibe di cui era rimasto vittima mio padre. Con Mimmo non esitammo un attimo a scavare il tunnel, per salvare il nostro amico. Ci vollero sette mesi». Emozionato Kim e soprattutto felice di interpretare un personaggio realmente esistito: «È una storia di coraggio, di generosità. Valori che forse, nei giovani di oggi così distanti dagli orrori della guerra, non contano più tanto. Il traino di questa vicenda eroica è idealistico e io ne ho tratto un senso di giustizia». Emozionato Monteleone, al suo debutto come regista di fiction: «Non vuole essere una storia politica, bensì quella di ragazzi che si oppongono a un' assurdità, con la consapevolezza della loro gioventù». Emilia Costantini
Costantini Emilia
(29 ottobre 2004) - Corriere della Sera
Rossi Stuart eroe per fiction nella Berlino divisa in due
L'attore è protagonista di "Il tunnel della libertà" su Canale 5
La storia di due italiani che aiutarono alcune famiglie tedesche
Il regista: "Ragazzi che si opposero ad una assurdità"
Il film in onda nel 15esimo anniversario della caduta del Muro
SERVONO EROI per recuperare ascolti, mentre la concorrenza miete successi. Canale 5 punta su una storia vera, di quelle che commuovono, per risollevare una stagione partita male e andata avanti peggio, fino a mercoledì sera, con quel 17,93 per cento di share strappato a Paolo Bonolis e al suo Affari Tuoi - Lotteria (oltre 8 milioni di spettatori e 30,25 per cento di share) contro il quale poco ha potuto The Family Man con Nicholas Cage (4 milioni 854 mila, share del 18.93 per cento). Ma Il tunnel della libertà, film in due puntate diretto da Enzo Monteleoni, in onda lunedì 1 e martedì 2 novembre, potrebbe riservare qualche soddisfazione. E avere la meglio su La tela del ragno, il film con Morgan Freeman in onda lunedì su RaiUno (ma non è una prima tv), e su Carlo Conti e i suoi Raccomandati, martedì.
"Una storia che non dobbiamo dimenticare": così Guido Barbieri, direttore fiction Mediaset, parla del film che racconta una storia di amicizia e libertà realmente accaduta: quella di due universitari italiani, Domenico Sesta e Lugi Spina, che nella Berlino degli anni Sessanta aiutarono alcune famiglie tedesche a passare dall'Est all'Ovest scavando, nelle fondamenta della città, un tunnel che aggirava la barriera che divideva la città in due. Scelta di palinsesto non casuale: il 9 novembre si celebra il quindicesimo anniversario della caduta del Muro.
Su quell'impresa Ellen Sesta, vedova di Domenico, oggi alla conferenza stampa a Roma insieme a Spina, ha scritto un libro (Il tunnel della libertà, Garzanti) dal quale è tratta la miniserie diretta da Monteleone, già regista di El Alamein e sceneggiatore di Mediterraneo. Nei panni dei protagonisti ci sono Kim Rossi Stuart e Paolo Briguglia, affiancati da Antonia Liskova che interpreta Ellen. Sceneggiato da Francesco Bruni, il film è il primo di una trilogia dedicata a "storie di libertà nel dopoguerra": gli altri due racconteranno i fatti d'Ungheria del 1956 (nel 2006) e la Primavera di Praga (nel 2007).
"Ho letto la sceneggiatura con avidità", ha detto Rossi Stuart, che ha ricevuto la proposta mentre era sul set di Le chiavi di casa di Gianni Amelio. "Spero che il pubblico ritrovi i personaggi reali - ha spiegato - di una generazione che aveva un rapporto con il coraggio diverso dal nostro. Il traino di quest'impresa eroica è stato l'ideale di libertà".
Girato a Budapest, dove è stata ricreata la Berlino del dopoguerra, Il tunnel della libertà si concede qualche libertà narrativa. Ad esempio, nella vicenda reale, la Stasi della Ddr arrivò due giorni dopo la fuga all'Ovest, quando su un quotidiano comparve la notizia dell'impresa. Il tunnel, al contrario di quanto racconta la fiction, non fu scoperto, e se non fosse stato per un'infiltrazione d'acqua, sarebbe stato utilizzato da molti altri tedeschi.
"Tra le invenzioni - spiega Monteleone - la morte di un tedesco, che però si ispira alla vera uccisione di un giovane, lasciato morire dissanguato mentra tentava di scavalcare il muro. Una storia importante per la memoria, perché di quelle vicende se ne ricorda solo chi ha più di cinquant'anni. I giovani al massimo pensano a The Wall dei Pink Floyd, o alla caduta del Muro".
Ma è anche "di grande attualità - prosegue il regista - basta pensare al muro che stanno costruendo in Israele, con il quale si cerca ancora di dividere i popoli". Il film si conclude con il celebre discorso tenuto a Berlino da John F. Kennedy: "Però non è una storia politica - conclude Monteleone - ma una storia di ragazzi che si oppongono ad un'assurdità con la consapevolezza della loro gioventù".
Repubblica.it (28 ottobre 2004)
Il tunnel della liberta’
Maria Elena Capuano - 26/10/2004
Enzo Monteleone dirige “Il tunnel della libertà”, vicenda straordinaria di due giovani italiani tratta dall’omonimo libro, edito da Garzanti, di Ellen Sesta, moglie di uno dei protagonisti. Prodotta da Carlo Degli Esposti, vede come protagonisti Kim Rossi Stuart e Antonia Liskova. Nel cast anche Paolo Briguglia. Un’ appassionante vicenda per due appuntamenti in prima serata.
Canale 5 assicura ai suoi spettatori una fiction di prim’ordine, ”Il tunnel della libertà”, in onda lunedì 1 e martedì 2 novembre alle 21.00. In questa stagione che pare particolarmente prolifica per la Tv, gli amanti del genere vedranno due belli del piccolo schermo, Kim Rossi Stuart e Antonia Liskova, cimentarsi in un film per la tv ambientato durante la guerra fredda.
Pare che il filone degli eroi del nostro tempo sia molto gradita ai telespettatori. Così è stato per Perlasca, Salvo D’Acquisto. Ora tocca a due eroi italiani che tentarono un’avventura impossibile, complici la giovane età, la forte determinazione, una grande amicizia e un pizzico di incoscienza. Un’impresa che ha dell’incredibile, se pensiamo che Domenico Sesta e Luigi Spina riuscirono a beffare uno degli organismi più repressivi che la storia ricordi. Semplicemente con l’ausilio di vanghe, badili e la forza della disperazione. Nel ’61, per arginare l’emorragia di tedeschi che fuggivano dall’est, il governo della DDR con l’approvazione dell’Unione Sovietica eresse il Muro di Berlino che isolò, con 2 metri di cemento armato lungo 170 chilometri, l’area ovest della città. L’avventura cominciò quando i due impavidi giovani pensarono di costruire un tunnel di 123 metri per sfuggire all’isolamento. Per sette mesi si scavò senza sosta, in turni massacranti, ma l’inverosimile fatica giunse fortunosamente al termine. E all’uscita dal tunnel gli eroi furono sorpresi addirittura dalle telecamere di una tv americana la NBC, che filmò l’accaduto. Trovarono scampo 37 persone.
Il set si chiuderà a metà dicembre, dopo due mesi di lavorazione. Costruito a due passi dal ghetto ebreo, nel cuore della capitale ungherese. Il tunnel è stato, invece, ricostruito nel Teatro Foet, fuori città. Carlo Degli Esposti, produttore del film si dice molto orgoglioso dell’opera e confessa di aver trovato la storia per caso su internet. Il suo ufficio è riuscito a contattare Ellen Sesta proprio mentre scriveva il libro insieme al marito, scomparso prima di mandare il lavoro alle stampe.
Kim Rossi Stuart, protagonista dell’ancora inedito film di Gianni Amelio ”Le chiavi di casa”, torna sul piccolo schermo dopo la miniserie ”Uno Bianca” di Michele Soavi e ”Il rosso e il nero” ispirato all’omonimo romanzo di Stendhal. Lei, Antonia Liskova è la dottoressa Laura Gellini di ”Incantesimo”, seguitissima serie di Raiuno. Giunta in Italia per studiare Biologia, si è ritrovata dopo un provino a girare la sesta edizione della fiction dopo aver fatto la modella per mantenersi agli studi.
Il tunnel della libertà
Tradire il grande schermo? Talvolta il fine giustifica i mezzi
Di Antonella Barone
A 15 anni dalla caduta si torna a parlare del muro di Berlino, in una fiction Mediaset firmata da Enzo Monteleone
Si riaccende e incalza – in maniera fino ad un certo punto pubblica – la polemica riguardo l’assenza di competizione nel duopolio in cui si assestata l’Italia per quanto concerne il sistema televisivo, e la conseguente strategia del "passarsi la palla" nella campagna per gli ascolti, proponendo di volta in volta una contro-programmazione orientata alla sconfitta o al successo già sulla carta. Il concetto è stato ribadito nelle scorse settimane su un importante quotidiano nazionale, proprio nell’affrontare l’argomento fiction. Un genere sul quale l’odierna televisione continua pervicacemente a puntare, e che raccoglie ampi consensi, ma sul quale la RAI stranamente ha segnato una battuta d’arresto, dopo il disarmante successo ottenuto nel mese di Ottobre 2004, lasciando ora spazio a Mediaset, la quale, proprio a novembre, propone i titoli più attesi. Il primo è Il tunnel della libertà di Enzo Monteleone, sceneggiatore (Mediterraneo di Gabriele Salvatores) e regista (Ormai è fatta!, El Alamein) già distintosi per un’interessante carriera cinematografica, pur se ancora avara di titoli.
A 15 anni dalla caduta del muro di Berlino, viene ripreso lo scottante tema della tesissima Guerra Fredda, che culminerà nella divisione quasi cinquantenaria della Germania. E se la storia continua ad essere il leit-motiv del genere fiction e quasi destinato a unirsi indissolubilmente ad esso (o a restarvi relegato a seconda dei punti di vista), singolare è il tentativo di raccontarne i fatti attraverso una vicenda per lo più sconosciuta al grosso pubblico italiano, ovvero quella di due suoi giovani, Mimmo e Gigi, negli anni ’60 studenti di ingegneria in Germania, che all’innalzamento del muro si opporranno, progettando e realizzando un tunnel, lungo più di 100 metri, per far scappare e dare un futuro migliore al loro collega e amico Peter, costretto a vivere nella parte est della città. L’obiettivo si allargherà e riuscirà, prima di vanificarsi a causa dell’intervento russo, a ricongiungere famiglie e amici, a ridare almeno ad alcuni la libertà di spostamento e di parola che il regime aveva loro negato.
Un’intensa e appassionante storia, valorizzata da un ritmo pregevole, da convincenti interpretazioni e dal lavoro a quattro mani sulla sceneggiatura, operato con Francesco Bruni. Un lavoro impegnato e progettuale, che rivela l’afflato emotivo e partecipe di un autore che, cambiando il medium, non intacca i risultati del proprio modus operandi, anche dal punto di vista delle scelte stilistiche, che sembrerebbero – in linea teorica – le più propense a essere standardizzate per adattarsi alla messa in onda televisiva. La macchina da presa, spesso e volentieri in movimento, e l’uso della steadycam, si fanno ben sentire e riescono a rendere appieno le emozioni e le vicissitudini dei personaggi, finora solamente stampate sulle pagine del romanzo autobiografico di Ellen Sesta, la donna che diventerà la moglie di Mimmo e parteciperà in prima persona alla rischiosa impresa. Ma Il tunnel della libertà è oltre che Storia – al cui racconto concorrono efficacemente immagini di repertorio mai sfruttate in maniera troppo didascalica – il racconto di un’amicizia così forte da indurre i protagonisti a rischiare la propria vita, riuscendo in tal modo a dimostrare come anche i regimi più duri possono essere abbattuti; nel suo complesso, la vicenda narrata ne Il tunnel della libertà è soprattutto rivelatrice della natura umana, debole e fallace, e come tale soggetta anche a eventuali tradimenti.
Duecentotrenta persone hanno perso la vita cercando di attraversare il confine, e quello di questi due italiani non è che uno dei tentativi di contrastare quel provvedimento di divisione annunciato come "provvisorio", ma destinato a diventare l’incubo e la fine di molti fino al 9 novembre 1989.
In tale caotico contesto storico, il cinema giocava un ruolo preponderante, ci (di)mostra Monteleone: sotto forma di propaganda al regime russo, ma anche come documentazione della sofferenza e testimonianza di un’impresa coraggiosa. Un ruolo che il cinema può garantire anche oggi, quando nuovi muri si innalzano e la storia – ahimè – si ripete, come ci mostra emblematicamente il documentario di Simone Button, Mur, in concorso alla 40ª Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro. Il cinema è memoria.
da Cinemavvenire.it
«IL TUNNEL DELLA LIBERTA'», LA FICTION DI MONTELEONE PER CANALE 5
Kim, una talpa sotto il muro di Berlino Due italiani coraggiosi durante la guerra fredda
Fulvia Caprara ROMA Una galleria lunga centoventitre' metri, scavata proprio sotto il Muro di Berlino, in uno dei luoghi piu' pericolosi e sorvegliati del mondo. Una galleria che permise a ventinove persone di riunire le famiglie e gli affetti, di riguadagnare la liberta' negata. Artefici dell'impresa due studenti italiani d'ingegneria, Domenico Sesta e Luigi Spina, testimoni, nell'estate del 1961, della nascita di quel Muro assurdo che, all'improvviso, spezzava le loro esistenze. Tratto dall'omonimo libro di Ellen Sesta, moglie di Domenico, e diretto dal regista e sceggiatore Enzo Monteleone, «Il Tunnel della liberta'» ricostruisce l'appassionante vicenda in due puntate su Canale 5, lunedi' e martedi'. «Ho cercato - dice Monteleone alla prima prova televisiva dopo il gran successo di ''El Alamein - la linea del fuoco'' - di essere il piu' fedele possibile ai fatti, a quello che avvenne 40 anni fa, allo spirito di quei ragazzi che, per amicizia e idealismo, hanno rischiato la loro vita». Nei panni di Domenico, l'ideatore del piano, recita KIM ROSSI STUART: «Mi e' gia' capitato di lavorare con film tratti da libri, vivo questo genere di operazioni con grande apprensione, devastando di domande i registi. Speravo molto di riuscire a rendere anche una minima parte di quella che e' stata la vera vicenda. Credo che la generazione raccontata nel film avesse un rapporto con il coraggio molto stretto. Secondo me il traino emotivo per quest'impresa decisamente eroica e' stato il senso idealistico della giustizia». Girato a Budapest che «in alcune zone ricorda un po' la Berlino Est dell'epoca», «Il tunnel della liberta'» va in onda a quindici anni dalla caduta del Muro (9 novembre 1989) e offre ai veri protagonisti della storia la possibilita' di ricordare e raccontare: «Nessuno pensava davvero che avrebbero costruito il muro - dice Luigi Spina -, invece una mattina ci siamo svegliati, abbiamo visto i soldati con i fucili spianati alla porta di Brandemburgo e abbiamo capito quello che stava succedendo. Il primo pensiero e' stato per un nostro amico che stava dall'altra parte e che, da quel momento, non avremmo piu' potuto vedere». Attraverso la galleria, che congiungeva i sotterranei di una fabbrica abbandonata di Berlino ovest con lo scantinato di un edificio di Berlino Est, riuscirono a scappare adulti e bambini e molte altre persone avrebbero potuto fare lo stesso se il tunnel non fosse stato progressivamente allagato da un'infiltrazione d'acqua. Nessuno si era accorto di nulla e la Stasi della Ddr intervenne due giorni dopo la fuga, solo quando un importante quotidiano berlinese pubblico' la notizia in prima pagina. «Non credo - osserva Monteleone - che oggi molte persone sotto in cinquant'anni sappiano bene che cos'e' stato il Muro di Berlino. Ho l'impressione che sia qualcosa che appartiene a un'altra generazione...il fatto clamoroso e' che oggi si stiano tirando su altri muri, per dividere altri popoli». Con il piglio che la contraddistingue Ellen Sesta (interpretata da Antonia Liskova) ricorda che «quel Muro faceva schifo a tutti. Il tunnel e' stato fatto in nome della liberta', a causa della rabbia che ognuno provava contro un regime che aveva creato una situazione assurda, con famiglie divise che non avevano piu' la possibilita' di ricongiungersi». Al film, prodotto per Mediaset dalla Palomar di Carlo Degli Esposti e sceneggiato da Monteleone insieme con Francesco Bruni, sono affidate le speranze di una ripresa degli ascolti di Canale 5, dopo il periodo buio in cui la media del prime-time e' scesa a quota 17,93%: «Sento la stessa responsabilita' che sento sempre alla vigilia della messa in onda di una mia produzione», minimizza Degli Esposti, ma si sa che sull'opera i vertici Mediaset puntano molto. E infatti il lancio e' stato curato in modo particolare, con proiezioni in anteprima in varie citta' d'Italia. Lunedi', contro la prima puntata, Raiuno programma il film con Morgan Freeman «Nella tela del ragno», mentre martedi' tocca ai «Raccomandati» di Carlo Conti. Degli Esposti, intanto, annuncia i suoi pROSSImi progetti: nel 2005 una storia sull'Ungheria del '56 e nel 2006 una fiction dedicata alla primavera di Praga.
da La Stampa, 29-10-2004
Fiction su due goriziani a Berlino
GORIZIA. Tra il 1961 e il 1962 il goriziano Gigi Spina scavò un passaggio sotto il muro di Berlino, aiutato dall’amico Mimmo Sesta e da alcuni compagni di università. Un lavoro certosino e pericoloso, che permise a una trentina di persone di lasciare la zona est della città. A quella che è stata una vera e propria impresa Canale 5 ha dedicato ora la fiction Il tunnel della libertà, che sarà mandata in onda in due puntate lunedì 1 e martedì 2 novembre, alle 21.Kim Rossi Stuart interpreterà il ruolo di Sesta, mentre nei panni di Spina ci sarà Paolo Briguglia, con la regia di Enzo Monteleone. Nel cast ci sarà anche Antonia Liskova, che sarà Ellen, la fidanzata di Mimmo autrice tre anni fa del libro da cui è stato tratto il film. La maggior parte delle scene è stata girata a Budapest, dove è stato più facile ricreare la giusta atmosfera, anche perché a Berlino esiste ormai solo un tratto del muro, protetto dall’Unesco.Un’avventura nata come una scommessa per Spina e Sesta, che ai tempi dell’impresa avevano 25 anni. I due si erano trasferiti a Berlino, dopo aver terminato il liceo classico a Gorizia, per studiare Architettura al Politecnico. L’intento degli scavi era inizialmente quello di far scappare l’amico Peter e la figlioletta Annette, ma il tunnel si rivelò poi la via di salvezza per intere famiglie. I due prima avevano effettuato degli accurati sopralluoghi, per individuare il punto di partenza ideale per gli scavi. I lavori erano quindi iniziati sfruttando una cantina abbandonata, e proseguirono per quasi un anno tra mille difficoltà.I due amici poterono contare via via sull’aiuto di altri giovani, per lo più compagni di studi, ma più volte rischiarono di veder saltare il proprio piano, sia per motivi tecnici sia per il pericolo di essere scoperti. Si sottoposero a ritmi di lavoro massacranti, scavando al buio, ingegnandosi per puntellare le pareti del tunnel o per evitare che le infiltrazioni d’acqua facessero crollare il soffitto. Grazie alla catena di solidarietà, venne scavato un passaggio di 123 metri, che permise di beffare i Vopos, la guardia di frontiera. I lavori furono addirittura filmati in corso d’opera da una troupe dell’americana Nbc e proprio grazie ai soldi dei diritti televisivi si portò a termine il progetto.Le immagini sono mandate in onda ogni giorno ininterrottamente nel museo Checkpoint Charlie di Berlino, sorto nel luogo della città che ai tempi del muro era più frequentato. Alcune scene del filmato originale sono state trasmesse alcuni anni da Alessandro Cecchi Paone durante la trasmissione La macchina del tempo, in cui lo stesso Spina è stato intervistato. Il goriziano vive ad Amburgo, e torna solo saltuariamente in Italia, mentre Sesta è morto due anni e mezzo fa a Berlino.Francesca Santoro
Messaggero Veneto — 28 ottobre 2004
Stasera in tv la fiction su Gigi Spina
Gigi Spina, 68enne, vive ormai da 49 anni in Germania, al momento ad Amburgo. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente, appena tornato da Roma, dove ha assistito alla prima del film sulla sua storia.Ha avuto modo di vedere la fiction “Il tunnel della libertà” in anteprima a Roma. Cosa ne pensa?«È un buon film direi, va bene per spiegare ai giovani quello che è successo a Berlino. Tanti ragazzi non sanno nulla del Muro, del dramma di tante famiglie, e penso che questa fiction darà loro l’occasione per saperne di più e riflettere. Sono appena tornato da Roma, dove ho assistito alla prima. Mi sono complimentato con i produttori, perché ritengo sia molto meglio dei tanti prodotti che sono stati realizzati in Germania negli anni scorsi, e che infatti hanno avuto scarso successo. Mi ha fatto sorridere la scelta degli attori: io sono alto un metro e 85, mentre Paolo Briguglia che mi interpreta è piuttosto basso. Per Mimmo invece è l’inverso, non era certo imponente, mentre Kim Rossi Stuart lo è».Al di là delle caratteristiche fisiche dei due protagonisti, le sembra che il film sia fedele ai fatti?«Sono passati tanti anni, non ha importanza secondo me discutere dei particolari. Ho notato che nella fiction sono stati introdotti inseguimenti e sparatorie, evidentemente per aumentare la drammaticità degli eventi e rendere più emozionante il racconto. Di fatto non ci è mai successo di dover ricorrere alle armi, anche se nel momento in cui siamo usciti dal tunnel le avevamo e pensavamo di doverle usare. Ricordo invece che ci siamo affacciati in superficie, e che con nostro grande stupore non c’era proprio nessuno ad attenderci. Nessuno si era accorto del passaggio che avevamo scavato, mi chiedo ancora come sia possibile che la guardia di frontiera sia stata tanto ingenua. La polizia ha scoperto il buco quando noi eravamo pacifici a Berlino Ovest, e quindi ha letteralmente bloccato il quartiere della città da cui avevamo cominciato a scavare. A volte ripenso alla faccia che devono aver fatto i poliziotti quando hanno trovato la cantina da cui noi eravamo partiti. Se ci avessero presi ci avrebbero puniti con l’ergastolo, siamo stati veramente incoscienti, ma soprattutto molto fortunati».Lei ha lasciato Gorizia finiti gli studi superiori, che ricordi ha della città?«Ho grandissimi ricordi legati a Gorizia. Vi lo lasciato tanti amici, compagni di scuola del liceo classico Dante e scout. Ne abbiamo combinate tante, non saprei da che parte cominciare. In tanti hanno parlato dell’esplorazione dei sotterranei della città, percorrendo il passaggio medievale che doveva collegare Sant’Ignazio al castello. In realtà non abbiamo trovato proprio niente, ma è stata comunque un’avventura. I miei avevano un negozio di mercerie in via Rastello, era quasi un’istituzione, e infatti c’era sempre un grande passaggio di persone. Mi chiedo tante volte che fine hanno fatto i miei coetanei, e ogni volta che torno cerco di incontrarli, o almeno mi informo su come stanno. Ricordo che nel ’96 ho avuto modo di partecipare a un incontro con gli scout a palazzo Attems, è stato davvero emozionante».Dopo la maturità, quindi nel ’55, lei è partito per la Germania. Cosa ha fatto in tutti questi anni?«Terminato il liceo ho fatto il militare, poi ho tentato di iscrivermi ad Architettura a Milano e a Venezia, ma non ero convinto. Così ho parlato con mia madre, che era di origine austriaca, e mi ha suggerito di tentare a Berlino. Sono cresciuto bilingue, cosa che mi ha facilitato per trovare lavoro. Facendo l’autostop sono arrivato in Germania, e ho cominciato a girare grazie a un permesso sanitario, che mi consentiva di lavare i piatti negli alberghi degli ufficiali americani. Poi ho cominciato a disegnare vignette con testi satirici, per il Bilt, finché sono diventato giornalista. Mi sono trasferito ad Amburgo, dove vivo tuttora, e ho anche gestito una piccola stamperia. Ora sono in pensione da otto anni».Sono già diversi anni che non passa da Gorizia, non ha intenzione di tornarci?«Sono stato a Gorizia l’ultima volta quattro anni fa, da allora mi limito a sentire qualche amico per telefono, o a leggere qualche articolo dei giornali locali. Al momento non ho in programma di tornarci, anche se mi piacerebbe per rivedere tante persone. Ma al momento è un problema, perché sono stato operato a un ginocchio dopo una caduta dagli sci in montagna. Ma chissà, non escludo di tornarci in futuro».Francesca Santoro
Messaggero Veneto — 01 novembre 2004
«Il tunnel della liberta'» Fiction di medio ascolto anche se non peggiore di «Cime tempestose» Il Perlasca del calcolo meccanico
QUASI un «docudrama» lo sceneggiato di Enzo Monteleone «Il tunnel della liberta'», in onda l'altra sera e ieri su Canale 5. Il «docudrama» e' quel genere, definito dalla parola stessa, che mette insieme un racconto di invenzione, una drammaturgia, con veri documenti. E dunque l'epoca della vicenda, e il luogo, 1961, Berlino, venivano rievocati anche attraverso filmati d'epoca. Insieme, ricostruzione e filmati, erano inevitabili veicoli di coinvolgenti sensazioni; emozionava pensare a come dovevano essersi sentiti i cittadini di Berlino, divisi, spaccati in due, murati da una parte o dall'altra, controlli sempre maggiori, sorveglianza sempre piu' stretta e feroce. Grande il potere delle fiction, a maggior ragione se rafforzate da documenti veri: riescono a colpire l'immaginario, l'emotivita' dello spettatore. Favorirne le inconsce associazioni di idee, per esempio, in questo caso, che i comunisti erano cattivi, mangiavano senz'altro anche i bambini... E poi parlavano male degli italiani traditori, «ne ho conosciuti tanti io durante la guerra», dice uno di loro, un cattivo che non vuole concedere a un ragazzo il permesso di finire la sua Universita' all'Ovest. Dunque nel '61 viene costruito il muro di Berlino, abbattuto nel 1989. Il racconto comincia con il protagonista, KIM ROSSI STUART, studente italiano nella «libera universita' di Berlino Ovest» (frequenta ingegneria), che sta festeggiando, a Est, il battesimo della bambina di un suo amico. In casa, in sordina, perche' l'Est non approva le manifestazioni religiose. Il frangente gioioso viene interrotto dall'annuncio: stanno chiudendo i varchi tra Est e Ovest. Lui riesce a tornare all'Ovest perche' italiano, niente da fare per gli amici. ROSSI STUART, recente e applaudito protagonista del film di Gianni Amelio «Le chiavi di casa», guardando alcuni bambini che entrano ed escono in una di quelle piccole gallerie dei parchi gioco, ha un'idea: scavare un tunnel sotto il muro, per consentire agli amici di scappare. Una sorta di Perlasca del calcolo meccanico. «Hanno tirato su un muro? E noi ci passiamo sotto»: KIM e l'amico riescono a ottenere le mappe della citta', studiano, studiano, trovano i materiali, faticano, scavano, fanno passare. La storia e' vera ed e' stata tratta dal libro scritto dalla moglie dell'artefice dell'impresa. KIM ROSSI STUART interpreta con proprieta' e semplicita' il suo ruolo, faccia carina su cervello ostinato. Ascolti cosi' cosi': 5 milioni 297 mila spettatori lunedi'. Questo sceneggiato non era mica piu' brutto, per dire, di «Cime tempestose». Non «amour fou» ma impegno, tenacia, determinazione, e anche un po' di fortuna per aiutare gli amici. Niente. Gli spettatori, maghi dell'imprevisto.
da La Stampa 03-11-2004
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